Soldi in regalo con bonifico: si paga l’imposta sulle donazioni?
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30 Ago 2016
 
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Redazione
 


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Soldi in regalo con bonifico: si paga l’imposta sulle donazioni?

Se faccio un bonifico a mio figlio, a mia moglie, a un fratello/sorella o a un altro parente sono tenuto a pagare l’imposta sulle donazioni?

 

Il bonifico bancario di una somma di denaro in favore di un soggetto, la cui causale sia una donazione, impone il pagamento dell’imposta sulle donazioni, salvo in alcuni casi che di seguito esamineremo.

L’imposta va pagata anche se la donazione non avviene con atto notarile, formalità che è prevista dal codice civile solo per le donazioni di non modico valore; la sanzione per la mancanza di atto pubblico è la nullità della donazione nei confronti delle parti (donante e donatario) e degli altri interessati (ad esempio gli eredi del donante). Ma detta nullità riguarda solo gli effetti civilistici della donazione, mentre l’atto resta ugualmente valido – e comunque rilevante – nei confronti del fisco. Quindi, a prescindere dalla forma utilizzata per la donazione (semplice bonifico, bonifico accompagnato da scrittura privata di donazione, bonifico a seguito di atto notarile), i rapporti con l’erario non possono essere trascurati.

 

 

La donazione diretta e le franchigie

La donazione diretta si ha quando il bene oggetto della donazione (ad esempio il denaro) viene dato direttamente al beneficiario. È proprio l’ipotesi del bonifico di denaro con causale: “donazione”.

 

Il caso della donazione fatta con bonifico richiede l’atto notarile e la presenza di due testimoni se si tratta di una cifra cospicua in relazione alle possibilità economiche del donante e del donatario (il codice civile parla di “donazione di non modico valore”). Per tutte le altre è sufficiente anche un accordo verbale, il semplice comportamento (l’accredito della somma sul conto) o una scrittura privata.

Nel caso in cui la donazione di non modico valore sia effettuata con semplice bonifico bancario, senza cioè l’atto notarile, essa è nulla (ne abbiamo appena parlato sopra). La Cassazione, tuttavia, ha detto che dal punto di vista tributario le imposte vanno ugualmente pagate [1].

 

Non sono dovute le imposte sulla donazione solo se:

  • la donazione avviene tra due coniugi o tra padre e figlio, nonno e nipote (e tutti gli altri rapporti in linea diretta come quelli tra gli adottanti e gli adottati, gli affiliati e gli affilianti)
  • e, nello stesso tempo, la donazione non è superiore a 1 milione di euro (cosiddetta “franchigia”).

Dunque, in una donazione tra marito e moglie o tra papà e figlio che sia superiore a 1 milione di euro, si paga l’imposta sulle donazioni ed essa ammonterà al 4% della somma donata. A dover pagare la tassa è il donatario.

 

Invece, nel caso in cui la donazione avvenga tra fratelli e sorelle, la franchigia è di 100.000 euro. Oltre tale importo, l’imposta è del 6%.

Nel caso di altri parenti fino al 4° grado, affini in linea retta e affini in linea collaterale fino al 3° grado, non c’è franchigia e l’imposta è del 6%.

Per tutti gli altri soggetti l’imposta è sempre dell’8%.

 

 

La donazione indiretta

Diverso dallo schema della donazione diretta – ma non per questo meno utilizzato – è la donazione indiretta: se un padre vuol regalare la casa al figlio può comprarla e donarglielo (così compiendo due passaggi e realizzando una donazione diretta dell’appartamento), ma può anche pagare il prezzo per conto del figlio, ordinando al costruttore di intestare a quest’ultimo l’immobile. Si ha anche una donazione indiretta in presenza di un atto informale come un bonifico: il padre che vuol donare la casa al figlio può anche versare sul conto corrente di quest’ultimo il denaro necessario affinché paghi il prezzo al venditore e si intesti direttamente l’immobile.

 

Insomma, per realizzare una donazione indiretta il donante può ricorrere a una serie di modalità. Le più diffuse sono:

–  donazione diretta di denaro con onere a carico del donatario di acquistare un determinato bene;

– donante che acquista un bene (ad esempio una casa) pagandone il prezzo e intestandolo al donatario. Per individuare se ricorre o meno un caso di intestazione di beni in nome altrui e accertare il tipo di donazione effettuata, è necessario stabilire se a essere donato è il denaro o l’immobile acquistato con la somma donata;

–  stipula da parte del donante di un contratto di acquisto in veste di rappresentante con successiva rinuncia a titolo di liberalità a richiedere al rappresentato quanto effettivamente pagato;

–  accordo con cui il donante assume per spirito di liberalità e gratuità l’obbligo di pagare un debito del donatario (il prezzo al venditore) sorto in occasione di uno specifico contratto di vendita di immobili;

–  stipula di un contratto a favore di un terzo (donatario) come ad esempio nel caso di un contratto di vendita di un immobile tra venditore e figlio e assunzione da parte del padre del relativo obbligo di versare il corrispettivo.

 

 

 

Sulla donazione indiretta si pagano le tasse?

Per essere esente da imposta, la donazione indiretta deve essere espressamente menzionata nel contratto di compravendita; in caso contrario, è dovuta l’imposta di donazione. Tale interpretazione è stata fornita di recente da una controversa sentenza della Cassazione [2]. Controversa perché lascia aperta la possibilità a controlli fiscali, in caso di mancato pagamento dell’imposta sulla donazione indiretta, anche ben oltre i termini di prescrizione (a riguardo, leggi l’articolo: “Imposta di donazione anche se a pagare è un parente”).

 

Il testo unico dell’imposta di successione e donazione stabilisce [3] che, se un genitore dà denaro a un figlio (ad esempio, facendogli un bonifico) con l’intenzione di regalarglielo, alla donazione informale così effettuata non è applicabile l’imposta di donazione se la provvista del denaro è “collegata” a un atto avente a oggetto il trasferimento di un’azienda o di un immobile per il quale sia prevista l’applicazione dell’imposta proporzionale di registro o dell’Iva. Ebbene, la Cassazione sostiene che il contribuente può godere dell’esenzione solo se fa “espressa dichiarazione in atto di compravendita” della donazione.

 

 


In pratica

La donazione indiretta non sconta imposte se è “collegata” a un atto (come la compravendita immobiliare) soggetto a Iva o a imposta di registro. Nemmeno è tassata se non risulta da un atto scritto soggetto a registrazione.

Se invece risulta (anche per via di enunciazione) in un atto scritto, non se ne ha la tassazione in ogni caso, ma solo se:

– sia volontariamente registrata (qui si applica l’ordinaria tassazione, con le applicabili franchigie e con le aliquote del 4, 6 o 8%);

– sia accertata dal fisco e abbia un valore superiore a 180.760 euro; in questo caso la tassazione è dell’8% (da applicare su una base imponibile determinata tenendo conto delle applicabili franchigie).

La sentenza

CORTE DI CASSAZIONE – Sentenza 24 giugno 2016, n. 13133

 

Svolgimento del giudizio

L’agenzia delle entrate propone un motivo di ricorso per la cassazione della sentenza n. 38/12/10 del 26 febbraio 2010 con la quale la commissione tributaria regionale di Milano, in accoglimento dell’appello proposto da G. e G.G., ha ritenuto illegittimi gli avvisi di accertamento notificati a questi ultimi per imposta di donazione. Ciò in relazione alla liberalità indiretta – dichiarata dai contribuenti con istanza di autotutela nel corso di accertamento sintetico ai fini Irpef – effettuata a loro favore dai genitori mediante versamento in data 8 agosto 2001, su conto corrente «intestato, di un assegno circolare di 2.500.000.000 di lire.

In particolare, ha ritenuto la commissione tributaria regionale che la donazione in oggetto, ancorché realizzatasi sotto la vigenza dell’art. 56 bis del decreto legislativo 346/90, fosse sottoposta al maggior limite di franchigia di cui all’art. 2, co. 49, d.l. 262/06, convertito in L. 286/06, che ha reintrodotto l’imposta sulle successioni e donazioni.

I G. resistono con controricorso, formulando altresì due motivi di ricorso incidentale.

Con istanza 30 novembre 2012 l’agenzia delle entrate ha chiesto che

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[1] Cass. sent. n. 809/2014 per il versamento di somme su un conto cointestato; n. 10991/2013 per la cointestazione di buoni postali fruttiferi; n. 26983/2008 per la cointestazione di un libretto bancario; n. 3499/1999 per la cointestazione di somme di denaro. Cfr. anche Cass. sent. n. 634/12 e n. 22118/10.

[2] Cass. sent. n. 13133/16 del 24.06.2016.

[3] Art. 1, co. 4-bis, Dlgs 346/1990.

 

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