Assicurazione obbligatoria per i medici: cosa prevede la legge
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3 Set 2016
 
L'autore
Vincenzo Rizza
 


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Assicurazione obbligatoria per i medici: cosa prevede la legge

Il Senato sta esaminando, dopo l’approvazione della Camera, le norme che disciplinano la responsabilità medica. Una materia ricca di zone d’ombra che attende con urgenza di essere disciplinata da una legge chiara e che risolva le innumerevoli incertezze le quali si risolvono, in definitiva, in una minor tutela del paziente-consumatore e in una minore serenità degli operatori sanitari.

 

Il tema della responsabilità professionale dei medici e delle strutture sanitarie appare oggi causa di una notevole mole di giudizi, essendosi ampiamente diffusa la consapevolezza  dei diritti che competono al paziente-consumatore e della necessità che questi venga tutelato con norme vincolanti nel caso di errori. L’Ania, associazione che riunisce le compagnie assicuratrici, stima in circa 30mila, ogni anno, le denunce di pazienti che chiedono un risarcimento per danni da attività medica.

La conseguenza dell’aumento dei casi di contenzioso induce, secondo gli studi eseguiti, ad un aumento della spesa sanitaria per il proliferare di indagini diagnostiche e di accertamenti a volte non necessari, ma resi opportuni dalla necessità di evitare al massimo il rischio di errori.

Senza dire del fatto che, nel dubbio, anche l’attività medica potrebbe essere pregiudicata per la rinuncia da parte degli operatori sanitari, a pratiche rischiose e di esito incerto – a volte però necessarie – per limitare il rischio di risarcimenti.

Insomma: assieme alla legittima aspettativa del malato-consumatore, occorre inibire le distorsioni cui presta il fianco un sistema non ben regolato e che, alla fine, si ritorce contro l’interesse stesso del consumatore alla salute con il ricorso a quella che viene definita medicina difensiva.

È in corso di esame al Senato il disegno di legge già approvato dalla Camera dei  deputati il  28  gennaio 2016, concernente Disposizioni in  materia di  responsabilità professionale del personale sanitario.

Esso segue a un periodo di incertezze applicative scaturite dall’obbligo a carico di tutti i professionisti operatori sanitari di stipulare polizze assicurative a garanzia di eventuali violazioni dell’obbligo di diligenza imposto, ai sensi del Codice Civile [1], a tutti coloro che forniscono prestazioni d’opera professionale (avvocati, ingegneri, architetti ed anche esercenti le professioni sanitarie) [2].

 

Attualmente non vige un obbligo di assicurazione per l’area dei medici dipendenti del Servizio sanitario nazionale, per i quali vige in contemporanea l’onere da parte della struttura sanitaria di appartenenza, di stipulare una polizza solo limitata alla copertura della colpa lieve. Per tali professionisti sorge pertanto l’esigenza – anche se non vi è un obbligo specifico –  di contrarre una assicurazione a copertura della colpa grave.

In teoria l’obbligo di stipulare assicurazioni per la responsabilità civile sarebbe già vigente  a carico dei medici  esercenti la libera professione poiché in forza del cosiddetto “Decreto Balduzzi[3] in origine, l’entrata in vigore dell’obbligo era stata fissata per l’agosto 2013, poi posticipata al 14 agosto 2014. Il suddetto Decreto prevede che mentre la responsabilità penale è limitata ai casi di colpa grave, resta comunque fermo l’obbligo (di natura civilistica) di risarcire eventuale danno fisico e/o morale causato alla vittima.

 

Molti Ordini professionali, tuttavia, hanno ritenuto che la mancata stipula della polizza non è sanzionabile come violazione degli obblighi disciplinari, mancando ancora i decreti attuativi della legge che la impone. Tesi condivisa anche dal Consiglio di Stato [4].

 

Per quanto riguarda, invece, il fondamento dell’obbligo di assicurazione per le strutture sanitarie nelle quali i professionisti si trovano ad operare, la responsabilità per eventuali incidenti di percorso scaturisce anche qui dal Codice Civile e precisamente dalle norme che regolano l’adempimento delle obbligazioni contrattuali e la responsabilità del debitore che si avvale di terzi per eseguire la sua prestazione. [5]

Vi è – si afferma – una obbligazione della struttura sanitaria a fornire prestazioni adeguate ed una sua responsabilità di tipo contrattuale per l’eventuale risarcimento.

Quella che potrebbe apparire una disquisizione da avvocati produce, tuttavia, conseguenze notevoli per il malato che deve chiedere un risarcimento: la responsabilità contrattuale presuppone una prescrizione di dieci anni e l’obbligo per il debitore (alias: struttura sanitaria) di dimostrare di aver fatto il possibile per evitare il danno; la responsabilità professionale del medico come prestatore d’opera intellettuale, invece, prevede una prescrizione di cinque anni e l’obbligo per il paziente di dare dimostrazione dell’errore del professionista.

 

In ogni caso si sono registrate parecchie prese di posizione per i professionisti medici di particolari branche quali la medicina estetica, o la ginecologia: casi nei quali il costo della polizza è veramente ingente stanti i massimali molto alti richiesti per garantire una effettiva tranquillità agli operatori sanitari. Gli ordini professionali si sono già attivati per studiare convenzioni con le compagnie, onde pervenire a polizze standard dai costi contenuti e con condizioni generalizzate. Allo stato, comunque, non v’è un’effettiva differenziazione tra le norme applicabili ed anche questi specialisti molto esposti al rischio di risarcimenti elevati si trovano ad affrontare le medesime situazioni di incertezza di tutti gli altri medici.

 

La Legge Gelli, come attualmente viene definita quella in corso di esame in Parlamento, pone infine alcune regole che dovrebbero sgombrare il campo dalla attuale situazione di incertezza. Essa prevede, infatti, alcuni principi che possono essere così riassunti:

 

– Per quanto riguarda la responsabilità penale dell’operatore sanitario, essa sussiste solo nel caso di dolo o colpa grave, attraverso l’introduzione di una nuova, specifica norma nel Codice penale: l’art. 590 bis. In sostanza, alla norma che punisce il reato di lesioni personali, viene aggiunta una norma espressamente dedicata al medico che riguarda le lesioni da prestazione sanitaria negligente.

– Il medico non incorre in responsabilità qualora si sia attenuto alle linee guida stabilite da società scientifiche o istituti di ricerca accreditati presso il Ministero per la Salute. Ciò, allo scopo di impedire le pratiche di “medicina difensiva” cui abbiamo fatto cenno.

– Per quanto riguarda la responsabilità civile, viene stabilita una differenziazione tra il tipo di responsabilità delle strutture (pubbliche o private) e quella del professionista: la prima di tipo contrattuale con gli effetti cui abbiamo accennato in tema di prescrizione e di onere della prova; l’altra di tipo extracontrattuale per il medico che viene espressamente inquadrato tra gli esercenti le professioni intellettuali.

– L’azione di rivalsa del paziente potrà essere esperita nei confronti della struttura per qualunque tipo di danno e di colpa, a prescindere dalla sua gravità; per quanto riguarda il professionista, invece, l’azione potrà essere esperita solo nel caso di colpa grave o, ovviamente, di dolo.

– Alle azioni di risarcimento viene esteso l’obbligo – attualmente previsto per le cause in materia di prestazioni previdenziali –  di esperire preventivamente un accertamento tecnico preventivo [6]. Procedura da svolgersi presso il Tribunale con la nomina di un perito da parte del giudice e con la partecipazione di tutti i soggetti coinvolti, compresa la compagnia assicuratrice.

– Viene previsto a carico di tutte le strutture sanitarie pubbliche e private ed anche a carico dei professionisti l’obbligo di stipulare una polizza assicurativa le cui caratteristiche dovranno essere regolate da decreti attuativi e che, comunque, dovranno stabilire una copertura temporale molto ampia: le prestazioni sanitarie dovranno essere coperte da assicurazione per i dieci anni successivi dalla loro effettuazione, ed anche nel caso di messa in quiescenza del professionista o di morte (in quest’ultimo caso con responsabilità civile a carico degli eredi).

– Viene istituito – al pari di quanto avviene per i risarcimenti da circolazione stradale – un Fondo di garanzia che coprirà i danni eccedenti rispetto ai massimali di polizza o quelli nei confronti di compagnie assicuratrici in stato di insolvenza o di liquidazione coatta. Anche qui, in un’ottica di maggior tutela per i medici e le strutture che, in caso di esubero rispetto ai massimali, non saranno chiamati a rispondere personalmente della differenza.

 

Concludendo, appare evidente come il completamento dell’iter legislativo in corso consentirà di chiarire alcune zone d’ombra che, allo stato, rendono difficoltosa l’indagine sul complesso normativo vigente, ma appare altresì evidente che, alla fine, saranno i pazienti-consumatori a dover sostenere i maggiori oneri derivanti dalla necessità di garantire a chi è vittima dell’errore medico un adeguato risarcimento: o direttamente, attraverso un aumento del costo della prestazione professionale; o indirettamente, attraverso la spalmatura sulla finanza generale dei costi delle coperture assicurative a carico delle strutture pubbliche e di quelle private che, in genere, operano in convenzione con il Servizio sanitario nazionale.

 

Una maggiore chiarezza, però, si spera possa giovare alla razionalizzazione di un sistema risarcitorio che, allo stato, è lasciato alle interpretazioni giurisprudenziali e ad una sanità nella quale viene sempre di più attuato uno schema di “medicina difensiva” che implica aumenti di costi per accertamenti diagnostici non indispensabili ed una minore serenità di azione per gli operatori della salute.


[1]  Art. 2229 e segg. cod. civ.

[2] Legge n. 148/2011

[3] Legge n. 98/2013 applicativa del D.L. 158/2012 – Art. 3

[4] Il Consiglio di Stato – Sezione Seconda, nella Adunanza di Sezione del 17 dicembre 2014 (pubblicata il 19 febbraio 2015) ritiene ancora “non operante” la normativa, entrata in vigore il 15 agosto 2014, dopo vari rinvii, sull’assicurazione RC professionale per i medici e tutti i professionisti della salute, “fino a quando non sarà avvenuta la pubblicazione ed esaurita la vacatio legis del D.P.R. previsto dal capoverso dell’art. 3 del D.L. 13 settembre 2012, n. 158, convertito, con modificazioni, dalla L. 8 novembre 2012, n. 189, che disciplinerà le procedure e i requisiti minimi ed  uniformi per l’idoneità dei contratti assicurativi.”

[5] Artt. 1218 e 1228 cod. civ.

[6] Art. 669 bis cod. proc. civ.

 


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