Conviventi: i diritti sulla casa del partner
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30 Ago 2016
 
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Conviventi: i diritti sulla casa del partner

Il partner non può vantare l’usucapione del diritto di abitazione sulla casa del convivente, ma non può neanche essere mandato via dall’oggi al domani.

 

In caso di convivenza, si pone sempre più spesso il problema dei diritti sulla casa del partner che può vantare l’altro soggetto: questo perché normalmente la convivenza si instaura quando già uno dei due ha già acquistato un appartamento per la propria dimora o ha firmato un contratto di affitto.

Una recente sentenza del Tribunale di Roma [1] ha fissato alcuni principi fondamentali proprio in tema di diritti sulla casa del convivente che val la pena sintetizzare qui di seguito.

 

Cessato il rapporto di convivenza stabile tra due persone, il partner che abita nella casa di proprietà dell’altro compagno/a e che, fino ad allora è stata la residenza familiare, non può essere mandato via dall’oggi al domani e costretto a trovarsi un altro tetto ove vivere: gli va invece riconosciuto il diritto di rimanere all’interno dell’abitazione per il tempo necessario a trovare un’altra sistemazione e, dunque, di non essere estromesso repentinamente. Dunque, l’altro convivente – o, in caso di sua morte, i suoi eredi – non potrà cambiare autonomamente la serratura di casa senza consegnargli una copia, né potrà buttargli i vestiti fuori e barricarsi in casa, impedendogli di entrare. Si tratta di comportamenti che implicano uno spossessamento, con conseguente possibilità di tutela giudiziaria.

 

Tuttavia, in caso di morte del partner titolare dell’appartamento, il convivente “non proprietario” della casa non può vantare il diritto di usucapione sul diritto di abitazione dell’immobile in questione per potervi vivere fino alla fine dei suoi giorni. E ciò anche se la convivenza sia durata più di 20 anni. Pertanto gli eredi del partner potranno comunque imporgli di lasciare l’immobile, sempre concedendogli un congruo termine per organizzare le sue cose e trovare un altro alloggio.

 

Il decreto Cirinnà ha parzialmente integrato la materia dei diritti del convivente sulla casa di proprietà del compagno/a stabilendo che:

  • nel caso in cui l’appartamento sia preso in affitto e il contratto intestato solo a uno dei due conviventi, in caso di recesso o di morte da parte di quest’ultimo, l’altro partner può subentrare nel contratto e rimanere all’interno dello stesso immobile;
  • nel caso in cui l’appartamento sia invece di proprietà di uno dei due conviventi, in caso di morte da parte di quest’ultimo, all’altro spetta il diritto di continuare a vivere nella dimora per un periodo limitato, rapportato alla durata della convivenza. Quest’ultimo diritto però – come chiarito dalla sentenza in commento – non può implicare alcuna possibilità di invocare, a favore del convivente non proprietario, l’usucapione dell’immobile.

La sentenza

Tribunale di Roma – Sezione VII civile – Sentenza 4 maggio 2016 n. 8911

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

TRIBUNALE ORDINARIO DI ROMA

SETTIMA SEZIONE CIVILE

Il Giudice unico dott. Renato Castaldo ha pronunciato la seguente

SENTENZA

nella causa civile di I Grado iscritta al n. r.g. 40984/2013 e vertente

TRA

GI.CA. (…), con il patrocinio dell’avv. FI.MA. e dell’avv., elettivamente domiciliato in VIA (…) 00181 ROMA presso il difensore avv. FI.MA.;

ATTORE E

MA.GH. (…), con il patrocinio dell’avv. MA.AN. e dell’avv. RO.ST. (…) CORSO (…) 00198 ROMA; elettivamente domiciliato in C.SO (…) ROMA presso il difensore avv. MA.AN.;

RO.GH. (…), con il patrocinio dell’avv. MA.AN. e dell’avv. RO.ST. (…) C.SO (…) 00198 ROMA; elettivamente domiciliato in C.SO (…) 109 ROMA presso il difensore avv. MA.AN.;

CONVENUTI

OGGETTO: usucapione e risarcimento del danno

MOTIVI DELLA DECISIONE

La parte attrice ha dedotto di avere convissuto more uxorio con Mo.An., madre degli odierni convenuti, in Roma in un’abitazione di proprietà della Mo..

Ha esposto che dopo la morte della convivente, al rientro da una breve trasferta, aveva constatato che

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[1] Trib. Roma sent. n. 8911/16 del 4.05.2016.

 

Autore immagine: Pixabay.com

 


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