La finanziaria telefona a tua moglie? Il Garante della Privacy ti tutela.
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30 Ago 2016
 
L'autore
Vincenzo Rizza
 


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La finanziaria telefona a tua moglie? Il Garante della Privacy ti tutela.

Le telefonate minacciose delle società finanziarie per il recupero crediti oltre che fastidiose, possono essere anche dannose. Occorre prendere coscienza del diritto alla riservatezza e delle tutele apprestate dal Codice della privacy.

 

 

Il caso

Un nostro lettore ci scrive: «Sono in arretrato con il pagamento di rate ad una società finanziaria. Un certo dottor Rossi (così si è presentato) ha chiamato il mio numero di casa e, parlando in maniera aggressiva con mia moglie (che non  è assolutamente nè cointestataria nè garante del prestito in questione) le ha riferito che vi sono delle rate insolute, che non sono state rispettate le scadenze e che non riuscivano a rintracciarmi.

Non so come abbiano fatto a individuare il numero di cellulare di mia moglie.

Come posso “far punire” questo tipo di comportamento prepotente ed in violazione della mia privacy

 

 

La risposta

I fatti narrati testimoniano di una circostanza indiscutibile: per il recupero del suo credito l’istituto finanziario ha diffuso  dati personali del nostro lettore in modo illegittimo, comunicandoli a persone diverse da quelle che, oggettivamente e legittimamente, potevano venirne a conoscenza: quanto meno, tale diffusione ha riguardato l’autore della telefonata e la destinataria della stessa (poco importa trattarsi della moglie del debitore).

I dati di cui ci stiamo occupando sono detti semisensibili: categoria non ben definita, nella quale rientrano dati personali il cui trattamento può arrecare danni al titolare: si pensi, per esempio, ai dati relativi alle liste di sospettati di frode, ai nominativi inseriti nelle centrali rischi, ai dati relativi alla situazione finanziaria.

 

 

Azione civile di risarcimento del danno.

Secondo il Codice della privacy, ogni danno cagionato da un trattamento illecito dà luogo al risarcimento del danno, a meno che il responsabile dell’illecita diffusione o trattamento non provi che l’evento dannoso non  è imputabile a sua colpa o negligenza.

Nel caso in esame, dunque, vi sarebbe la possibilità di un’azione civile per ottenere il ristoro del danno subito: un’azione che presuppone, però, la prova del fatto di aver subito un danno economicamente calcolabile o, per esempio, di immagine.

La casistica sul danno appare estremamente ampia e non classificabile: si pensi al caso della  illecita diffusione dei dati che produce la perdita di un affare o di una possibilità di lavoro. In questi casi l’effetto dell’illecito appare quantificabile ed un’azione civile dovrà tendere a dimostrarli.

Anche il danno d’immagine, appare suscettibile di tutela in sede civile. Nel caso del lettore, tuttavia, occorrerebbe che sua moglie non fosse a conoscenza del debito con l’istituto finanziatore e che, per esempio, i rapporti di fiducia tra i coniugi abbiano subito un pregiudizio dalla notizia arbitrariamente fornita dal fantomatico autore della telefonata.

L’articolo 15 del Codice che prevede l’obbligo di risarcire i danni derivanti dall’illecito trattamento, stabilisce che dovrà essere il titolare ( alias: società finanziaria) a dimostrare, in caso di danno, di aver adottato tutte le misure idonee a evitare il danno stesso, e non solo le misure minime previste dalla legge. Per andare esente da responsabilità il titolare del trattamento dovrà, quindi, dimostrare che il danno si è verificato per caso fortuito o forza maggiore.

Sebbene abbastanza complessa, dunque, può essere esperita nel caso in esame un’azione di risarcimento davanti al giudice civile il cui esito discende da molteplici fattori che variano secondo le situazioni.

 

 

Altri rimedi: il reclamo o il ricorso al Garante.

Oltre a questa possibilità, vi è pure la facoltà di segnalare la violazione al Garante della privacy.

Particolare importante: è necessario, innanzitutto, chiedere spiegazioni sull’accaduto al detentore dei dati personali, e cioè alla società finanziaria.

Decorsi quindici giorni senza risposta o trenta, qualora l’istituto abbia comunicato motivi di particolare complessità, si potrà esporre la questione al Garante sotto forma di ricorso.

Il Garante si attiverà per verificarne la realtà chiedendo, innanzitutto, spiegazioni alla società finanziaria. Infliggerà, alla fine dell’istruttoria, direttamente le sanzioni previste dal Codice per la privacy, sia amministrative che penali. Si tratta di sanzioni pecuniarie molto pesanti e rapportate al tipo di violazione.

Tale procedura assume il carattere di un ricorso e presuppone il pagamento di una tassa di euro 150.

 

 

La semplice segnalazione

A prescindere dalla presentazione di un ricorso o di un reclamo, procedure che assumono un carattere molto formale, è altresì possibile, senza eccessive formalità, presentare una segnalazione.

Quando, infatti, non è possibile o non si vuole presentare un reclamo circostanziato (in quanto, ad esempio, non si dispone delle notizie necessarie), si può inviare al Garante della privacy una segnalazione, fornendo elementi utili per un eventuale intervento dell’Autorità volto a controllare più genericamente l’applicazione della disciplina rilevante in materia di protezione dei dati personali. Basterà, nel caso in esame, narrare l’accaduto accludendo, possibilmente, una dichiarazione a firma di chi ha ricevuto la telefonata, corredata della copia del documento di identità, anch’essa firmata.

La segnalazione può essere proposta in carta libera e non è necessario seguire particolari formalità. La presentazione di una segnalazione è gratuita. Possono essere utilizzati i recapiti ufficiali del Garante, rilevabili dal sito istituzionale www.garanteprivacy.it

L’esperienza professionale dimostra che l’intervento è efficace e che ogni segnalazione viene attentamente istruita e valutata.

 

 

Il Codice della privacy

Il diritto alla riservatezza trova nel nostro ordinamento adeguata tutela.

Il Codice in materia di protezione dei dati personali, [1]  entrato in vigore nel 2003, ha sancito  una serie di obblighi nei confronti di chiunque ha possibilità di gestire i dati di ciascuno.

Non sempre, tuttavia, siamo consapevoli delle possibilità offerte per garantire l’osservanza delle regole prescritte per i titolari di questi dati, anche se viene progressivamente formandosi e crescendo, una attenzione doverosa ad un diritto che fa parte del patrimonio intangibile  dei diritti personali.

 

 

Conclusioni. Il diritto alla riservatezza

La normativa sulla privacy garantisce, in linea con principi derivati prima dal sistema americano e, dopo, dalle direttive europee, il diritto al controllo sulle informazioni che  riguardano ciascun cittadino stabilendo che ognuno ha diritto di sapere che qualcun altro sta raccogliendo informazioni su di lui e perché lo sta facendo. Garantisce, altresì, il diritto di decidere se si vuole prestare, o meno, il consenso alla raccolta ed all’utilizzazione dei dati.

E poiché un diritto viene effettivamente tutelato solo nel caso in cui la sua violazione dà luogo ad una reazione dell’ordinamento giuridico, occorre essere consapevoli che, a parte le azioni civili ordinarie per il risarcimento del danno, il Codice della privacy prevede rimedi e sanzioni. A volte molto pesanti.


[1] Decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196

 


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