Multa autovelox: come si contesta
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29 Ago 2016
 
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Redazione
 


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Multa autovelox: come si contesta

L’autovelox deve essere sottoposto a omologazione ed a taratura, deve esservi il cartello di preavviso del controllo elettronico della velocità e che sia ben visibile, ci deve essere la polizia salvo si tratti di una strada extraurbana.

 

La multa con autovelox è, tra tutti, il più temuto spauracchio per gli automobilisti, complice il fatto che, a volte, un po’ per distrazione, un po’ per l’apparente assenza di pericoli, la fretta fa spingere il piede sull’acceleratore più del dovuto. Ecco perché “come contestare la multa per autovelox” è una delle chiavi di ricerca più cliccate su internet. Peraltro, i Comuni dimostrano particolare intransigenza quando si tratta di limiti di velocità e, anche al superamento di pochi chilometri rispetto al limite di tolleranza (limite che è del 5%), scatta ugualmente la fotografia e, con essa, la sanzione.

Ma quando e come è possibile contestare la multa con autovelox? In verità esistono diversi metodi, un po’ frutto dell’applicazione che le aule dei tribunali hanno fatto della legge, un po’ per via di errori commessi dalle amministrazioni.

Ecco pertanto, qui di seguito elencati, i principali vizi che danno la possibilità all’automobilista di impugnare la multa per eccesso di velocità elevata con l’autovelox.

 

 

Come contestare l’autovelox perché non c’è stata taratura

L’anno scorso la Corte Costituzionale [1] ha dichiarato illegittimo il codice della strada nella parte in cui non prevede l’obbligo di periodico controllo degli autovelox, siano essi fissi (quelli cioè collocati nei box a bordo strada) o mobili (quelli cioè sui treppiedi in uso alla polizia). Il principio è sintetizzato in questa osservazione: se anche le bilance del mercato rionale sono soggette a periodica taratura, perché non dovrebbero esserlo anche gli autovelox che sono strumenti di precisione particolarmente sensibili e continuamente spostati dalla polizia da un luogo a un altro? Tutte le operazioni di montaggio e smontaggio degli autovelox possono determinare una perdita di affidabilità nel loro funzionamento. Sicché è necessario un periodico check-up (cosiddetta taratura). Questo controllo deve essere verbalizzato e tale verbale va messo a disposizione del cittadino che ne faccia richiesta (con istanza di accesso agli atti amministrativi) per verificare il corretto funzionamento della macchina.

 

L’automobilista che riceve una multa con autovelox può contestarlo quindi per mancata taratura e verifiche periodiche del suo corretto funzionamento. Il Comune – se vuol contestare l’eccezione del ricorrente – deve offrire la prova contraria, producendo l’originale o una copia autentica del verbale che attesta l’avvenuto controllo ciclico.

 

L’obbligo della periodica taratura è stato, di recente, sottolineato anche dalla Cassazione [2] la quale ha sottolineato come il sistema di rilevazione della velocità è, fisiologicamente, suscettibile di erronee rilevazioni e finanche di difetti di funzionamento in quanto: innanzitutto è un dispositivo completamente autonomo che funziona senza l’intervento necessario dell’organo accertatore (persona fisica); in secondo luogo, opera attraverso dei sensori di individuazione dei transiti che «non sono soggetti a interventi di manutenzione». I fenomeni di obsolescenza e deterioramento possono pregiudicare non solo l’affidabilità delle apparecchiature, ma anche la fede pubblica che si ripone in un settore di significativa rilevanza sociale, quale quello della sicurezza stradale.

 

Il Ministero degli Interni, con una circolare del 26 giugno 2015, ha precisato, a riguardo, che “in attesa dell’attivazione della procedura di verifica periodica, le apparecchiature non dovranno, per il momento, essere utilizzate”.

 

 

Contestare l’autovelox non omologato

Insieme alla taratura, le autorità devono essere in possesso del certificato di omologazione dell’autovelox. L’omologazione, a differenza della taratura, va eseguita una sola volta, in sede di rilascio dello strumento da parte dell’azienda costruttrice all’amministrazione utilizzatrice. Con esso si certifica che l’autovelox è conforme alla legge e alle linee ministeriali e, pertanto, utilizzabile regolarmente.

 

 

Qual è la distanza tra autovelox e il cartello stradale?

Un altro aspetto importante è l’obbligo della preventiva segnalazione dell’autovelox mediante un cartello stradale che avvisi gli automobilisti della possibilità di controllo elettronico della velocità. Di recente la Cassazione [3] ha chiarito che non esiste una distanza minima prestabilita tra il cartello e l’autovelox, ma essa va valutata caso per caso, a seconda del tipo di strada, in modo comunque da garantire all’automobilista un ragionevole margine di spazio per frenare e adeguare la propria velocità ai limiti, senza costituire un ulteriore pericolo per la circolazione. La ragione infatti dei cartelli di avviso dell’autovelox è anche questa: non solo sottolineare il fatto che l’amministrazione agisce in modo trasparente e senza dover giocare sull’effetto “a sorpresa”, ma anche garantire che l’avvistamento, all’ultimo momento, dell’autovelox non porti il conducente a una improvvisa frenata che potrebbe essere più pericolosa per il traffico che non lo stesso eccesso di velocità.

 

Quanto alla distanza tra il cartello di avviso e l’autovelox, secondo la Corte Suprema la legge non stabilisce uno spazio minimo per la collocazione dei segnali stradali o dei dispositivi di segnalazione luminosi, ma solo l’obbligo della loro istallazione con adeguato anticipo rispetto al luogo del rilevamento della velocità, in modo da garantirne il tempestivo avvistamento. Ne consegue che la distanza tra segnali stradali o dispositivi luminosi e la postazione di rilevamento deve essere valutata in relazione allo stato dei luoghi.

 

In ogni caso, la legge fissa in 4 Km la distanza massima che deve esservi tra la segnaletica e l’autovelox.

 

 

Il cartello deve essere visibile e ripetuto ad ogni incrocio

Il cartello che avvisa la presenza dell’autovelox non deve essere coperto da vegetazione, non deve essere piegato dal vento verso una direzione diversa da quella da cui arrivano gli automobilisti, non deve essere stato rovinato dai graffitari.

Inoltre il cartello deve essere ripetuto dopo ogni intersezione della strada, in modo tale da essere leggibile anche per chi proviene da una diversa strada e, dopo un incrocio, si sia inserito in quella ove è presente la postazione della polizia. Sul punto, tuttavia, si è registrato un contrasto giurisprudenziale. Una prima volta la Cassazione [3] aveva sottolineato che non assume alcun rilievo, ai fini della validità della multa, la mancata ripetizione della segnalazione di divieto dopo ciascuna intersezione per gli automobilisti che proseguano lungo la medesima strada. Una seconda volta gli stessi giudici hanno offerto una interpretazione diametralmente opposta, più garantista quindi per i cittadini (leggi: “Autovelox: segnali di avviso ad ogni incrocio”).

 

 

La presenza della polizia

La presenza della polizia accanto all’autovelox, con una postazione che sia visibile dagli automobilisti e non “infrattata” dietro i cespugli o nascosta da un’auto civetta privata vale per tutte le strade urbane.

Invece per le strade extraurbane ad alto scorrimento è possibile il box fisso a margine della strada, senza quindi il controllo della pattuglia, purché però il tratto di strada sia stato previamente identificato dal Prefetto che abbia autorizzato le autorità ad effettuare ivi le multe senza la contestazione immediata. Leggi “Autovelox in città quando sono legittimi”.

 

Occhio però ai nuovi modelli scout speed, si tratta di autovelox montati a bordo di un’auto della polizia in movimento, che fa la ronda, ed è in grado di percepire a distanza la velocità delle auto circolanti nella propria direzione e in quella opposta. Secondo un filone di giudici questi strumenti non necessitano del cartello con il preavviso.

 

 

Il termine per fare ricorso contro l’autovelox

Il termine per fare ricorso, al giudice di pace è di 30 giorni dalla notifica della multa, di 60 giorni invece in caso di ricorso al Prefetto. Il ricorso può essere anche spedito a mezzo di raccomandata a.r. (munita del contributo unificato e di nota di iscrizione a ruolo) anche se poi l’automobilista dovrà informarsi sulla data dell’udienza e partecipare alla stessa, anche al fine di verificare le eventuali eccezioni della controparte. La presenza di un avvocato non è necessaria.


[1] C. Cost. sent. n. 113/2015. La Consulta ha osservato «Il consolidato orientamento della Corte di Cassazione è nel senso che l’art. 45 Codice della Strada esoneri i soggetti utilizzatori dall’obbligo di verifiche periodiche di funzionamento e di taratura delle apparecchiature impiegate nella rilevazione della velocità. Così come interpretato dalla Corte di cassazione, l’art. 45 del d.lgs. n. 285 del 1992collide con il principio di razionalità, sia nel senso di razionalità formale, cioè del principio logico di non contraddizione, sia nel senso di razionalità pratica, ovvero di ragionevolezza. Dunque, l’art. 45, comma 6, del d.lgs. n. 285 del 1992– come interpretato dalla consolidata giurisprudenza della Corte di cassazione – deve essere dichiarato incostituzionale in riferimento all’art. 3 Cost., nella parte in cui non prevede che tutte le apparecchiature impiegate nell’accertamento delle violazioni dei limiti di velocità siano sottoposte a verifiche periodiche di funzionalità e di taratura». Al lume dei principi sin qui esposti, la Corte delle Leggi ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 45, comma 6, del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285- Nuovo codice della strada -, nella parte in cui non prevede che tutte le apparecchiature impiegate nell’accertamento delle violazioni dei limiti di velocità siano sottoposte a verifiche periodiche di funzionalità e di taratura.

[2] Cass. sent. n. 14543/16 del 15.07.2016.

[3] Cass. sent. n. 9770/2016.

 


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