Come opporsi allo sfratto
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31 Ago 2016
 
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Redazione
 


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Come opporsi allo sfratto

Inquilino moroso: lo sfratto può essere oggetto di contestazione per specifiche ragioni; ecco come contestare le richieste del padrone di casa.

 

Nel momento in cui il padrone di casa gli notifica il ricorso per sfratto per morosità, l’inquilino (che non intende andar via dall’appartamento preso in affitto) ha la possibilità di opporsi allo sfratto. Lo può fare sostenendo le proprie ragioni che possono consistere (come vedremo meglio nel corso del presente articolo) nell’avvenuto pagamento dei canoni di locazione, nell’errata indicazione degli importi da parte del locatore oppure nella necessità di compensare il debito con un proprio credito per spese sostenute al fine di provvedere a riparazioni urgenti dell’immobile.

 

 

Come si presenta l’opposizione allo sfratto?

L’opposizione si può effettuare con ricorso all’udienza stessa, ossia nel giorno in cui l’inquilino deve presentarsi in tribunale, davanti al giudice, per l’eventuale conferma dello sfratto.

 

L’opposizione contro lo sfratto può essere presentata personalmente dall’inquilino o dal suo avvocato. Nel primo caso può essere manifestata anche verbalmente, senza bisogno di un atto scritto (anche se quest’ultima è la prassi più usata e certamente più sicura): il conduttore dichiara al giudice di volersi opporre allo sfratto del locatore, spiegandone le motivazioni (motivazioni che a breve elencheremo). Il giudice, a questo punto, è tenuto a:

  • dichiarare (su richiesta del locatore) provvisoriamente esecutivo lo sfratto, in attesa di decidere la causa di opposizione: ciò vale però solo se l’opposizione dell’inquilino non si fonda su una prova scritta e non vi sono gravi motivi;
  • disporre il passaggio dal procedimento sommario di sfratto al rito ordinario, ossia alla causa secondo le regole generali.

 

Dopo tale udienza, però, l’inquilino ha l’obbligo di convocare il padrone di casa davanti a un organismo di mediazione per tentare una conciliazione (cosiddetta mediazione obbligatoria). Se non lo fa, la sua opposizione “decade” e lo sfratto diventa definitivo. È necessario peraltro che, una volta convocato il tentativo di conciliazione, l’inquilino partecipi personalmente all’incontro, accompagnato dal suo avvocato; non può quindi limitarsi a delegare quest’ultimo al posto suo.

 

 

Per quali ragioni è possibile opporsi allo sfratto?

L’inquilino, nel momento in cui decide di fare opposizione allo sfratto per morosità notificatogli dal padrone di casa, può:

  • dedurre che non vi è morosità o che la stessa è stata sanata prima della notifica dell’intimazione. A tal fine l’inquilino dovrà dar prova di aver effettuato tutti i pagamenti (producendo le quietanze o le prove di pagamento) relativi agli importi richiesti dal padrone di casa. Come detto, egli può pagare anche dopo aver ricevuto la notifica della citazione per sfratto;
  • dimostrare di essere a sua volta creditore nei confronti del locatore (ad esempio, per spese sostenute al fine di effettuare riparazioni urgenti, spettanti al locatore) richiedendone la compensazione con il debito per i canoni scaduti;
  • contestare l’ammontare delle somme richieste dal locatore. Ad esempio se nell’atto di intimazione il locatore indica una somma di 1.000 euro, il conduttore può comparire all’udienza e contestare la morosità limitatamente a 500 euro. In tal caso il giudice ordina il pagamento della somma non contestata entro un termine non superiore a 20 giorni. Se l’intimato non adempie al pagamento nel termine, il giudice convalida l’intimazione di sfratto; se invece provvede al pagamento, il giudice non deve né convalidare lo sfratto né pronunciare ordinanza non impugnabile di rilascio, deve invece disporre la prosecuzione della causa nelle forme del processo tradizionale di locazione.

Autore immagine: 123rf com

 


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