Pensione con 20 anni di contributi, Ape o anticipata contributiva?
Lo sai che?
1 Set 2016
 
L'autore
Noemi Secci
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore
 

Pensione con 20 anni di contributi, Ape o anticipata contributiva?

Anticipo pensionistico e pensione anticipata contributiva: qual è la scelta più conveniente?

 

In questi giorni si parla spesso dell’Ape, cioè dell’anticipo pensionistico: si tratta della possibilità di pensionarsi con 63 anni di età e un minimo di 20 anni di contributi, con una penalizzazione variabile. Molti non sanno, però, che esiste un’altra tipologia di pensione, la pensione anticipata contributiva: per raggiungerla, sono sufficienti, ugualmente, 20 anni di contributi e 63 anni di età (con l’aggiunta, però, di 7 mesi, per effetto degli adeguamenti alla speranza di vita).

Ma quali sono i soggetti che possono accedere a questi trattamenti e quale tipologia di pensionamento dà diritto a un assegno più consistente?

 

 

Pensione anticipata contributiva: chi può accedere

Veniamo innanzitutto alla pensione anticipata contributiva, tipologia di pensionamento prevista dalla Legge Fornero e attualmente già accessibile.Possono pensionarsi con 20 anni di contributi e 63 anni e 7 mesi di età i seguenti soggetti:

  • cosiddetti contributivi puri, cioè lavoratori privi di contributi alla data del 31 dicembre 1995;
  • lavoratori che optano per il computo, o cumulo, della contribuzione nella Gestione Separata;
  • lavoratori iscritti alla Gestione separata, con riguardo alla sola contribuzione presente in tale gestione;
  • purché l’assegno di pensione sia superiore di 2,8 volte rispetto all’assegno sociale.

In particolare, per quanto riguarda il computo nella Gestione Separata, si tratta della possibilità di cumulare, gratuitamente, in tale cassa tutta la contribuzione posseduta presso altri fondi, in modo da ottenere un’unica pensione. Bisogna considerare che, passando alla Gestione Separata, tutti i contributi, anche quelli versati o collocati prima del 1996, sono valutati col calcolo contributivo.

Non tutti i lavoratori possono optare per il computo, ma soltanto coloro che possiedono:

  • almeno un contributo nella Gestione Separata (in qualità di libero professionista senza cassa, lavoratore autonomo occasionale o retribuito con i voucher, lavoratore parasubordinato o assimilato) ;
  • meno di 18 anni di contributi (ma almeno un contributo) al 31 dicembre 1995;
  • almeno 5 anni di contributi successivi al 31 dicembre 1995.

Non possono, perciò, accedere alla pensione anticipata contributiva i cosiddetti retributivi puri, cioè coloro che possiedono oltre 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995, a meno che non soddisfino il requisito di 20 anni di contributi con riferimento ai soli versamenti presenti nella Gestione Separata, se iscritti.

 

 

Pensione anticipata contributiva: come si calcola

Il calcolo della pensione anticipata contributiva, come dice il nome stesso, è interamente contributivo. Questo sistema di calcolo è fortemente penalizzante, in quanto non si basa, come il retributivo, sugli ultimi stipendi del lavoratore, ma sui versamenti effettuati nell’arco della vita lavorativa (per un approfondimento su tale sistema di calcolo, si veda la nostra guida al calcolo contributivo).

Il calcolo contributivo non comporta una penalizzazione fissa, in quanto l’ammontare dell’assegno dipende dalla specifica carriera lavorativa: è stata comunque rilevata, in gran parte dei casi, una penalizzazione media del 25-30%.

 

 

Ape: requisiti e ammontare

L’Ape, sigla che sta per anticipo pensionistico, consente di anticipare sino al 95% della pensione a chi possiede almeno 63 anni e 7 mesi di età e 20 anni di contributi.

In cambio dell’anticipo, ottenuto grazie a un prestito bancario, la quota retributiva della pensione (cioè i contributi versati sino al 31 dicembre 2011, per chi possiede oltre 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995, o sino al 31 dicembre 1995 per chi alla stessa data ne possiede meno di 18 anni) è ridotta di una percentuale che può variare, mediamente, dall’1,4% all’8% dell’assegno. La riduzione percentuale dipende dal reddito pensionabile, dagli anni di anticipo e dalla particolare situazione del richiedente (i tagli saranno minori per chi ha gravi patologie, per i disoccupati di lunga durata e per gli esuberi, in quanto, nei primi due casi, lo stato paga una parte del prestito e nel secondo caso parte del finanziamento è coperto dell’azienda).

L’Ape non è ancora definitiva, ma con tutta probabilità sarà attuata assieme alla prossima legge di stabilità: si ritiene , in base alle notizie divulgate, che tutti i pensionati, stanti i requisiti di età e contribuzione, potranno accedervi, compresi i lavoratori autonomi e i dipendenti pubblici.

Tuttavia, poiché a subire il taglio è la sola quota retributiva della pensione, si ritiene che l’accesso sia precluso a chi ha diritto al calcolo esclusivamente contributivo, in quanto non potrebbe subire alcuna penalizzazione.

D’altra parte, chi ha diritto al solo calcolo contributivo ha già la possibilità di uscire dal lavoro con la pensione anticipata contributiva, per accedere alla quale, salvo i 7 mesi aggiuntivi relativi al requisito d’età e salvo il limite relativo all’ammontare minimo dell’assegno, non vi sono particolari differenze rispetto all’Ape.

 

 

Ape o computo?

Considerato quanto esposto, sono soltanto i contribuenti “misti”, cioè coloro che possiedono meno di 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995, a poter effettuare la scelta tra Ape e pensione anticipata contributiva col computo, in quanto i retributivi puri possono soltanto scegliere l’Ape ed i contributivi puri soltanto la pensione anticipata.

Certamente, il calcolo retributivo, anche se penalizzato dall’ape, risulta sempre più favorevole rispetto al contributivo. Tuttavia, non è possibile generalizzare per valutare l’opzione più conveniente, ma è necessario studiare approfonditamente la situazione previdenziale di ogni soggetto interessato, con particolare riguardo alla collocazione dei contributi. La penalizzazione della pensione anticipata contributiva, difatti, è tanto più bassa quanto più esigui sono i periodi soggetti al calcolo retributivo: in pratica, meno sono i contributi precedenti al 1996, più è conveniente il computo, in quanto non sono presenti grandi differenze di calcolo.

Inoltre, bisogna ricordare che, per il computo, è necessaria l’iscrizione alla Gestione Separata (anche se datata, in quanto, una volta iscritti, non è prevista la cancellazione dalla gestione); chi non è iscritto, dunque, non ha la facoltà di optare per il cumulo dei contributi.


[1] Inps Circ. n.184/2015.

 


richiedi consulenza ai nostri professionisti

 
 
Commenti
23 Set 2016 Alberto Lombardo

Buonasera.Sono Italiano e vivo in Spagna de circa 20 anni.Ho lavorato 20 -21.anni in fabbrica.Al mese di dicembre compio 63.Potrei entrare nel Ape.Ho dei problemi fisici.E Credo che giá.Non posso seguire lavorando.Una piccola pensione, non e molto pero es un appoggio.Grazie in anticipo spero que mi sono espressato in maniera que,possono capire.qual’e e la mia domanda.Un saluto.

 
28 Nov 2016 pasquale monaco

ho chiesto la legge 151,ma inps mi ha detto che non la posso usufrire perche mio padre 87 pensionato di invalidità da più di 30 anni sta con mamma che ha la 104,che posso fare? grazie