Guida in stato di ebbrezza: evitare la confisca dell’auto
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3 Set 2016
 
L'autore
Carlos Arija Garcia
 


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Guida in stato di ebbrezza: evitare la confisca dell’auto

Con un tasso alcolico oltre 1,5 g/l, scatta la confisca se il veicolo è di proprietà di chi ha bevuto. Come evitarla? Con lavori socialmente utili.

 

La premessa è tanto necessaria quanto ovvia: per evitare di essere pizzicati al volante con un bicchierino di troppo e di vederci confiscare l’auto per guida in stato di ebbrezza, la soluzione migliore è quella di non bere alcolici. Chi, invece, decide di sfidare la sorte pensando “tanto lo reggo, mica mi ubriaco” sappia a che cosa va incontro.

 

 

Quando scatta la confisca dell’auto

La confisca dell’auto per guida in stato di ebbrezza scatta quando viene accertato un tasso alcolemico nel sangue superiore a 1,5 grammi per litro. In questo caso è prevista l’ammenda da 1.500 euro a 6.000 euro, l’arresto da sei mesi ad un anno, la sospensione della patente da uno a due anni e, nel caso l’automobilista sia recidivo nel biennio nel guidare dopo avere alzato il gomito oppure abbia causato un incidente, la revoca della patente. A ciò si aggiunge la confisca del veicolo se (ma solo se) è di proprietà (del tutto o in parte) della persona che ha commesso il reato.

Qui, però, è opportuno aprire una parentesi, perché il concetto di “proprietà” di un veicolo è un tanto relativo. Il concetto di appartenenza, infatti, non deve essere inteso in senso tecnico, cioè basandosi solo su chi risulta come proprietario negli uffici pubblici, ma, come precisa la Cassazione, chi ha “l’effettivo dominio sul veicolo, che può assumere la forma di possesso o della detenzione purché non occasionali” [1]. In sostanza, la Suprema Corte ci dice questo: se compro un motorino, lo intesto a me ma lo usa solo mio figlio, è come se fosse di mio figlio. Inoltre, la confisca di un auto intestata ad un terzo è esclusa solo se il proprietario risulta del tutto estraneo al reato e in buona fede [2]. Proviamo ad immaginare: se esco con un amico con la mia macchina, lo convinco a bere, mi accompagna a casa perché ho bevuto più di lui e gli presto l’auto per tornare a casa sua in stato di ebbrezza, forse non sono del tutto estraneo al reato. Chiusa la parentesi.

La confisca dell’auto per guida in stato di ebbrezza è prevista dalla Cassazione [3] e la norma è valida nel caso di patteggiamento e di decreto penale di condanna. A differenza del sequestro amministrativo, in virtù del quale il conducente non perde immediatamente la proprietà del veicolo, con la confisca il mezzo viene sottratto definitivamente al proprietario e non gli verrà più restituito: diventerà di proprietà dello Stato e verrà messo all’asta. Contro la confisca è ammesso il ricorso al Prefetto o al Giudice di Pace.

 

 

Come evitare la confisca dell’auto

Il primo requisito per poter sperare che l’auto non venga confiscata perché trovati alla guida in stato di ebbrezza con un tasso superiore a 1,5 g/l è non aver causato un incidente. Posto che questo non sia successo ma che si sia soltanto “incappati” in un controllo di routine, si può prendere in considerazione il secondo requisito, cioè: trattare.

La legge, infatti, permette di evitare la confisca dell’auto attraverso la conversione della pena stabilita dal giudice (multa e arresto) in lavori socialmente utili a queste condizioni: ogni 250 euro di ammenda corrispondono ad 1 giorno di lavoro (per un ente pubblico, un’associazione di volontariato, una Onlus, ecc., ovviamente non retribuito). Un mese di arresto corrisponde a un mese di lavoro. Se la persona che ha commesso il reato accetta queste condizioni, verrà eliminata anche la confisca dell’auto. Il Giudice provvederà ad accertarsi dell’effettivo e corretto svolgimento del servizio socialmente utile tramite una specifica udienza fissata dal Tribunale. Finito questo periodo, verrà dichiarata l’estinzione del reato di guida in stato d’ebbrezza. Ed il lavoratore socialmente utile tornerà a guidare la sua auto. Possibilmente sobrio.


[1] Sent. Cass. 20610/2010.

[2] Sent. Cass. 39777/2012.

[3] Sent. Cass. 43501/2009.

 

Autore immagine: Pixabay

 


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