Se il contatore sbaglia: bolletta eccessiva e addebiti illegittimi
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4 Set 2016
 
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Redazione
 


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Se il contatore sbaglia: bolletta eccessiva e addebiti illegittimi

Bollette di luce e gas, quando l’importo è eccessivo e la contestazione dell’utente non viene accolta dalla compagnia erogatrice: come tutelare il diritto a pagare il giusto.

 

Bollette eccessive rispetto ai consumi? Il contatore può sbagliare e, in questi casi, si ha diritto all’annullamento della bolletta. Possibile? Sì, se l’utente riesce a dimostrare, anche per “presunzioni”, che l’importo non può corrispondere al vero utilizzo della fornitura. Questo perché la giurisprudenza è ormai orientata nel senso di riconoscere ai consumatori un’ampia tutela dalle fatture riportanti addebiti esorbitanti. La sintesi di questo pensiero è contenuta in una recente sentenza del giudice di Pace di Roma [1], in un caso difeso dall’avvocato Fabio Gerbino. Ma procediamo con ordine.

 

 

Che valore ha la lettura del contatore?

Nel momento in cui sottoscrive il contratto di fornitura della luce o del gas, l’utente accetta la presunzione di veridicità degli addebiti riportati sul contatore, ma egli può sempre dimostrare il contrario, ossia il difetto di funzionamento dell’apparecchio (eventualmente chiedendone la sostituzione). Ma come dimostrare l’errore nella fatturazione? Bastano anche dei semplici indizi, come ad esempio la prova (resa mediante testimoni) del mancato utilizzo dell’immobile in un determinato periodo dell’anno (si pensi a una casa vacanza o a una bolletta del riscaldamento che, nel mese di agosto, ha registrato un consumo superiore a febbraio). Tali indizi (o meglio detti “presunzioni” secondo il vocabolario degli avvocati) dovranno essere forniti al giudice di Pace, nel caso in cui il reclamo alla società non venga accolto.

 

 

La vicenda

La causa è stata incardinata per un conguaglio esorbitante addebitato all’utente dopo la sostituzione del contatore. Il consumatore ha sostenuto che il consumo addebitato dopo il cambio del misuratore era illegittimo perché non era stata effettuata una lettura congiunta, lettura peraltro operata da una società terza, unilateralmente.

 

 

Come avviene la lettura dei consumi?

Le letture dei gruppi di misura nell’ambito del mercato del gas sono effettuate solo dal distributore [2]. Quest’ultimo provvede poi a trasmettere i dati di consumo al fornitore ai fini della fatturazione. Nel caso in cui il fornitore, dovendo emettere la fattura, non dispone di dato di consumo reale, è legittimato a calcolare la quantità di energia erogata attraverso stime presuntive [3]: la stima è effettuata movendo dai consumi storici del cliente. In mancanza dei dati storici del cliente, il venditore deve fondare la stima su una serie di informazioni in suo possesso, fornitegli dal cliente stesso all’atto della stipula del contratto di fornitura (destinazione d’uso dell’energia elettrica, numero dei componenti del nucleo familiare, ecc.).

 

Una volta acquisito un nuovo dato di consumo effettivo, il fornitore emetterà una nuova fattura sulla base di esso; nel caso risulti che il cliente abbia pagato un corrispettivo in eccesso, il conguaglio in suo favore deve essere effettuato nella prima bolletta successiva al riconoscimento dell’errore.

 

Parallelamente il sistema permette al cliente che voglia evitare una fatturazione presuntiva di effettuare in prima persona la lettura del contatore (cosiddetta autolettura) e comunicare il dato al proprio fornitore.

 

L’utente può “imbrogliare” con l’autolettura? In teoria no. Infatti, l’autolettura [4] non è valida ai fini della fatturazione se non c’è verosimiglianza statistica del dato comunicato dal cliente rispetto ai consumi storici del cliente stesso.

 

Per quanto concerne le rettifiche di fatturazione, la normativa stabilisce [5] che il cliente ha diritto a veder rettificata la fattura entro 90 giorni. Nel caso in cui la società erogatrice del servizio elettrico o del gas oltrepassi tali limiti, è tenuta a versare un risarcimento ai clienti che abbiano diritto al rimborso di somme per consumi attribuiti in eccesso.

 

 

Gli inganni della società del gas o della luce

La sentenza in commento definisce come ingannevole il comportamento della società erogatrice nel fornire al consumatore informazioni inesatte, incomplete o non veritiere, con particolare riferimento alle caratteristiche e alle modalità di fatturazione. È altresì una pratica aggressiva, poiché mediante fatturazione eccessivamente dilatata nel tempo e fondata su un calcolo presuntivo, viene richiesto al consumatore il pagamento di consumi non effettuati, a nulla valendo l’eventuale contestazione della stima avanzata dall’utente.

 


[1] G.d.P. Roma, sent. 18.08.2016.

[2] Ai sensi dell’art. 21.2 della delibera 348/07 AEEG.

[3] Ai senti dell’art. 5 delibera 200/99 AEEG.

[4] Ai sensi dell’art. 3.4. delibera 200/99 AEEG.

[5] Ai sensi della delibera n. 333/07 AEEG.

 


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