Parcella avvocato con attività mai svolte: è reato di truffa
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29 Ago 2016
 
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Maria Monteleone
 


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Parcella avvocato con attività mai svolte: è reato di truffa

Parcelle gonfiate con competenze non dovute: l’avvocato rischia la condanna per truffa anche per bassi importi.

 

Commette reato di truffa l’avvocato che inserisce nella parcella compensi per attività mai svolte, inducendo il cliente a ritenere che queste siano state invece realizzate.

 

Gli estremi della truffa [1] si ravvedono nell’induzione in errore del proprio cliente, mediante la redazione di una parcella in cui vengono inserite attività professionali mai svolte e nell’ingiusto profitto derivante dal pagamento di competenze non spettanti.

È quanto affermato da una recente sentenza della Cassazione [2] che ha condannato un avvocato a quattro mesi di reclusione e al risarcimento del danno alla cliente (costituitasi parte civile) per essersi fatto dare il corrispettivo di attività mai svolte.

 

Secondo l’orientamento giurisprudenziale prevalente [3] non integra il reato di truffa la condotta dell’avvocato che si fa dare un anticipo sugli onorari al momento dell’assunzione di un incarico giudiziale e poi non dà inizio al contenzioso, ponendo in essere raggiri per tacitare la richiesta di informazioni sull’andamento della controversia e quindi per evitare la restituzione di quanto indebitamente percepito. Ciò in quanto la condotta fraudolenta necessaria per l’integrazione del reato di truffa deve essere già presente al momento della ricezione dell’ingiusto profitto (e non in un momento successivo).

 

Diverso il caso di specie in cui l’inganno e l’induzione in errore sono presenti proprio al momento della redazione della parcella e della richiesta del corrispettivo. La Cassazione chiarisce, infatti, che in questo caso non ci troviamo in presenza di un acconto richiesto al momento dell’assunzione di un incarico professionale che successivamente non viene svolto; l’avvocato richiede e ottiene dal cliente il pagamento di una parcella nella quale viene indicata un’attività professionale che dice con l’inganno di aver svolto.

 

Secondo i giudici non rileva la circostanza dell’importo esiguo richiesto al cliente. La condotta truffaldina dell’avvocato è così grave da non potersi applicare la causa di esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto. Essa viene infatti realizzata nel contesto delicatissimo e assai rilevante del rapporto fiduciario avvocato-cliente, risultando lesiva dell’affidamento della parte offesa e delle sue aspettative. Tale aspetto è da considerarsi ben più rilevante della eventuale esiguità degli importi lucrabili.

 

La Cassazione sottolinea, infine, che la richiesta di competenze per attività mai svolte è grave ed intrinsecamente dotata di una carica di offensività penale palese, anche perché consumata nell’esercizio della professione forense a danno di un soggetto che, con fiducia, chiede aiuto legale ad un professionista del settore.

 


[1] Art. 640 cod. pen.

[2] Cass. sent. n. 34887 del 16.8.16.

[3] Cass. sent. n. 17106/2011.

 


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