Errore su pensione: l’Inps può chiedere la restituzione dei soldi?
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30 Ago 2016
 
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Redazione
 


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Errore su pensione: l’Inps può chiedere la restituzione dei soldi?

Ricalcolo della pensione: se l’assegno è versato in misura superiore rispetto al dovuto, l’Inps può chiedere la restituzione dei soldi al pensionato anche se in buona fede o quest’ultimo ha diritto a trattenere le somme percepite sino ad allora?

 

Può capitare che il pensionato riceva un importo di pensione superiore a quello dovuto e l’Inps, dopo essersi accorto di ciò, provveda al cosiddetto ricalcolo della pensione. In particolare, il ricalcolo della pensione può avvenire per due possibili cause: una svista dell’Inps o un errore del datore di lavoro che non ha trasmesso correttamente i dati relativi al computo della pensione. Nel primo caso, al pensionato non può essere richiesta la restituzione dei soldi in più percepiti sino ad allora; nel secondo caso, invece, l’anziano dovrà restituire le somme a lui non spettanti. L’Inps, infatti, si “fida” di ciò che gli comunica l’azienda e non può essere onerato di effettuare il controllo su ogni trasmissione. Al contrario, la verifica sull’esattezza della posizione contributiva aperta presso l’Inps spetta al lavoratore.

 

È quanto chiarito dalla Cassazione con una sentenza di poche ore fa [1] ove si legge testualmente: «non sussiste errore imputabile all’ente erogatore (…) [2] nell’ipotesi in cui la liquidazione della pensione sia avvenuta sulla base dei dati contributivi trasmessi dal datore di lavoro, in quanto non esiste un onere dell’ente previdenziale di sottoporre a verifica tali dati prima di procedere alla erogazione della prestazione».

 

Se, dunque, l’Inps versa al pensionato somme maggiori di quelle dovutegli per via del fatto che il datore non ha comunicato dati corretti, le somme indebitamente percepite vanno restituite. E con gli interessi.

 

Inizialmente la legge [3] era favorevole al lavoratore e, nella sua formulazione iniziale, prevedeva l’impossibilità del recupero dei ratei di pensione erogati per errore e quindi indebitamente riscossi. La norma è stata successivamente modificata [2] e, allo stato attuale, il pensionato ha diritto a trattenere le somme superiori a lui non spettanti solo se sussistono quattro condizioni:

  • il pagamento delle somme in base a formale, definitivo provvedimento;
  • la comunicazione del provvedimento all’interessato;
  • l’errore, di qualsiasi natura, imputabile all’Inps;
  • l’assenza della malafede dell’interessato.

 

 

Entro quanto tempo l’Inps può richiedere la restituzione dei soldi?

La legge impone un’ultima condizione per poter legittimare la richiesta di restituzione delle somme superiori erogate erroneamente al pensionato. In particolare, l’Inps deve agire per il recupero dei soldi entro un termine perentorio fissato nell’anno successivo al pagamento. A nulla vale, come detto, che l’errore sia stato del datore e non del lavoratore che era però e comunque tenuto al controllo.


[1] Cass. sent. n. 17417/16 del 30.08.16.

[2] Ai fini dell’art. 13 co. 1 L. n. 412/1991.

[3] Art. 52 L. n. 88/1989.

 


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