Non si può escludere un figlio dall’eredità
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9 Set 2016
 
L'autore
Marco Borriello
 


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Non si può escludere un figlio dall’eredità

Eredi legittimari e quota di legittima. Il testamento e la divisione ereditaria. Cos’è la quota disponibile e perché impugnare un testamento.

 

Alla morte di una persona, si apre la successione ereditaria. Infatti, per la nostra legge e come è logico che sia, il patrimonio del defunto non può restare senza un titolare.

 

 

Chi sono gli eredi legittimari?

In particolare, nella successione ereditaria, il nostro sistema normativo privilegia i parenti più prossimi del defunto e, per la precisione, il coniuge (se è ancora vivente) ed i figli. Questi eredi sono tecnicamente definiti eredi legittimari ed hanno prevalenza e diritti che superano quelli dei parenti più lontani. Per la verità, sono eredi legittimari anche gli ascendenti, cioè i genitori del defunto, ma i loro diritti sorgono solo in assenza di figli della persona deceduta.

 

 

Come si divide l’eredità?

È la legge [1] che stabilisce le quote di ripartizione dell’eredità:

– in presenza del coniuge e di un figlio, il patrimonio ereditario sarà diviso tra i due in parti uguali;

– in presenza del coniuge e di due o più figli, al primo andrà 1/3 del patrimonio ereditario, mentre i figli si divideranno in parti uguali i restanti 2/3;

– in presenza di due o più figli, il patrimonio ereditario sarà ovviamente diviso in parti uguali.

 

 

Che cos’è la comunione ereditaria?

Quando muore una persona e non ha lasciato testamento, abbiamo visto che il patrimonio ereditario è destinato ai parenti più prossimi. Dopo che gli eredi hanno accettato l’eredità, i beni del defunto diventano di proprietà dei medesimi, nel rispetto delle quote di legge.

 

Facendo un esempio pratico, se il genitore ha lasciato due figli, una casa in città, una al mare e un terreno in campagna, gli eredi diventeranno proprietari, pro quota, di tutti questi beni. In altre parole, entrambi i figli saranno comproprietari, al 50%, di tutti gli immobili rimasti.

 

Questa situazione descritta si definisce comunione ereditaria, che si può sciogliere soltanto attraverso un accordo amichevole tra gli eredi oppure facendo una causa diretta alla divisione del patrimonio ereditario.

 

 

Posso dividere il mio patrimonio con un testamento?

Assolutamente si. Uno degli effetti principali prodotti da un testamento è proprio quello di dividere il proprio patrimonio, per evitare quindi, inutili condivisioni di beni, che potrebbero provocare dissapori e contrasti tra gli eredi.

 

Lo scopo anzi detto, però spesso si scontra con la realtà delle cose. Se, infatti, si lasciano due figli e due appartamenti in città di pari valore, la divisione sarà inevitabilmente facile e di pronta soluzione, mentre i problemi nasceranno quando i beni rimasti saranno di valore e natura diversa e quando gli eredi saranno di più.

 

Ad esempio, se si lasciano un coniuge, due figli, l’abitazione familiare ed un piccolo terreno in campagna, sarà difficile realizzare, tramite testamento, una divisione equa e nel rispetto della legge.

 

Dovete, infatti, sempre ricordare che gli eredi legittimari (coniuge superstite e figli) sono destinatari di una quota minima di patrimonio ereditario che non può assolutamente essere toccata, neanche con il testamento. Tale quota si definisce quota di legittima.

 

 

Posso lasciare tutta l’eredità a un solo figlio?

Assolutamente no. Se avete due o più figli, di regola, l’eredità deve essere divisa in parti uguali tra gli stessi. L’unica possibilità che avete, è quella di destinare, per testamento, una parte del patrimonio a favore dell’uno piuttosto che dell’altro. In questo caso si parla di “quota disponibile”, cioè quella parte di patrimonio che possiamo liberamente lasciare a chiunque vogliamo (un figlio, un parente più lontano, un amico, l’amante, ecc).

 

Ebbene, tenendo conto degli eredi legittimari e della cosiddetta quota di legittima minima a loro riservata, secondo la legge, la quota disponibile anzi detta è:

– in presenza del coniuge e di un solo figlio, la quota disponibile è pari ad 1/3 del patrimonio;

– in presenza del coniuge e di due o più figli, la quota disponibile è pari ad 1/4 [2];

– se invece, non c’è il coniuge, in presenza di un solo figlio, la quota disponibile è pari alla metà del patrimonio;

– se non c’è il coniuge, in presenza di due o più figli, la quota disponibile è pari a 1/3 [3].

Ricapitolando con la quota disponibile, il genitore, ad esempio tramite testamento, può lasciare qualcosa in più ad un solo figlio e contemporaneamente dividere senza grossi problemi, un patrimonio ereditario disomogeneo, cioè composto da beni di diversa natura e valore.

 

Poniamo, quindi, il caso di un patrimonio ereditario composto dall’appartamento familiare (valore 250.000 euro) e una casa al mare (valore 50.000 euro) e di due figli, Luca e Carlo, come eredi rimasti. Ebbene, abbiamo un eredità del valore complessivo di 300.000 euro e quindi, teoricamente la quota spettante a ciascun figlio sarebbe di 150.000 euro: è possibile lasciare l’appartamento ad entrambi, cioè 50% all’uno e 50% all’altro, e la casa al mare al solo Luca?

 

Assolutamente si. Infatti, con questa ripartizione testamentaria è stata destinata una quota ereditaria, pari a 1/6 del patrimonio, al solo Luca. Tale ammontare rientra ampiamente nella quota disponibile massima destinabile, che, in questo caso, abbiamo visto ammonta ad 1/3. Il testamento e la divisione realizzata sono assolutamente impeccabili.

 

Ma cosa succede se il genitore lascia tutto l’appartamento familiare a Luca e la casa al  mare a Carlo? Questi come può fare per salvaguardare la propria quota di eredità, in tal caso maltrattata?

 

 

Posso impugnare un testamento?

Assolutamente si. Se il vostro genitore vi ha lasciato per testamento meno di quanto vi era dovuto secondo la legge (per le quote si rimanda a quanto sopra scritto), avete tutto il diritto d’impugnarlo.

 

Valutate quindi, il valore complessivo del patrimonio ereditario ( beni immobili, conti corrente, titoli, ecc), verificate la quota di legge a voi spettante e se i conti non tornano, potete impugnare il testamento con l’azione di riduzione, ottenendo quanto vi è dovuto.

 

Ricordatevi che l’azione di riduzione si prescrive in dieci anni decorrenti dalla data di accettazione dell’eredità [4].


[1] Art. 581 cod. civ.

[2] Art. 542 cod. civ.

[3] Art. 537 cod. civ.

[4] Cass. civ. sent. n. 20644/2004.

 


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Commenti
11 Set 2016 Cesare Bartolini

Ma no, ma no. In caso di preterizione del legittimario solo la divisione effettuata dal testatore è nulla ai sensi dell’art. 735 c.c., non certo l’istituzione. Peraltro si ritiene che anche un testamento che contenga una divisione che viola l’art. 735 c.c. sia considerato valido e ricevibile, in quanto il legittimario pretermesso non ha alcun interesse ad impugnare la divisione finché non abbia esperito con successo l’azione di riduzione e quindi gli sia stato riconosciuta la preterizione, e pertanto la nullità non deriva dal testamento in sé ma dal successivo (ed eventuale) fatto della riduzione.