Che valore ha, in giudizio, la copia a stampa di una pagina web?
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2 Set 2016
 
L'autore
Giovanni Bonomo
 


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Che valore ha, in giudizio, la copia a stampa di una pagina web?

I documenti analogici privi di autenticazione sono considerati, dal Codice dell’amministrazione digitale, come documenti informatici non sottoscritti digitalmente: qualora la parte contro cui il documento viene prodotto ne disconosca la conformità all’originale, il giudice potrà convincersi invece della conformità sulla base di altri elementi probatori.

 

Abbiamo già affrontato su questa rivista la questione relativa al valore di prova che hanno, nel processo civile, le scritture private, le foto, i video, le semplici email e anche i fax, i telegrammi e le lettere tra le parti [1]. Ci occuperemo ora del valore probatorio dei messaggi di testo sms, delle pagine Web e dei “documenti informatici” privi di firma.

 

La pagina Web – così come i messaggi di posta elettronica non muniti di firma elettronica e i  messaggi di testo sms – è un documento che può essere rilevante come prova nel giudizio civile anche se non sottoscritto.

 

Chiariamo anzitutto che per documento informatico – termine recepito nel nostro ordinamento a partire dall’anno 2005 con l’integrazione, da parte del Codice dell’amministrazione digitale,  dell’articolo del codice civile sulle riproduzioni meccaniche, delle quali ora costituisce una specie [2] -, si intende ogni «rappresentazione informatica di atti, fatti o dati giuridicamente rilevanti”, in contrapposizione al documento analogico, che resta la “rappresentazione non informatica di atti, fatti o dati giuridicamente rilevanti».

 

Abbiamo riportato le stesse parole del Codice dell’amministrazione digitale. Si tratta di un concetto essenziale dell’attuale processo di digitalizzazione in corso della pubblica amministrazione e dell’ordinamento giudiziario, che si adeguano all’innovazione tecnologica.

 

La pagina Web rappresenta, tramite il linguaggio Html e i protocolli di trasferimento Http, l’immagine, scaricata nella memoria del nostro Pc, delle informazioni presenti sul sito che stiamo visitando. Spesso tale pagina fa da accesso a contenuti multimediali più complessi.

 

Ciò che appare sullo schermo del nostro computer quando accediamo ad un sito internet non è altro che la replica, scaricata nella memoria di lavoro del nostro Pc, delle informazioni presenti sul sito che stiamo visitando. Si tratta, pertanto, della riproduzione, di atti, fatti o dati giuridicamente rilevanti o, in altri termini, di un documento informatico.

 

Il problema si pone con riferimento alle vigenti disposizioni che affidano la valutazione della idoneità del documento informatico a soddisfare il requisito della forma scritta e della sua  efficacia probatoria  al prudente apprezzamento del giudice  [3].

 

I documenti informatici non firmati, cioè sottoscritti digitalmente, sono ricondotti alla previsione della norma del codice civile sopra richiamata, che comprende anche le riproduzioni meccaniche di atti o fatti rappresentati da una pagina Web. A maggior ragione se questa viene prodotta in versione cartacea quale documento analogico.

 

Essi formano, come recita tale norma, piena prova dei fatti e delle cose rappresentate se colui contro il quale sono prodotte non ne disconosce la conformità a tali fatti o cose [4].

Anche la stampa di una pagina Web prodotta in giudizio rientra nella previsione del codice dell’amministrazione digitale, il quale stabilisce  che le copie su supporto analogico hanno la stessa efficacia probatoria dell’originale da cui sono tratte se la loro conformità non è espressamente disconosciuta; e che i duplicati, le copie, gli estratti del documento informatico, anche se riprodotti su diversi tipi di supporto, sono validi a tutti gli effetti di legge, se conformi alle vigenti regole tecniche [5].

 

La previsione è perfettamente logica se pensiamo che la riproduzione su carta di una pagina Web costituisce una riproduzione fotografica dello stato di un sito Internet in un determinato momento. Come ogni altra rappresentazione di fatti o cose, la “videata” del sito rappresenta ciò che era visibile – o fruibile in caso di contenuti multimediali – collegandosi ad un determinato indirizzo (url) in un determinato momento.

 

Ma che cosa succede in caso di disconoscimento? Ebbene, nulla impedisce al giudice di accertare l’autenticità del documento attraverso altri mezzi di prova, compiendo indagini in corso di giudizio, potendo avvalersi anche delle presunzioni. Vale cioè il principio generale del libero apprezzamento del giudice previsto dal codice di procedura civile [6].

 

Mentre il disconoscimento di una scrittura privata, in mancanza di richiesta di verificazione e di esito positivo, preclude l’utilizzazione della stessa in giudizio, il disconoscimento di documento informatico non firmato non impedisce che il giudice possa accertare la conformità all’originale anche tramite altri mezzi di prova come anche le presunzioni. [7]

 

Concludendo, e lasciando stare il caso particolare del telefax e quello del telegramma, espressamente disciplinati dal codice civile [8] e che verranno  separatamente analizzati su questa rivista, la copia a stampa della pagina Web, se non viene disconosciuta dalla parte contro cui è prodotta, formerà piena prova dei fatti rappresentati.

 

In caso di disconoscimento, invece, la riproduzione, come per ogni altro documento informatico non sottoscritto, tornerà ad essere liberamente valutabile, alla stregua di una presunzione semplice, e potrà fondare il convincimento del giudice sugli stessi fatti laddove fosse corroborata da altri elementi probatori.


In pratica

[1] Clicca qui sui requisiti e sulle modalità del disconoscimento di scrittura privata (art. 214 s. c.p.c.);

Clicca qui  sulle  riproduzione meccaniche, foto, videoregistrazioni, riproduzioni fonografiche, email semplici (su quest’ultime, in particolare: Che valore ha una email semplice?); fax, telegrammi e lettere tra le parti: quale prova allinterno del processo? sull’efficacia nel processo civile di fax, telegrammi e lettere tra le parti.

 

[2] Tra le riproduzioni meccaniche elencate in modo non tassativo dall’art. 2712 cod. civ. vengono  inserita dal Codice dell’amministrazione digitale (D. Lgs. 7. 3.2005 n. 82, art. 20) anche le riproduzioni informatiche.

 

[3] Art. 20 comma 1 bis c.a.d. «L’idoneità del documento informatico a soddisfare il requisito della forma scritta e il suo valore probatorio sono liberamente valutabili in giudizio, tenuto conto delle sue caratteristiche oggettive di qualità, sicurezza, integrità ed immodificabilità, fermo restando quanto disposto dall’articolo 21».

 

[4] Il codice civile prevede altri documenti che possono costituire prova nel giudizio ancorché non sottoscritti dal suo autore: il telegramma (art. 2705 cod. civ.), i registri domestici (art. 2707 cod. civ.), le annotazioni del creditore a margine dei documenti in suo possesso (art. 2708 cod. civ.), le scritture contabili prodotte contro l’imprenditore (art. 2709 e ss. cod. civ.), le copie delle scritture (art. 2714 e ss. cod. civ.). Anche la posta elettronica ordinaria, consistendo in un testo inviato al gestore del servizio perché sia inoltrato a destinazione con la consegna nella casella di posta elettronica del destinatario, appare assimilabile, in via analogica, sul piano dell’efficacia probatoria, a quella del telegramma: se il messaggio non è sottoscritto – e la maggior parte delle e-mail non lo è – il giudice può ritenere provati i fatti in esso descritti a mano che la parte contro cui la email viene utilizzata non la disconosca.

 

[5] Art. 23 «Copie analogiche di documenti informatici» c.a.d.

 

[6] Art. 116 valutazione delle prove cod. proc. civ.

 

[7] Art. 214 “Disconoscimento della scrittura privata” cod. proc. civ. e ss.

 

[8] Art. 2705 Telegramma cod. civ. e art. 2719 Copie fotografiche di scritture. Con riferimento al telefax anticipiamo solo  che prevale l’opinione, ora anche in giurisprudenza, che il telefax, più che una copia fotografica di scrittura, sia i più una copia teletrasmessa dell’originale che resta al mittente, e che sia quindi una copia fotografica della scrittura originale, rientrando sempre nella previsione dell’art. 2712 cod. civ.

 


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