Lavoro autonomo e attività commerciale: i contributi si pagano 2 volte
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23 Set 2016
 
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Noemi Secci
 


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Lavoro autonomo e attività commerciale: i contributi si pagano 2 volte

 

Soggetti alla doppia iscrizione Inps i professionisti che effettuano  un’attività d’impresa: contributi alla gestione separata e alla gestione commercianti.

 

Il criterio dell’attività prevalente, secondo il quale chi esercita più attività deve versare i contributi previdenziali soltanto nella gestione relativa all’attività prevalente, non vale per chi esercita, contemporaneamente, attività di lavoro autonomo e d’impresa: è quanto stabilito da una recente sentenza della Cassazione [1].

In particolare, se un soggetto è, contemporaneamente, libero professionista e imprenditore (ad esempio, artigiano o commerciante), deve iscriversi e versare la relativa contribuzione sia alla gestione Inps commercianti (o artigiani) che alla gestione separata: si tratta della gestione Inps nella quale confluiscono diversi tipi di contribuzione, compresa quella dei liberi professionisti “senza cassa”, cioè privi di una cassa professionale specifica. Se l’attività professionale esercitata, invece, ha una gestione di categoria, il lavoratore è tenuto a versare la contribuzione nella propria cassa.

Spesso, comunque, le casse professionali prevedono delle riduzioni contributive per chi è iscritto a un’altra gestione previdenziale; la gestione separata prevede, invece, per i soggetti iscritti ad altri enti, una riduzione dell’aliquota contributiva (attualmente pari al 24%, anziché al 27,72% come avviene per la generalità dei liberi professionisti).

 

 

Amministratore e socio lavoratore

L’obbligo di versare la doppia contribuzione sussiste, senza dubbio, per l’amministratore che sia, contemporaneamente, socio lavoratore in un’impresa: in questo caso, difatti, vi è una “coesistenza” di attività riconducibili, rispettivamente, all’amministrazione societaria e al commercio.

L’attività propria dell’amministratore, infatti, è un’attività puramente professionale e consiste nel porre in essere le operazioni necessarie per l’attuazione dell’oggetto sociale, distinta dall’attività di lavoro all’interno del ciclo produttivo dell’impresa.

Per valutare la sussistenza di apporto personale dell’amministratore all’attività di impresa, con diretta ed abituale ingerenza  nel ciclo produttivo, possono essere considerati elementi come la complessità o meno dell’impresa, l’esistenza o meno di dipendenti o di collaboratori, la loro qualifica e le loro mansioni. La prova dell’obbligo di versamento a carico di due gestioni, ad ogni modo, è a carico dell’ente previdenziale [3].

Peraltro, nel caso in cui l’amministratore risulti, contemporaneamente, socio lavoratore, non si pone nemmeno il problema dell’applicabilità della gestione prevalente, in quanto, secondo una nota sentenza della Cassazione del 2011 [2], non opera tale criterio, ma ogni attività segue il suo regime previdenziale.

 

 

Attività prevalente

Nessun obbligo di doppia iscrizione, invece, sussiste quando il lavoratore esercita diverse attività d’impresa, per le quali è richiesta l’iscrizione alla gestione commercianti, artigiani o coltivatori diretti: in questo caso, opera il criterio per il quale l’iscrizione ed il pagamento della relativa contribuzione vanno effettuate nella gestione corrispondente all’attività principale [4].

 


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. Lavoro, sentenza 10 maggio – 26 agosto 2016, n. 17365
Presidente Berrino – Relatore Doronzo

Svolgimento del processo

1. A seguito di accertamento ispettivo del 1 giugno 2004 presso la sede della società MKTG s.r.l., fu contestato a V.L. , B.A. e A.A. , soci e amministratori, la mancata iscrizione alla gestione commercianti e il mancato pagamento dei relativi contributi.
2. Emessa cartella esattoriale nei confronti di ciascuno di essi, avente ad oggetto il pagamento dei contributi e delle somme aggiuntive, gli odierni controricorrenti ed il V. proposero separate opposizioni dinanzi al Tribunale di Massa, che accolse quelle proposte dall’A. e dal B. , mentre respinse quella del V. .
3. Le sentenze furono impugnate rispettivamente dall’Inps, nei confronti dell’A. e del B. , e dal V. dinanzi alla Corte d’appello di Genova che, riuniti i giudizi, ha rigettato l’impugnazione proposta dall’Ente previdenziale e ha invece accolto l’appello del V. , annullando la cartella di pagamento

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[1]Cass. sent. n. 17365/2016.

[2] Cass. sent. n. 17076/2011.

[3] Cass. n. 23600/2009.

[4] Art. 11, Co. 12, D.L. 78/2010.

 


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