Se l’azienda non paga lo stipendio basta un fax per accordarsi
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29 Ago 2016
 
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Se l’azienda non paga lo stipendio basta un fax per accordarsi

La richiesta del tentativo di conciliazione da inviare alla Direzione Territoriale del Lavoro e all’azienda datrice può essere inviata non solo con raccomandata a.r., ma anche con fax.

 

Se il lavoratore non riceve lo stipendio o altre spettanze a cui ha diritto in forza del rapporto di lavoro può (ma non è obbligato) tentare una preventiva conciliazione con l’azienda datrice di lavoro, da svolgersi presso la Direzione Territoriale del Lavoro (DTL). La richiesta va inviata non necessariamente con raccomandata a.r. o consegnata a mani (come prescrive il codice di procedura civile [1]), ma anche con fax. Questo perché, secondo una recentissima sentenza della Cassazione [2], in questo caso il fax garantisce la stessa certezza di ricevimento della raccomandata.

 

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La richiesta del tentativo di conciliazione, sottoscritta dall’istante, è consegnata (presso l’ufficio) o spedita mediante raccomandata a/r. Copia della richiesta del tentativo di conciliazione deve essere consegnata o spedita con raccomandata a/r a cura della stessa parte istante all’azienda. Questa attività non deve essere necessariamente fatta dall’avvocato, ma può compierla anche il dipendente autonomamente. L’importante è che, nella richiesta di fissazione di un’udienza per tentare la conciliazione con la controparte, egli indichi:

 

1) il proprio nome, cognome e residenza dell’istante nonché gli estremi della ditta presso cui lavora o ha lavorato;

2) il luogo dove é sorto il rapporto di lavoro o dove si trova l’azienda o sua dipendenza alla quale é addetto il lavoratore o presso la quale egli prestava la sua opera al momento della fine del rapporto;

3) il luogo dove devono essere fatte alla parte istante le comunicazioni inerenti alla procedura;

4) l’esposizione dei fatti e delle ragioni posti a fondamento della pretesa.

 

 

Il procedimento di conciliazione

Se l’azienda intende accettare la procedura di conciliazione, deposita presso la commissione di conciliazione, entro venti giorni dal ricevimento della copia della richiesta, una memoria contenente le difese e le eccezioni in fatto e in diritto, nonché le eventuali domande in via riconvenzionale. Ove ciò non avvenga, ciascuna delle parti é libera di rivolgersi al giudice per dar corso alla normale causa.

Entro i dieci giorni successivi al deposito, la commissione fissa la comparizione delle parti per il tentativo di conciliazione, che deve essere tenuto entro i successivi trenta giorni. Dinanzi alla commissione il lavoratore può farsi assistere anche da un’organizzazione cui aderisce o conferisce mandato.

 

L’istanza di conciliazione è volta a trovare un accordo con l’azienda. Accordo che potrebbe non raggiungersi, senza che da ciò derivino sanzioni per l’una o l’altra parte. Ciascuna delle due – verosimilmente il lavoratore – sarà allora libera di andare in tribunale a far valere i propri diritti. Peraltro il tentativo di conciliazione presso la DTL, che un tempo era obbligatorio, oggi è facoltativo.

 

 

Inviare un fax per avviare un’istanza di conciliazione

Con la sentenza in commento la cassazione inaugura una nuova linea di interpretazione della norma, che in passato ha dato luogo a contrasti giurisprudenziali. Benché – scrive la Corte – l’articolo del codice parli espressamente di avvio della conciliazione solo tramite raccomandata a.r. o consegna diretta a mani, è anche consentito l’uso del fax (e, aggiungiamo noi, probabilmente anche la posta elettronica certificata, in quanto equiparabile alla raccomandata). “La trasmissione a mezzo fax, sebbene non espressamente prevista” dal codice, deve “essere ritenuta equipollente, anche perché valida ed idonea al raggiungimento dello scopo”. Dunque non sono prescritte specifiche modalità di comunicazione a pena di validità o efficacia della comunicazione di richiesta di avvio del tentativo di conciliazione e la ricezione a mezzo fax può essere considerata del tutto equipollente alla «consegna».

 


[1] Art. 410 cod. proc. civ.

[2] Cass. sent. n. 17253/2016 del 23.08.2016.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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