IRAP professionisti: quando si ha diritto al rimborso
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5 Set 2016
 
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Maria Monteleone
 


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IRAP professionisti: quando si ha diritto al rimborso

Rimborso IRAP per i professionisti che hanno una sola segretaria o collaboratore con mansioni esecutive.

 

Studio attrezzato, segretaria, collaboratori, beni strumentali, canoni di locazione dell’ufficio: cosa serve per qualificare l’autonoma organizzazione del professionista e giustificare la tassazione IRAP? Lo spiegano due recentissime ordinanze della Cassazione analizzando i presupposti dell’imposta sulle attività produttive [1].

 

Entrambe le pronunce ricordano che affinché l’Agenzia delle Entrate possa pretendere il pagamento dell’IRAP è necessario il requisito dell’autonoma organizzazione dell’attività professionale. Tale requisito sussiste quando il contribuente:

 

  1. sia, sotto qualsiasi forma, il responsabile dell’organizzazione e non sia, quindi, inserito in strutture organizzative riferibili ad altrui responsabilità ed interesse;
  2. impieghi beni strumentali eccedenti il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività in assenza di organizzazione, oppure
  3. si avvalga in modo non occasionale di lavoro altrui che superi la soglia dell’impiego di un collaboratore che esplichi mansioni di segreteria o meramente esecutive.

 

Secondo la Corte lo stesso limite segnalato in relazione ai beni strumentali – eccedenti, secondo la comune esperienza (cosiddetto “id quod plerumque accidit”), il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività in assenza a organizzazione – non può che valere per il fattore lavoro, la cui soglia minimale si arresta all’impiego di un collaboratore, il cui apporto, “mediato o generico”, all’attività svolta dal contribuente si concreti nell’espletamento di mansioni di segreteria o generiche o meramente esecutive.

 

In sintesi, ciò che occorre ai fini della tassazione IRAP è l’esistenza di un valore aggiunto rispetto alla semplice attività intellettuale svolta dal professionista, attività di per sé produttiva di reddito e quindi già tassata. L’IRAP va infatti ad incidere su quel complesso di fattori che creano un surplus rispetto all’attività lavorativa, incrementandone potenzialmente la produttività. La Cassazione parla di “quid pluris” rispetto alla produttività auto organizzata del solo lavoro personale.

 

In altri termini, l’utilizzo degli strumenti di lavoro essenziali non rappresenta un valore aggiunto tassabile rispetto all’attività professionale così come non lo rappresenta l’aiuto retribuito di un collaboratore di studio che svolge unicamente mansioni esecutive di segreteria.

 

Spetta al giudice tributario accertare il requisito dell’autonoma organizzazione e valutare l’eccedenza dei beni strumentali e delle collaborazioni esterne rispetto al minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività ed al superamento di tale soglia minima.

 

In conclusione, il professionista ha diritto al rimborso dell’IRAP illegittimamente pagata se l’Agenzia delle Entrate non dimostra la sussistenza dell’autonoma organizzazione, dovendo considerare, con riguardo ai beni strumentali e al fattore lavoro, l’effettivo apporto aggiuntivo rispetto alla produttività propria del solo lavoro personale.


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. VI Civile – T, ordinanza 5 luglio – 1 settembre 2016, n. 17506
Presidente Iacobellis – Relatore Iofrida

In fatto

L’Agenzia delle Entrate propone ricorso per cassazione, cumulativo, affidato ad un motivo, nei confronti di F.G. (che non resiste), avverso quattro sentenze della Commissione Tributaria Regionale della Toscana, Sezione staccata di Livorno, nn. 156/10/2015, 157/10/2015, 158/10/2015 e 159/10/2015, tutte depositate in data 27/01/2015, con le quali – in controversie concernenti le separate impugnazioni di dinieghi opposti dall’Amministrazione finanziaria ad istanze del contribuente (medico di base, convenzionato con il SSN) di rimborso dell’IRAP versata negli anni dal 2006 al 2009 – sono state confermate le decisioni di primo grado, che avevano accolto i separati ricorsi del contribuente, ad eccezione della richiesta di rimborso dell’acconto IRAP relativo all’anno 2006, stante l’intervenuta decadenza per mancato rispetto del termine di cui all’art.38 DPR 602/1973.
In particolare, i giudici d’appello, nel respingere i gravami dell’Agenzia delle Entrate, hanno sostenuto, nelle quattro decisioni qui impugnare, con identica

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[1] Cass. ord. n. 17506/2016 e n. 17221/2016.

 


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