Tariffe Tari: le diverse modalità applicate dai Comuni
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6 Set 2016
 
L'autore
Carlos Arija Garcia
 


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Tariffe Tari: le diverse modalità applicate dai Comuni

Produrre potenzialmente dei rifiuti basta per dover pagare la tassa. Anche se si possiede una casa vuota. Con alcune eccezioni e riduzioni, decise dai Comuni.

 

E’ una delle tante sigle entrate in poco tempo nel linguaggio comune degli italiani. Ed essendo la prima lettera una “T” è facile immaginare che si tratta di una tassa. La Tari, la tassa comunale sui rifiuti, è arrivata nelle vite dei cittadini per pagare i costi della gestione della spazzatura. Una gestione amplia e complicata che parte dalla raccolta dei sacchetti dell’immondizia che lasciamo fuori dalla porta di casa, continua con il loro trasporto negli appositi impianti e si conclude con il recupero o lo smaltimento dei rifiuti. La Tari, dunque, deve coprire le spese di tutto questo processo, compreso il costo per mantenere attive le discariche.

La Tari, dunque, si paga per questo motivo. Perché si parte dal presupposto che, almeno in teoria, tutti i cittadini producono a vario titolo dei rifiuti. Quindi, potenzialmente, tutti i cittadini devono condividere il costo del servizio di raccolta, trasporto e recupero o smaltimento, anche se questo servizio nel loro singolo caso, non viene effettivamente realizzato. In sostanza, produrre della spazzatura è già un motivo per pagare la Tari. Ma lo è anche non produrla: basta essere potenzialmente in grado di farlo. Poi ci sono delle eccezioni, ma vengono valutate singolarmente dai Comuni.

Ad esempio: chi possiede un appartamento vuoto, con le utenze staccate, deve pagare la Tari? In linea generale sì. Perché, come detto, la legge chiede il versamento della tassa per i locali in cui si possono produrre dei rifiuti. Ma se non ci vive nessuno? Questo è soggettivo, da Comune a Comune. Alcune amministrazioni locali chiedono, comunque, il pagamento della tassa se nell’appartamento non abitato ci sono mobili e utenze attive. Ad altre amministrazioni, invece, basta che ci siano i mobili. Forse perché dentro ci sia qualcuno che si arrangia con una torcia a pile, si riscalda con le coperte e si lava con l’acqua minerale…?

 

Tari: chi paga e per che cosa non si paga

Dunque, tutti sono in grado di produrre dei rifiuti ma non su ogni superficie si deve pagare la Tari. Da che cosa dipende? Non certo dalla quantità di spazzatura che viene prodotta ma dal luogo in cui se ne produce o da quanto lo si utilizza.

Per quanto riguarda i privati (cioè non le aziende), sono escluse dal pagamento della Tari le aree scoperte pertinenziali o accessorie ai locali su cui, invece, si paga. Ad esempio un parcheggio o il giardino di casa, il cortile, il balcone o il terrazzo.

Non sono da calcolare per il pagamento della Tari nemmeno le aree comuni di un condominio (l’androne del palazzo, le scale…), a meno che vengano occupate in via esclusiva, le aree dove teoricamente non vengono prodotti dei rifiuti e quelle soggette all’obbligo dello smaltimento autonomo dei rifiuti.

Vediamo, allora, chi deve pagare la Tari. La tassa va corrisposta da chiunque possieda o detenga locali o aree in cui vengono prodotti dei rifiuti. Se quei locali o quelle aree rispondono a più possessori o detentori, l’importo della tassa non cambia, ma va pagata in solido – e non separatamente – da tutti. Ad esempio, se quattro persone possiedono dei locali in cui si deve pagare 100 di Tari, non verranno fatti quattro pagamenti separati da 25: la tassa dovrà essere versata in toto una sola volta.

La persona che, invece, detiene l’area o il locale per meno di sei mesi nello stesso anno solare (ad esempio da settembre a dicembre 2016) non dovrà pagare la Tari. Lo farà al suo posto il possessore dell’area o del locale.

Toccherà, infine, al gestore dei servizi comuni versare la Tari per i locali in multiproprietà. La tassa sarà dovuta sia per i locali, sia per le aree scoperte di uso comune sia per quanto utilizzato in modo esclusivo dai singoli possessori o detentori.

Riduzioni o eccezioni sul pagamento della Tari vengono decise dai singoli Comuni. Possono interessare fabbricati rurali ad uso abitativo, abitazioni con unico occupante o per uso stagionale, oppure occupate da chi risiede o la fissa dimora per più di sei mesi all’estero.

 

 

Tari: quando e quanto

La Tari fa parte dell’Imposta Unica Comunale (la Iuc, altra sigla dalla prima lettera “minacciosa”). Pertanto, la dichiarazione va presentata entro il 30 giugno dell’anno successivo alla data di inizio del possesso o la detenzione di locali o aree di pertinenza. Ad esempio, chi entra in possesso di un’abitazione ad ottobre del 2016, dovrà presentare la dichiarazione entro il 30 giugno 2017. La data è indicativa perché, anche in questo caso, sono i singoli Comuni a decidere nei propri regolamento eventuali modifiche.

Quanto si paga? Anche questo può variare da una città all’altra, a seconda di quanto deciso dai singoli Enti locali. Di norma, si tende ad applicare il criterio secondo cui, per le abitazioni, si paga in base alla superficie calpestabile ed al numero degli occupanti [1]. Questo perché, almeno in teoria (tranne in qualche raro caso particolare che sarebbe curioso conoscere), una famiglia di cinque persone produce più rifiuti di un single. Per determinare la tariffa, vengono suddivisi costi fissi e variabili e si tiene conto della produttività dei rifiuti in base a dei coefficienti. Non tutti, però, adottano questo sistema, mentre, sempre più spesso, si chiede ai cittadini il pagamento della tariffa in base alla quantità di rifiuti prodotta da ciascuno.

E chi non paga o non fa la dichiarazione? La sanzione prevista per il mancato pagamento dell’importo comunicato nell’avviso bonario è del 30%. Il Comune, però, può notificare atti di accertamento o per infedele denuncia, cioè per avere dichiarato il falso. Qui la sanzione sale: dal 50% al 100%. Peggiora le cose chi la denuncia non la fa per nulla: la sanzione oscilla tra il 100% e il 200%.


[1] Dpr 158/99.

 


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Commenti
8 Set 2016 Rocco Binelli

ho letto che non si deve pagare la TARI sulle pertinenze o acessorie tipo posti auto , quale sarebbe il regolamento o la legge che lo spiega ?