Riforma del processo civile: il nuovo decreto
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31 Ago 2016
 
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Riforma del processo civile: il nuovo decreto

Nuove regole di procedura civile per i ricorsi in Cassazione (di regola in Camera di Consiglio), sulle testimonianze (raccolte per iscritto dall’avvocato prima della causa), sul giudice unico e sulla Legge Pinto.

 

Finito agosto, tornano le priorità del Governo, tra queste la necessità di riformare (di nuovo) il processo civile per ridurre (ancora) il contenzioso. Nuove regole di procedura civile in vista, dunque, specie davanti alla Cassazione che non riesce ancora a scrollarsi dal groppone l’enorme carico di fascicoli arretrati. Per questo ieri il consiglio dei ministri ha approvato lo schema di decreto legge recante «Misure urgenti per la definizione del contenzioso presso la Corte di cassazione, per garantire la ragionevole durata del processo e per l’efficienza degli uffici giudiziari». Decreto che tocca, però, tutto il processo civile: dal primo all’ultimo grado, passando per il processo tributario (con l’arrivo di 70 giudici ausiliari), le prove testimoniali, il procedimento di correzione dell’errore materiale, i riti speciali e la cosiddetta Legge Pinto sui risarcimenti a chi è stato coinvolto in un processo troppo lungo.

Ma procediamo con ordine e vediamo quali sono le principali novità del prossimo “decreto Giustizia”.

 

 

Giudice unico

La causa di primo grado inizierà, di regola, con ricorso e non più con citazione. Quindi l’atto processuale andrà depositato subito in tribunale; il giudice fisserà l’udienza e poi ricorso con decreto verranno notificati dall’attore alla controparte. Quest’ultima potrà costituirsi fino a 10 giorni prima dell’udienza, spiegando le proprie difese e indicando tutte le prove a pena di decadenza.

 

Alla prima udienza il giudice deciderà quali prove ammettere. Viene così eliminata tutta la fase delle difese scritte per precisare le domande introduttive e dettagliare le richieste di prova con le famose note fuori udienza.

 

Finita la fase istruttoria, il giudice, di regola, emetterà la sentenza previa discussione orale (saltando la fase delle difese scritte). Se la parte chiederà invece la tradizionale decisione mediante le difese scritte potrebbe subire il rischio di diniego di indennizzo ai sensi della legge sull’irragionevole durata dei processi.

 

Queste semplici regole dovrebbero ridurre di circa 160 giorni la durata del processo. Sempre che i giudici non aumentino la forbice di tempo tra un rinvio e un altro, così come avvenuto in passato: pratica che ha spesso neutralizzato ogni intento riformatore della giustizia.

 

 

Testimonianza scritta

Come nel processo penale, l’avvocato potrà raccogliere autonomamente, prima della causa, dichiarazioni scritte dei testimoni in modo da produrle insieme agli altri documenti e inserirle nel proprio fascicolo di parte.

 

Non si tratta delle testimonianze scritte propriamente dette, da scrivere su un modello ministeriale, ma di dichiarazioni consegnate all’avvocato.

 

In questo modo verranno tagliate tutte le lunghe udienze per ascoltare i testimoni, udienze che spesso portano il processo a proroghe di oltre un anno.

 

Le dichiarazioni saranno liberamente valutabili dal giudice anche perché rese al di fuori del contraddittorio (con tutti i rischi sul piano dell’affidabilità e dell’attendibilità che ne conseguono).

La controparte avrà sempre la possibilità di contestare le dichiarazioni testimoniali così raccolte e di chiedere precisazioni e chiarimenti.

 

 

Riti speciali

Scomparirà il procedimento sommario di cognizione [1]; così, alle cause che attualmente seguono tale rito (a seguito della semplificazione delle procedure che ha ridotto a tre i tipi di rito praticabili [2]: il rito ordinario, quello del lavoro, quello sommario di cognizione) seguiranno le regole del processo del giudice unico.

Dunque resteranno in piedi solo due riti: quello del lavoro e quello del giudice unico (riti che tra l’altro, dopo la riforma, saranno molto simili l’un con l’altro).

 

 

Cassazione

Altrettanto numerose sono le novità per i ricorsi in Cassazione. La Corte deciderà di regola in camera di consiglio, con ordinanza della sezione semplice, senza la presenza delle parti e l’intervento del PM (le quali avranno comunque la possibilità di depositare, prima della camera di consiglio, eventuali scritti difensivi). Restano salvi i casi in cui la questione di diritto da trattare è di particolare rilevanza, che seguiranno le regole tradizionali.

In camera di consiglio finiranno anche i procedimenti per la decisione sulle istanze di regolamento di giurisdizione e di competenza.

 

Viene modificata la procedura di correzione di errori materiali, che può essere chiesta, e rilevata d’ufficio dalla Corte, in qualsiasi tempo. La revocazione può essere chiesta entro il termine perentorio di 60 giorni dalla notificazione, ovvero di sei mesi dalla pubblicazione del provvedimento.

 

 

Processo tributario

Per smaltire più celermente le pendenze tributarie in Cassazione (attualmente costituisce il carico maggiore), arriveranno 70 giudici ausiliari, scelti anche tra avvocati e docenti universitari; resteranno in carica cinque anni e saranno pagati 200 euro per ogni processo chiuso.


[1] Art. 702 e ss. cod. proc. civ.

[2] D.lgs. n. 150/2011.

 

Autore immagine: Pixabay.com

 


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Commenti
1 Set 2016 Napolitano Angelo

Nulla pare sia previsto per i procedimenti speciali. V’è una ricorrente ipotesi in cui la mancata armonizzazione di norme che si sono susseguite nel tempo crea un inutile e dispendioso contenzioso. Mi riferisco all’opposizione alla convalida dello sfratto per morosità, laddove basta la semplice resistenza passiva del conduttore moroso per inibire il provvedimento di convalida. Capita sovente che quest’ultimo sani la morosità anche prima dell’udienza, senza però pagare le spese della procedura; nessun giudice applica la norma secondo cui la morosità si intende purgata solo col pagamento che comprenda anche gli interessi e le spese, sicché si impone il giudizio di merito, preceduto obbligatoriamente dall’inutile (e pure costoso) tentativo di mediazione. Tutto ciò nonostante la frequente emissione, ex art. 665 c.p.c., dell’ordinanza provvisoria di rilascio, resa dopo che il giudice ha verificato la sostanziale infondatezza dell’opposizione. Basterebbe estendere, magari con pochissime e specifiche deroghe, i poteri del giudice del procedimento speciale per snellire di molto tanti processi.