Ristrutturazione: direttore lavori responsabile dopo il terremoto
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3 Set 2016
 
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Redazione
 


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Ristrutturazione: direttore lavori responsabile dopo il terremoto

È responsabile il direttore dei lavori che ha ristrutturato un edificio successivamente crollato a seguito di terremoto.

 

È di scottante attualità la sentenza della Cassazione dello scorso 1° settembre [1] con cui viene sancita la responsabilità di tutti i direttori dei lavori che provvedono alla ristrutturazione di un edificio se questo poi crolla a seguito di terremoto. La vicenda si riferisce al sisma che colpì l’Aquila il 6 aprile 2009, ma potrebbe riproporsi – per le medesime ragioni – anche oggi che si parla delle scosse in centro Italia.

 

Ogni volta che si affida a un direttore dei lavori un intervento strutturale sull’immobile, anche se si tratta di semplice ristrutturazione, egli deve rispettare la normativa antisismica e verificare la sicurezza statica dei pilastri e delle mura. Non importa poi se i problemi derivano da quello che ha fatto il costruttore iniziale del palazzo e da colpe di quest’ultimo. Se, infatti, l’immobile dovesse cadere sotto le scosse del terremoto, ad essere responsabile è anche il professionista che ha diretto i lavori di ristrutturazione. Del resto, in caso di difetti, egli non può non esserne a conoscenza, posta la sua funzione. Né può limitarsi a segnalarli al committente ma deve intervenire in esecuzione del mandato conferitogli, mettendo in sicurezza l’immobile.

 

 

I doveri “antisismici” del direttore dei lavori

Secondo i giudici della Suprema Corte, il compito del direttore dei lavori non può considerarsi di modesta portata solo perché i lavori a lui commissionati riguardano interventi di parziale miglioria dell’immobile. Al contrario il professionista ha sia l’obbligo di intervenire, laddove necessario, per assicurare la stabilità dell’immobile, sia il dovere di informare il proprietario dell’abitazione di tutti i potenziali rischi collegati all’immobile. Tanto al fine di rendere quest’ultimo consapevole dei rischi che corre ed, eventualmente, commissionare ulteriori lavori di consolidamento.

 

In questo modo, la ditta di ristrutturazione – o meglio, il direttore dei lavori che presiede le opere a questa commissionata – diventa una sorta di co-responsabile insieme al primo costruttore del palazzo, pur non avendo un vero e proprio potere di intervento su quelli che furono gli originari progetti e opere di edificazione. Chi provvede alla ristrutturazione, infatti, ha un obbligo giuridico di intervenire: a lui, infatti, è attribuita una posizione di garanzia. Posizione che implica l’obbligo di impedire che si verifichi un evento (il crollo, in questo caso). E non impedire un evento pur avendo l’obbligo di farlo equivale a cagionarlo.

 

Il direttore dei lavori ha quindi l’obbligo di ben eseguire il mandato conferitogli, ad esempio rafforzando i pilastri che presentano gravi fragilità per errori di valutazione compiuti da progettisti ed esecutori iniziali dell’edificio. Inoltre nella relazione tecnica va anche dimostrato che gli interventi progettuali non producono sostanziali modifiche nel comportamento strutturale globale dell’edificio.

 

Il direttore dei lavori si salva dalla dichiarazione di responsabilità solo se risulta che il committente gli ha commissionato ulteriori e decisivi lavori, pur informato dei rischi.


In pratica

Chi effettua la ristrutturazione è responsabile dell’eventuale crollo dell’immobile dovuto a terremoto se, mettendo mano all’appartamento, si sia accorto di gravi difetti di costruzione – benché realizzati dal primo costruzione in sede di edificazione dell’edificio – e non abbia operato gli interventi necessari alla messa in sicurezza. Quanto meno deve informare il proprietario affinché possa essere consapevole dei rischi che corre ed eventualmente gli commissioni ulteriori lavori di consolidamento.

[1] Cass. sent. n. 36285/16 del 1.09.2016.

 


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