Accertamento con adesione: come accordarsi con il Fisco
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26 Set 2016
 
L'autore
Federica Gabrieli
 


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Accertamento con adesione: come accordarsi con il Fisco

Hai ricevuto un avviso dell’Agenzia delle Entrate e vuoi evitare una lite? Puoi avvalerti dell’accertamento con adesione e ottenere uno sconto sulle sanzioni.

 

L’accertamento con adesione [1] è un utile strumento di cui il contribuente può avvalersi per evitare il nascere di una lite con il Fisco, ottenendo, al contempo, una riduzione delle sanzioni ad 1/3 di quelle ordinariamente applicabili. Grazie a questo istituto, e a seguito del contraddittorio, Agenzia delle Entrate e contribuente possono raggiungere un accordo e definire, così, le somme dovute. La definizione del rapporto tributario tramite accertamento con adesione può realizzarsi sia prima di un avviso di accertamento, sia dopo che questo sia stato notificato al contribuente.

Possono accedere alla definizione tramite accertamento con adesione tutti i contribuenti: singoli, imprese individuali, società di persone, società di capitali, associazioni professionali, sostituti d’imposta, enti diversi dalle società.

L’accertamento con adesione può essere promosso, in linea generale, per tutte le principali tipologie di tributi, sia appartenenti alle imposte dirette che alle imposte indirette:

  • Irpef;
  • Ires;
  • Irap;
  • Iva;
  • Imposta sulle successioni e sulle donazioni;
  • Imposta di registro;
  • Imposta ipotecaria e catastale.

 

L’accertamento con adesione può essere proposto dall’ufficio, di propria iniziativa, prima della notifica di un avviso di accertamento, oppure dal contribuente dopo aver ricevuto:

  • accessi e verifiche;
  • avviso di accertamento non preceduto da un invito a comparire.

 

A seguito delle attività di controllo dalle quali emergano delle violazioni, l’Agenzia delle Entrate può, di propria iniziativa, notificare un invito a comparire per definire la pretesa tributaria in contraddittorio con il contribuente. Nell’invito sono indicati i periodi d’imposta accertati, le violazioni contestate, le somme richieste, il luogo e l’ora dell’appuntamento per avviare il confronto. E’ possibile che l’adesione richieda più incontri nei quali, peraltro, il contribuente può farsi rappresentare da un procuratore. Al termine di ogni incontro è necessario scrivere apposito verbale che documenti lo svolgimento del contraddittorio. Il contribuente, ricevuto l’invito a comparire, può:

  • Pagare tutti gli importi richiesti senza “tentare” la via dell’accordo. In questo caso, il contribuente riconosce la legittimità della pretesa e rinuncia al confronto, pagando immediatamente quanto richiesto;
  • Aderire all’invito a comparire e presentarsi nel luogo indicato per fornire le proprie spiegazioni e produrre, eventualmente, ulteriore documentazione a sostegno delle proprie ragioni;
  • Non aderire all’invito a comparire e proporre ricorso contro il successivo atto di accertamento entro 60 giorni dalla notifica. Inoltre, per il successivo avviso di accertamento, non potrà di sua iniziativa proporre istanza di adesione. Infatti, non avendo precedentemente aderito all’invito a comparire ricevuto, non potrà più utilizzare l’accertamento con adesione a cui, peraltro, l’invito era finalizzato.

 

L’accertamento con adesione può essere avviato dallo stesso contribuente nei casi seguenti:

  • E’ stato sottoposto ad accessi, ispezioni e verifiche concluse con processo verbale di constatazione e, prima di ricevere l’avviso di accertamento, propone istanza di adesione;
  • Ha ricevuto un avviso di accertamento non preceduto da invito a comparire. In tal caso, deve presentare l’istanza entro 60 giorni, termine per proporre ricorso.

 

L’istanza si propone in carta semplice con l’indicazione delle generalità del contribuente, i suoi recapiti e tutte le indicazioni utili per la definizione della pretesa.  Deve essere presentata allo stesso ufficio che ha emesso l’avviso di accertamento e può essere consegnata a mano o spedita con raccomandata a mezzo del servizio postale. L’ufficio procede a convocare il contribuente entro i 15 giorni successivi alla ricezione dell’istanza.

 

L’accertamento con adesione si conclude con un atto di adesione in duplice copia, firmato dall’ufficio e dal contribuente. L’accordo è perfetto quando il contribuente provvede al versamento integrale degli importi risultanti dall’atto o, in caso di pagamento rateale, in seguito al versamento della prima rata entro 20 giorni dalla firma. Le somme oggetto di definizione comprendono: l’imposta o la maggiore imposta accertata, le sanzioni, ridotte a 1/3 per effetto della adesione, e gli interessi. L’accordo, una volta concluso, non può essere impugnato, integrato o modificato, salvo che nei casi seguenti:

  • da elementi conosciuti successivamente emerga un reddito superiore di oltre il 50% rispetto a quello oggetto dell’accordo, oppure a 77.468 euro;
  • quando la definizione è stata raggiunta nell’ambito di accertamenti parziali non riguardanti il reddito complessivo del contribuente. In tal caso, l’ufficio, anche successivamente, può sempre procedere all’integrazione dell’accertamento.

 

Quando la violazione commessa dal contribuente costituisce reato, la definizione tramite adesione è considerata circostanza attenuante con riduzione delle sanzioni penali fino a 1/3, senza applicazione di quelle accessorie.

 Le somme dovute possono essere versate nei modi seguenti:

  • Integralmente entro 20 giorni dall’accordo;
  • Ratealmente, in massimo 8 rate trimestrali di pari importo per somme fino a 50.000 euro, elevabili a 16 per somme superiori a 50.000 euro. La prima rata deve essere versata entro 20 giorni dall’accordo e, nei 10 giorni successivi al pagamento, il contribuente deve inviare all’ufficio l’attestato di pagamento. La copia dell’atto di adesione viene rilasciata al contribuente solo dopo che l’ufficio ha ricevuto la quietanza di avvenuto pagamento. Le rate successive alla prima debbono essere versate entro l’ultimo giorno del trimestre e sulle stesse sono dovuti gli interessi calcolati convenzionalmente dal giorno successivo al termine di scadenza della prima rata, indipendentemente dal giorno di versamento.

 

Si decade dalla rateazione se una rata diversa dalla prima non viene pagata entro il termine di scadenza della rata successiva. In tal caso saranno iscritte a ruolo le somme residue, comprendenti l’imposta, la sanzione, aumentata della metà, e gli interessi. Non si decade dalla rateazione se, tramite il ravvedimento, si provvede al versamento della rata, della sanzione ridotta e degli interessi entro il trimestre successivo.

 

Per le somme dovute ratealmente trova applicazione il nuovo lieve inadempimento secondo il quale il contribuente non decade dalla dilazione in caso di lievi irregolarità. In particolare, non si perde il diritto alla rateizzazione se:

  • il pagamento della prima rata avviene entro 7 giorni dalla scadenza del termine di 20 giorni;
  • il versamento è insufficiente per una frazione non superiore al 3% o, in ogni caso, a 10.000 euro.

In questo secondo caso è necessario regolarizzare il pagamento, versando la frazione residua, la sanzione ridotta con ravvedimento e gli interessi. Se il contribuente non regolarizza, non decade dalla rateazione, ma l’Agenzia delle Entrate procede all’iscrizione a ruolo della frazione mancante, della sanzione piena al 30% e degli interessi.

 

Il contraddittorio che si instaura tra contribuente e Agenzia delle Entrate non necessariamente conduce ad una definizione. Se l’accordo non si raggiunge è possibile presentare ricorso alla Commissione Tributaria Provinciale competente. Infatti, durante la fase di adesione, il termine per proporre ricorso resta sospeso per  90 giorni.


[1] D. Lgs 218/1997 del 19 giugno 1997.

 

 

 

Autore immagine: Pixabay.

 


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