Il medico deve avere per forza l’assicurazione?
Lo sai che?
4 Set 2016
 
L'autore
Redazione
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore
 

Il medico deve avere per forza l’assicurazione?

Assicurazione sulla responsabilità in caso di malasanità o errori di intervento o di diagnosi dei medici dell’ospedale pubblico o che ricevono presso i propri studi privati.

 

Se il medico sbaglia chi paga? Il medico stesso o la sua assicurazione? E se non è assicurato che succede? È dovere di ogni sanitario essere assicurato e, in tal caso, è diritto del paziente conoscere in anticipo gli estremi della relativa polizza? Sono domande che affollano la mente di chiunque si trovi in una sala di attesa di un ospedale, una clinica o uno studio privato. Questo perché, se il dottore sbaglia, il paziente – a differenza dell’errore prodotto da qualsiasi altro professionista – subisce spesso un danno irreparabile. E, quasi sempre, il danno è di importi tanto elevati da metterne in forse la riscossione. Il risarcimento è quindi un’amara consolazione, che tuttavia solo le assicurazioni possono permettersi.

 

Detto ciò viene naturale pensare che (almeno) per i medici sussista l’obbligo di una copertura assicurativa. E invece non è così. Solo nel caso in cui il paziente venga assistito da un medico pubblico (ossia un dipendente del Servizio Sanitario Nazionale, di quelli cioè presenti – tanto per intenderci – nei comuni ospedali) c’è la garanzia dell’assicurazione stipulata (obbligatoriamente) della struttura sanitaria. Ma tale assicurazione copre solo gli errori derivanti da colpa lieve del sanitario (quelli cioè in cui lo sbaglio o la svista è tutto sommato non tanto grave). Al contrario, nel caso di errori determinati da colpa grave, l’assicurazione dell’ospedale non paga più e spetta al paziente intraprendere una causa (eventualmente penale oppure – di norma – civile) per ottenere il risarcimento del danno. Risarcimento che non è detto che otterrà: infatti, se il sanitario non ha i soldi per pagare la condanna inflittagli dal giudice, il paziente si terrà il danno e la beffa.

 

Per quanto riguarda i medici privati (quelli cioè che ricevono presso il proprio studio o operano presso le case di cura private), una legge del 2011, meglio nota come Decreto Balduzzi, ha previsto l’obbligo di stipulare una copertura assicurativa. Obbligo che doveva entrare in vigore il 14 agosto 2014. Ma così non è stato, almeno secondo gli ordini professionali: mancherebbero infatti i decreti attuativi che la legge impone, i medici privati possono continuare a ricevere e operare i propri clienti pur sprovvisti di assicurazione. Tesi condivisa anche dal Consiglio di Stato [2].

 

Qual è il risultato? Che il cliente di un chirurgo, un ginecologo, un dentista, un dermatologo e finanche un esperto in medicina estetica ha sempre il diritto, prima di firmare il consenso informato e/o prima di rimettersi alle cure del sanitario, di sapere se è assicurato ed, eventualmente, di conoscere gli estremi della polizza per verificare la veridicità delle affermazioni.

 


[1] Legge n. 148/2011.

[2] Il Consiglio di Stato – Sezione Seconda, nella Adunanza di Sezione del 17 dicembre 2014 (pubblicata il 19 febbraio 2015) ritiene ancora “non operante” la normativa, entrata in vigore il 15 agosto 2014, dopo vari rinvii, sull’assicurazione RC professionale per i medici e tutti i professionisti della salute, “fino a quando non sarà avvenuta la pubblicazione ed esaurita la vacatio legis del D.P.R. previsto dal capoverso dell’art. 3 del D.L. 13 settembre 2012, n. 158, convertito, con modificazioni, dalla L. 8 novembre 2012, n. 189, che disciplinerà le procedure e i requisiti minimi ed uniformi per l’idoneità dei contratti assicurativi.”

 


richiedi consulenza ai nostri professionisti

 


Download PDF SCARICA PDF
 
 
Commenti