Terremoto, pagati 145 miliardi
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3 Set 2016
 
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Massimiliano Palumbo
 


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Terremoto, pagati 145 miliardi

È il costo delle ricostruzioni dal 1970 fino a oggi. La Cgia: «Versato più del doppio rispetto a quanto speso».

 

Quei fondi dovevano servire per la ricostruzione e invece sono stati uno spreco. Tanto che di soldi, lo Stato italiano, ne ha speso il doppio del dovuto, ma senza realizzare quel che si era prefissato.

 

È dal 1970 che funziona così, e cioè da quando si conoscono i dati sui consumi dei carburanti. Da allora, come spiega la Cgia di Mestre, «con le accise abbiamo pagato 145 miliardi per le ricostruzioni post terremoto». Eppure, secondo l’Ordine degli ingegneri, di soldi ne bastavano la metà: 70,4 miliardi, per essere precisi. È questo il costo necessario per ricostruire dopo i sismi che hanno colpito Valle del Belice, Friuli e Irpinia. E poi ancora Marche e Umbria, Molise e Puglia, Abruzzo ed Emilia Romagna.

 

«Ogni qual volta ci rechiamo presso un’area di servizio a fare il pieno – spiega il coordinatore dell’Ufficio studi della Cgia, Paolo Zabeo – 11 centesimi di euro al litro vengono prelevati per finanziare la ricostruzione delle zone che sono state devastate, negli ultimi decenni, da questi eventi sismici. Con questa destinazione d’uso gli italiani continuano a versare all’erario circa 4 miliardi di euro all’anno. Se, come dicono gli esperti, questi fenomeni distruttivi avvengono mediamente ogni cinque anni, è necessario che queste risorse siano impiegate in particolar modo per realizzare gli interventi di prevenzione nelle zone a più alto rischio sismico, e non per altre finalità».

 

Purtroppo il copione è sempre lo stesso. Vediamo come, dal 1968, il modo di operare non è mai cambiato.

  • Valle del Belice (1968): Il Governo era guidato da Aldo Moro. Venne introdotta un’accisa sui carburanti di 10 lire al litro. «Dal 1970 fino al 2015 – precisa la Cgia – l’erario ha incassato 8,6 miliardi di euro nominali, cioè la cifra considerata senza l’adeguamento ai giorni nostri. Secondo il Consiglio nazionale degli ingegneri la ricostruzione è costata 2,2 miliardi di euro nominali. In valori attualizzati al 2016, invece, il costo è stimabile in 9,1 miliardi e la copertura ricavata dal gettito fiscale di 24,6 miliardi;
  • Friuli (1976): Aldo Moro è ancora al Governo e l’esecutivo introduce un’accisa di 99 lire al litro. Dal 1976 al 2015 questa imposta ha garantito un gettito di 146, 6 miliardi di euro (valore attuale), mentre la spesa per la ricostruzione è stata di 18,5 miliardi di euro;
  • Irpinia (1980): Quattro anni più tardi, al governo troviamo Arnaldo Forlani che approva l’introduzione di un’accisa di 75 lire al litro. In questi 35 anni di applicazione l’erario ha riscosso un gettito di 86,4 miliardi di euro, cifra rapportata al valore attuale. Stando alle stime rese note dal Consiglio Nazionale degli ingegneri, la riedificazione degli immobili e delle infrastrutture è costata 52 miliardi di euro.
  • Abruzzo (2009): Dagli anni ’80 arriviamo ai giorni nostri. È il 2009 e la terra trema in Abruzzo. Il Governo di Silvio Berlusconi ritocca il prezzo della benzina e del gasolio per autotrazione di 0,004 euro al litro. «A fronte di una spesa ipotizzata dagli Ingegneri di 13,7 miliardi di euro nominali, lo Stato finora ha incassato 539 milioni di euro nominali. Attualizzando i dati, invece, il costo è sempre di 13,7 miliardi di euro e il gettito proveniente dall’accisa di 540 milioni di euro»;
  • Emilia Romagna (2012): Il sisma scuote l’Emilia Romagna e l’esecutivo presieduto da Mario Monti decide di aumentare le accise sui carburanti di 0,02 euro al litro. «Stando ad una spesa per la ricostruzione che dovrebbe aggirarsi attorno ai 13,3 miliardi di euro, il gettito riscosso fino adesso con l’accisa sulla benzina e sul gasolio per autotrazione è stato di quasi 2,7 miliardi.

 

Insomma, le cifre messe in campo sono importanti e queste possono lievitare ancora se consideriamo che i presidenti di Regione possono introdurre accise locali per far fronte ai costi provocati da calamità. Il commento di Renato Mason, segretario della Cgia di Mestre, è amaro: «Se l’applicazione delle accise per la ricostruzione sono in parte giustificabili, perché mai quando facciamo benzina o gasolio dobbiamo continuare ancora a pagare quelle per la guerra in Abissinia del 1935, per la crisi di Suez del 1956, per il disastro del Vajont del 1963 e per l’alluvione di Firenze del 1966 fino ad arrivare al rinnovo del contratto degli autoferrotranvieri del 2004? Alcune di queste non potremmo cancellarle?»

Riflessione lineare, se non fosse che lo Stato ha ormai reso permanenti quasi tutte le accise introdotte per finanziare avvenimenti del passato.


 


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