Equitalia: rata pagata in ritardo, la dilazione non decade
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31 Ago 2016
 
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Equitalia: rata pagata in ritardo, la dilazione non decade

La revoca della rateazione scatta solo in caso di omesso versamento di cinque rate anche non consecutive, mentre il pagamento in ritardo non è causa di decadenza.

 

Cartelle esattoriali: il semplice ritardo nel pagamento ad Equitalia di una o più rate del programma di rateazione non comporta, per il contribuente, la decadenza dalla dilazione. La legge, infatti, stabilisce la perdita del beneficio in commento solo in caso di “omesso versamento” (di cinque rate anche non consecutive). Dunque, l’aver posticipato di diversi giorni il pagamento, ottemperando tuttavia all’obbligo prima della scadenza della rata successiva, può comportare solo l’applicazione di sanzioni e interessi, ma non anche la decadenza dalla rateazione. Lo ha chiarito il Tribunale di Roma con un recente provvedimento [1] emesso dietro ricorso d’urgenza di un’impresa cui era stato decretato lo stop della rateazione per una serie di ritardi accumulati nei pagamenti.

 

Secondo il giudice capitolino, Equitalia non può revocare la dilazione se il contribuente paga in ritardo. Anche se si tratta di un ritardo corposo e ripetuto per più di cinque volte: solo il mancato versamento delle rate può comportare la decadenza dal beneficio previsto dalla normativa.

 

Ricordiamo, a riguardo, che un intervento normativo approvato proprio questa estate, ha cambiato le regole sulla rateazione, portando da 50 a 60mila euro il limite massimo di debito per il quale la dilazione fino a 72 rate spetta “a semplice richiesta”, ossia senza bisogno di dimostrare la temporanea difficoltà economica.

 

Il Tribunale di Roma si è innanzitutto espresso positivamente sulla possibilità di accedere al cosiddetto “ricorso d’urgenza” previsto dall’articolo 700 del codice di procedura civile nel caso in cui Equitalia revochi immotivatamente, al contribuente, il piano di rateazione.

 

Quanto poi alla questione se la revoca della dilazione possa intervenire anche per un semplice ritardo, la questione va risolta leggendo il testo della legge [2]. Ivi si fa riferimento, in realtà, solo al «mancato pagamento» di almeno cinque rate anche non consecutive. Il che significa che il ritardo si deve essere protratto almeno fino alla scadenza della rata successiva, tanto da poter affermare con certezza che quella precedente non è stata pagata. Si ha invece un semplice ritardo quando il contribuente paghi seppur all’ultimo giorno. Dunque, è solo in tale ipotesi che si verifica la perdita del beneficio.

 

Il giudice, così interpretando la norma, ha chiarito che la «normativa applicabile nella specie [2] ha previsto che la rateizzazione ottenuta possa essere revocata solo in caso di “omesso” pagamento di otto rate, non consecutive.

Il ritardo, si legge nell’ordinanza, può comportare per il contribuente il «pagamento degli interessi e delle eventuali sanzioni» e non la «decadenza dalla rateazione» prevista espressamente solo in caso di «omissione» dal pagamento di cinque rate, anche non consecutive.


[1] Trib. Roma, decr. ex art. 700 cod. proc. civ., proc. n. 54257/16 del 20.08.2016.

[2] Art. 19, co. 3 Dpr 602/1973, come modificato dall’art. 52 del dl 69/2013 cd Decreto del fare.

 


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