I registri di cancelleria non valgono come certificazioni
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3 Set 2016
 
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I registri di cancelleria non valgono come certificazioni

Non hanno valore di prova privilegiata e non fanno pubblica fede i dati che risultano dai registri tenuti dalle cancellerie dei tribunali.

 

Benché custoditi in luogo chiuso e non accessibile al pubblico, benché redatti solo dai cancellieri autorizzati che sono pubblici ufficiali, i dati risultanti dai registri di cancelleria non hanno valore certificatorio e non possono valere come prova privilegiata in quanto privi del carattere di ufficialità. È questo il nuovo principio di diritto fissato dalla Cassazione con una recente sentenza [1], in netta contrapposizione con il precedente del 2007 [2].

 

 

La vicenda

Un avvocato, nel verificare su un registro di cancelleria la data di rinvio di un’udienza, non si era accorto che il giorno ivi indicato era stato erroneamente indicato dal cancelliere (per una semplice svista) rispetto a quello – invece corretto – riportato sul verbale di udienza. Pertanto, il difensore non aveva partecipato alla discussione della causa, facendo affidamento su quanto invece letto sul registro. In particolare, l’imputato era stato condannato in quanto il suo difensore aveva fatto affidamento sul registro di cancelleria delle udienze dibattimentali che riportava un data errata, posteriore a quella in cui la sentenza era stata pronunciata.

Nel chiedere una remissioni in termini, non trattandosi di errore determinato da propria colpa, l’avvocato si è visto respingere la richiesta. Ben avrebbe fatto il difensore – ammoniscono i giudici della Cassazione – a confidare solo su quanto riportato dal provvedimento del giudice.

 

 

Sempre meglio chiedere al cancelliere il fascicolo

L’espressa limitazione all’accessibilità ai registri di cancelleria al solo personale autorizzato, amministrativo o giudiziario, con esclusione del pubblico, delle parti e dei loro difensori, esclude l’ufficialità del registro mod. 16 e la ostensibilità a soggetti diversi dal personale di cancellaria e giudiziario. Pertanto l’errore di trascrizione operato dal cancelliere sul registro non ha alcun rilievo, “posto che – si legge nella sentenza – l’unico atto dotato di pubblica fede è costituito dal verbale di udienza, unico atto processuale liberamente accessibile dalla parte interessata, nel quale risulta riportata la corretta annotazione nella data del rinvio”.

Con l’avvento del processo civile telematico, le cose sono cambiate, almeno in parte. La consultazione avviene online e il provvedimento del giudice con cui questi dispone la data dell’udienza di rinvio (emesso con ordinanza resa fuori udienza) viene normalmente comunicato agli avvocati tramite posta elettronica certificata. Dunque, la verifica della corretta data avviene già attraverso l’unico documento ufficiale, ossia il verbale di udienza stesso. Il problema potrebbe porsi allora in tutti gli altri casi. Questo perché – come detto dalla Corte – i dati contenuti in un registro di cancelleria non hanno alcun valore per le parti e i loro difensori.


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. III Penale, sentenza 31 maggio – 31 agosto 2016, n. 35864
Presidente Rosi – Relatore Scarcella

Ritenuto in fatto

1. Con sentenza emessa in data 4/11/2014, depositata in data 21/11/2014, il tribunale di SANTA MARIA CAPUA VETERE dichiarava P.L. colpevole del reato di cui all’art. 137, comma primo, d.lgs. n. 152 del 2006 perché, nella qualità descritta nell’imputazione, effettuava scarichi di acque reflue industriali provenienti dall’attività predetta senza autorizzazione.
2. Ha proposto ricorso P.L. , a mezzo di difensore fiduciario cassazionista, impugnando la sentenza predetta con cui deduce un unico motivo, di seguito enunciato nei limiti strettamente necessari per la motivazione ex art. 173 disp. att. cod. proc. pen..
2.1. Deduce, con tale unico motivo, il vizio di cui all’art. 606, lett. c), cod. proc. pen. per inosservanza degli artt. 178, lett. c) e 179, comma primo, cod. proc. pen..
In sintesi la censura investe la sentenza impugnata in quanto, sostiene il ricorrente, l’imputato, tratto a giudizio all’udienza del 16 maggio 2014, non era stato a tale udienza giudicato in quanto il processo non veniva celebrato per adesione dell’allora difensore di fiducia all’astensione proclamata dall’Avvocatura con conseguente sospensione del processo

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[1] Cass. sent. n. 35864/2016.

[2] Cass. sent. n. 35616/2007.

 


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