Ricorsi: come chiedere la sospensione degli atti fiscali
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4 Set 2016
 
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Ricorsi: come chiedere la sospensione degli atti fiscali

Richieste di pagamento di Equitalia, del Comune o dell’agenzia delle Entrate: è possibile presentare un’istanza di sospensione con cui viene impedita l’esecuzione forzata nelle more della definizione del giudizio di opposizione.

 

Se arriva un accertamento fiscale, un ricalcolo della dichiarazione dei redditi o delle imposte sulla casa da pagare, o ancora se il postino notifica una cartella di pagamento di Equitalia, è possibile chiedere, la sospensione dell’efficacia del provvedimento in presenza di gravi vizi. In questo modo, mentre il giudice (in caso di contestuale ricorso alla Commissione Tributaria Provinciale) o l’organo amministrativo che ha emanato l’atto (in caso di ricorso in autotutela) decide sulle contestazioni sollevate dal contribuente, il provvedimento non potrà avere esecuzione e, in definitiva, non sarà possibile avviare pignoramenti, blocchi di stipendio, prelievi dal conto, ecc.

 

La richiesta di sospensione presuppone ovviamente l’avvio di una contestazione formale, da parte del contribuente, per degli errori contenuti nell’atto. Va dunque sempre accompagnata da un ricorso, sia esso in via giudiziaria (il che necessita della presenza di un difensore per liti sopra 3.000 euro) o in via amministrativa (l’istanza di sgravio in autotutela può essere presentata anche direttamente dall’interessato).

Non è quindi possibile presentare un’istanza di sospensione senza che vi sia una specifica denuncia di vizi dell’atto: ad esempio, chi chiede la sospensione solo perché non ha momentaneamente i soldi per pagare si vedrà rigettare l’istanza.

 

 

La sospensione in via amministrativa

La sospensione del provvedimento può essere richiesta con una semplice istanza in autotutela (in carta semplice e senza bolli) direttamente indirizzata all’organo amministrativo che ha emanato l’atto. Questo dovrà pronunciarsi entro un termine ragionevole (non fissato dalla legge). Il silenzio si considera rigetto. Contro il rigetto è possibile fare ricorso, ma tale ricorso potrà avere ad oggetto solo l’illegittimità del rifiuto dal punto di vista procedurale (ossia per vizi propri, inerenti cioè al corretto esercizio del rifiuto); non è invece possibile impugnare, contro il diniego di autotutela, anche il merito della pretesa tributaria [1].

La semplice presentazione del ricorso in autotutela, se non accolto, non sospende né l’atto, né i termini per presentare ricorso al giudice; sicché è consigliabile sempre procedere per ambedue le strade, in modo da non precludersi poi la carta giudiziale in caso di diniego.

 

Nel caso di cartella di pagamento di Equitalia è possibile presentare un’istanza di sospensione secondo le regole appositamente fissate solo per queste ultime nel caso di:

  • cartella prescritta o interessata da decadenza;
  • cartella sospesa da un precedente provvedimento di un giudice o di un’autorità amministrativa;
  • cartella annullata da uno sgravio o dal giudice;
  • pagamento del debito già avvenuto.

In questi casi – e solo in questi – l’istanza di sospensione (da presentarsi entro 60 giorni dal ricevimento della cartella) sospende la richiesta di pagamento in automatico e, se entro 220 giorni non arriva risposa, il ricorso si considera accolto. Con la conseguenza che la cartella viene annullata.

 

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Se l’atto fiscale viene sospeso dall’autorità amministrativa, il termine che, nel frattempo è decorso, vale ai fini della prescrizione: questo significa che se la sospensione dura parecchio tempo, l’atto potrebbe decadere da solo (regola che non vale nel caso in cui la sospensione sia stata decretata dal giudice).

 

 

La sospensione in via giudiziale

Nello stesso ricorso presentato al giudice il contribuente può accludere una richiesta di sospensione dell’atto impugnato. In tal caso, in attesa della sentenza definitiva della Commissione Tributaria, la sospensiva garantirà al ricorrente di non vedersi bussare a casa l’ufficiale giudiziario per il pignoramento, o di non subire il fermo dell’auto o l’ipoteca sulla casa.

 

I presupposti per richiedere la sospensione sono due:

  • la dimostrazione che, in caso di esecuzione forzata, ci sia il pericolo che si verifichi un danno grave e irreparabile per il contribuente (questo presupposto viene chiamato dai giuristi “periculum in mora”). Tale nozione presuppone tra l’altro l’immediatezza del danno. Negli accertamenti esecutivi il danno è potenzialmente imminente poiché è saltata la fase dell’iscrizione a ruolo. È vero che Equitalia non può avviare il pignoramento prima di 180 giorni dall’affidamento del carico tributario, ma è anche vero che ciò non impedisce l’adozione di misure cautelari come il fermo auto o l’ipoteca. Ecco la ragione per cui è sempre opportuno, in caso di un accertamento esecutivo, chiederne la sospensiva. Per dimostrare l’esistenza del pregiudizio grave e irreparabile occorre provare (documenti alla mano) come il pagamento dell’importo richiesto dal Fisco determinerebbe un danno difficilmente riparabile con la sentenza di merito. Si pensi ad esempio al contribuente costretto a svendere i propri beni, gli immobili di famiglia o l’azienda per far fronte al debito verso le Entrate. Secondo molte Commissioni, inoltre, è “grave” il danno derivante dalla mancanza di liquidità che costringerebbe l’interessato a ricorrere al credito bancario, con pesanti oneri finanziari;
  • l’esistenza del vizio dell’atto, almeno da un’analisi sommaria del ricorso, senza entrare troppo nel merito (viene detto “fumus boni juris”).

 

Già al termine delle udienze di sospensiva, la Commissione legge il dispositivo dell’ordinanza cautelare. Questo comporta che il contribuente viene a sapere immediatamente se la richiesta è stata accolta oppure no. Il che implica anche una prima idea su quello che è l’indirizzo dei giudici in merito alle censure sollevate nel ricorso.

 

Tuttavia, se la richiesta di sospensiva non viene accolta la Commissione può condannare il ricorrente al pagamento delle spese processuali. Tale previsione – di recente introduzione – serve per scoraggiare la proposizione di istanze di sospensione del tutto infondate, quando ad esempio si riferiscono a importi molto bassi, il cui pagamento non determinerebbe alcun rischio di insolvenza.

 

In caso di eccezionale urgenza, si può chiedere al presidente della Commissione l’adozione di un decreto di sospensione d’urgenza. In tal caso, il provvedimento deve poi essere confermato da una ordinanza Collegiale.


 


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