Il ritardo del treno può farmi perdere la paga del lavoro?
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5 Set 2016
 
L'autore
Noemi Secci
 


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Il ritardo del treno può farmi perdere la paga del lavoro?

Treno, autobus, mezzi pubblici in ritardo: il dipendente subisce la trattenuta corrispondente in busta paga e la sanzione disciplinare?

 

I ritardi dei treni e dei mezzi di trasporto pubblici in generale non sono certo una rarità: lo spostamento in avanti degli orari, però, costituisce un serio problema per i dipendenti, costretti a ritardare l’ingresso al lavoro. In questi casi, data l’assenza di colpa del lavoratore, questi può senz’altro difendersi, evitando il rischio di perdere la paga corrispondente al lavoro non prestato e di subire ulteriori sanzioni disciplinari, se i ritardi si verificano più volte. Tuttavia, dimostrare la mancanza di colpa non è semplice, in quanto spesso il dipendente è tenuto ad affrontare, per giustificarsi, un vero e proprio procedimento disciplinare.

 

 

Ritardo: le sanzioni disciplinari

Innanzitutto, va ribadito che il ritardo può essere sanzionato solo se privo di giustificazione.

Per il ritardo ingiustificato del lavoratore, poi, la sanzione applicabile non è unica, ma dipende dalle previsioni del contratto collettivo e dal concreto comportamento del dipendente: un conto, ad esempio, sono le conseguenze di un ritardo ingiustificato isolato, un conto le conseguenze di più ritardi ingiustificati reiterati.

Le sanzioni disciplinari, individuate dai contratti collettivi, sono graduate a seconda della gravità del comportamento punito e possono essere applicate solo se è seguita la procedura per l’irrogazione prevista dallo Statuto dei lavoratori (contestazione scritta, termine a difesa, possibilità di farsi assistere, notifica della sanzione entro un certo termine). Dalle più lievi alle più pesanti, troviamo:

  • il rimprovero verbale: questa è la sanzione applicata nei casi meno gravi, della cui applicazione non rimane alcuna traccia; in questo caso, dunque, non è necessario che sia rispettata la procedura di irrogazione;
  • l’ammonizione, chiamata anche biasimo o deplorazione: si tratta di una sanzione simile al rimprovero, ma irrogata in forma scritta;
  • la multa (che non può mai superare le 4 ore di retribuzione);
  • la sospensione (che non può superare i 10 giorni lavorativi);
  • il trasferimento;
  • il licenziamento disciplinare: questa è la sanzione applicata nei casi più gravi, a seguito di gravi ritardi reiterati [1].

 

Posti questi limiti, se il datore di lavoro vuole sanzionare il dipendente per il ritardo deve, in primo luogo, scegliere tra ammonizione, multa o sospensione (le sanzioni possono anche essere indicate con termini differenti e risultare più severe nelle ipotesi più gravi): nella scelta deve valutare il comportamento del lavoratore (gravità del ritardo, ritardi reiterati, etc.) e basarsi su quanto disposto dal contratto collettivo applicato e, eventualmente, dal codice disciplinare aziendale. Ad esempio, il CCNL Commercio prevede, per il ritardo, una trattenuta (si tratta della sanzione equivalente alla multa) in capo al dipendente, che deve essere indicata in busta paga, corrispondente al lavoro non prestato; in caso di recidiva (oltre 3 episodi contestati nell’anno solare), è possibile applicare la sanzione della sospensione; in caso di recidiva oltre la 5° volta, è possibile licenziare il dipendente, dopo una formale diffida per iscritto.

 

 

Ritardo del treno: come può difendersi il lavoratore?

Come già esposto, il ritardo può essere sanzionato soltanto se ingiustificato: nel caso, dunque, in cui il dipendente entri al lavoro dopo l’orario previsto per colpa di un ritardo dei treni, o dei mezzi pubblici in generale, potrà senz’altro difendersi.

In primo luogo, non sussistono problemi se l’azienda prevede l’elasticità dell’orario in ingresso e in uscita, se il ritardo non è tale da determinare lo “sconfinamento” al di fuori delle fasce previste: il lavoratore potrà dunque recuperare il lavoro non prestato spostando in avanti l’uscita.

Anche qualora l’azienda non preveda l’elasticità dell’orario, oppure se il ritardo determina l’ingresso oltre la fascia consentita, il lavoratore può chiedere al datore di lavoro di recuperare l’attività non prestata, nella stessa giornata o in una giornata differente. Attenzione, però: è sempre necessario che esista un’apposita previsione aziendale o un accordo tra dipendente e datore in tal senso, in quanto il lavoratore non può, unilateralmente, decidere di recuperare il ritardo. Se recupera il ritardo senza un’apposita previsione o un accordo col datore, può essere ugualmente sanzionato [2].

 

Se l’azienda decide di procedere contro il lavoratore, questi deve essere in grado, per evitare addebiti e sanzioni, di provare in modo oggettivo che il ritardo è stato causato dallo spostamento dell’orario del treno o del mezzo pubblico.

A tal fine, può essere utile la stampa del tabulato con gli orari, solitamente reperibile nel sito internet della società di trasporto o della stazione, dal quale emerga la presenza del ritardo del mezzo: se non è possibile reperire il tabulato, si ritiene sufficiente fotografare uno dei display presenti nella stazione (nella fermata o dentro il mezzo, nel caso del bus), nel quale siano evidenziati data e ora corrente e ritardo del treno.

 

Se la sanzione applicata è l’ammonizione scritta, la multa, la sospensione o una sanzione più grave, l’azienda deve rispettare l’apposita procedura di irrogazione, che prevede:

  • l’irrogazione della sanzione per iscritto;
  • un termine per la difesa pari ad almeno 5 giorni;
  • la possibilità che il dipendente sia assistito da un rappresentante sindacale;
  • la notifica della sanzione entro un termine massimo stabilito dal ccnl applicato (solitamente pari a 15 giorni);
  • l’impugnabilità della sanzione da parte del lavoratore.

 

Pertanto, il dipendente, avendo la possibilità di difendersi, può fornire, nel procedimento disciplinare, la prova del ritardo del treno (o del diverso mezzo pubblico), giustificando, così, il suo ritardo.

 

Se, nonostante la difesa, il datore di lavoro decide comunque di sanzionare il dipendente, questi può opporsi:

  • rivolgendosi al collegio di conciliazione e arbitrato presso la Direzione Provinciale del lavoro, entro 20 giorni dalla data di irrogazione della sanzione;
  • rivolgendosi al giudice del Lavoro (si ha tempo per impugnare la sanzione entro 10 anni, anche se la sanzione non può più essere considerata, per recidiva o altri effetti, dopo 2 anni);
  • rivolgendosi ad ulteriori commissioni di conciliazione o utilizzando altre procedure conciliative previste dal CCNL applicato.

 

 

Ritardo del treno: risarcimento

In merito al ritardo dei mezzi di trasporto, esistono dei regolamenti che prevedono dei risarcimenti forfettari. Se, però, il danno subito è notevolmente maggiore rispetto a quanto rimborsato dalla compagnia di trasporto, il passeggero è libero di far causa alla compagnia, presso il tribunale ordinario: può essere il caso, ad esempio, del dipendente che subisce, suo malgrado, un procedimento disciplinare per il ritardo. O, ancora, del lavoratore autonomo che perde un affare importante o un incarico.

La compagnia, per evitare il risarcimento, deve dimostrare non solo di aver adoperato l’ordinaria diligenza per evitare il ritardo o la cancellazione, ma anche di aver adottato ogni accorgimento possibile, nonché tutte le misure alternative esistenti.


[1] Cass. sent. 24574/2013.

[2] Cass. sent. 18462/2014.

 


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