Fondo patrimoniale, sì all’ipoteca per debiti d’impresa
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30 Ago 2016
 
L'autore
Angelo Greco
 


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Fondo patrimoniale, sì all’ipoteca per debiti d’impresa

Possibile pignorare la casa inserita nel fondo patrimoniale anche se si tratta di debiti contratti da uno dei due coniugi nell’ambito dell’attività lavorativa o d’impresa.

 

Il fondo patrimoniale non salva la casa di famiglia dai debiti contratti da uno solo dei due coniugi nell’ambito della propria attività imprenditoriale: questo perché l’esercizio dell’impresa rientra nell’ambito delle obbligazioni inerenti ai bisogni della famiglia che, come tali, consentono ai creditori di pignorare gli immobili del debitore anche se protetti dal fondo. È quanto chiarito dalla Corte di Appello di Lecce [1].

 

La sentenza conferma l’indirizzo della giurisprudenza oramai consolidato – e da noi più volte denunciato – secondo cui i debiti derivanti dall’attività lavorativa non trovano un ostacolo nel fondo patrimoniale e chi è andato dal notaio a proteggere la casa proprio per cautelarsi dagli eventuali insuccessi dell’azienda ora si ritrova in mano con un documento privo di alcuna utilità. Di tanto avevamo già parlato nell’articolo “Abolito di fatto il fondo patrimoniale”. Insomma, il fondo patrimoniale non è più quell’istituto che doveva tutelare le famiglie italiane e il loro patrimonio (la casa) dai rischi del futuro: rischi che dovevano essere considerati quelli non inerenti ai bisogni primari della famiglia. E, invece, poco alla volta la giurisprudenza ha allargato l’elenco dei casi in cui è possibile pignorare la casa inserita nel fondo patrimoniale estendendolo alle ipotesi di debiti lavorativi, di natura professionale o imprenditoriale. Allo stesso modo, il mancato pagamento delle tasse non consente di dormire sonni tranquilli ed anche Equitalia non trova, nel fondo patrimoniale, un ostacolo per pignorare la casa.

 

Per la Cassazione si considerano “contratti per esigenze familiari” i debiti tributari per esercizio di attività imprenditoriale tesa a potenziare la capacità lavorativa di uno dei conferenti [2] o per attività d’impresa [3], sia le spese condominiali per la casa conferita al fondo patrimoniale [4].

 

Come tutelare la casa, allora? Rimandando, per l’ipotesi di debiti per tasse al nostro articolo di qualche giorno fa “Come tutelare la casa da Equitalia”, per gli altri casi si può pensare al trust o al vincolo di destinazione, strumento quest’ultimo che funziona ancora discretamente, sebbene non completamente libero e facile da istituire come invece il fondo.

 

Peraltro, per tornare al problema del fondo patrimoniale, la giurisprudenza ha detto che, anche quando si verte in ipotesi in cui la casa non è pignorabile perché il debito non inerisce ai bisogni della famiglia, questo non impedisce però al creditore di iscrivervi ipoteca: e ciò perché l’ipoteca non è una fase che attiene al pignoramento immobiliare, né è prodromica allo stesso, ma una semplice garanzia.

 

Secondo la sentenza in commento, il creditore può procedere all’iscrizione d’ipoteca sui beni costituiti nel fondo se “correlati al soddisfacimento delle esigenze familiari”. Nozione, puntualizza la corte, che comprende non solo le esigenze “volte al pieno mantenimento e all’armonico sviluppo della famiglia ma anche quelle destinate a potenziare le capacità lavorative di uno dei coniugi, eventualmente imprenditoriali”.

 

Il criterio identificativo dei crediti, dunque, non sta “nella natura delle obbligazioni” ma nella relazione esistente tra il fatto che le genera e i bisogni familiari. Così, ogni attività, professionale o imprenditoriale, potrà dirsi tesa a soddisfare tali esigenze, salvo che non siano voluttuarie o meramente speculative e non poste in essere al solo fine di impedire un danno sicuro al nucleo familiare.

 


La sentenza

In tema di fondo patrimoniale, il criterio identificativo dei debiti per i quali può avere luogo l’esecuzione sui beni del fondo va ricercato non già nella natura dell’obbligazione, contrattuale o extracontrattuale, ma nella relazione tra il fatto generatore di essa e i bisogni della famiglia, sicché anche un debito di natura tributaria sorto per l’esercizio dell’attività imprenditoriale potrebbe ritenersi contratto per soddisfare tale finalità. L’onere della prova dei presupposti di applicabilità dell’articolo 170 cod. civ., grava sulla parte che intende avvalersi del regime di impignorabilità dei beni costituiti in fondo patrimoniale; la prova può consistere anche in presunzioni semplici o nel ricorso a criteri logici e di comune esperienza.

Corte cassazione, sezione Tributaria, sentenza 24 febbraio 2016 n. 3600

Le esigenze voluttuarie o caratterizzate da intenti speculativi rilevano al fine di escludere la pignorabilità quando esse non ineriscano direttamente beni costituiti in fondo patrimoniale; qualora invece i debiti siano contratti per la gestione e l’amministrazione di questi stessi beni, essi debbono intendersi necessariamente riferiti ai bisogni della famiglia, anche quando inerenti,

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[1] C. App. Lecce, sent. n. 434 del 28.04.2016.

[2] Cass. sent. n. 3738/15.

[3] Cass. sent. n. 23876/15.

[4] Cass. sent. n. 23163/14.

 

Autore immagine: 123rf com

 

 


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