Scuola: come affrontare il caro libri
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7 Set 2016
 
L'autore
Maura Corrado
 


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Scuola: come affrontare il caro libri

La scuola inizia e il problema del caro libri ritorna. Ci sono obblighi per l’acquisto dei testi? Sono consentite fotocopie o i libri del fratello? Chi decide, docenti o case editrici?

 

Mancano ormai pochissimi giorni all’inizio del nuovo anno scolastico: e se i ragazzi si preparano a tornare sui banchi, i genitori fanno i conti con il portafoglio. Già, perché tra matite, penne, zaini e libri, ogni anno per le famiglie italiane è una vera e propria stangata, alla faccia del diritto allo studio e della tanto decantata sostenibilità economica dell’istruzione.

 

Da anni, il problema del caro libri è al centro di un dibattito serrato che la politica e la scuola, finora, non sono riuscite a risolvere del tutto.

 

Vediamo quali sono le principali domande che a settembre puntualmente molti tornano a porsi.

 

 

Caro libri: i libri consigliati dalle scuole sono obbligatori?

Da anni si parla di rivoluzione dei libri di testo. Effettivamente alcune novità, nell’ultimo biennio, ci sono state [1]: le scuole non hanno più l’obbligo di adottarli, li producono in proprio, in formato digitale [2].

Niente più libri consigliati – consiglio che, in realtà, mirava ad aggirare i tetti di spesa fissati dal Ministero per ogni classe – a meno che non si tratti di monografie (ad esempio, nei casi de “I Promessi Sposi”, oggetto di studio specifico per gli alunni del II° anno di liceo classico, o della Costituzione Italiana, necessaria per le lezioni di diritto negli istituti tecnici) e materiale di approfondimento, anche in formato digitale.

 

È venuto meno anche il vincolo di tenere un libro per un intero quinquennio, una volta adottato: le scuole possono confermare i testi già in uso oppure provvedere all’adozione di nuovi testi:

  • per la prima e quarta elementare,
  • per la prima media,
  • per la prima e terza superiore e per la quinta superiore nei casi previsti dagli ordinamenti scolastici.

 

La legge italiana, in passato, non prevedeva la possibilità per un docente di non adottare un libro di testo e di potere basare, ad esempio, l’insegnamento sugli appunti, e su altro materiale fornito direttamente agli studenti. Oggi, invece, vi è la possibilità di sostituire il libro di testo con altro materiale didattico alternativo, purché coerente con il Piano dell’Offerta Formativa della scuola, con gli ordinamenti scolastici e con i tetti di spesa previsti dalla normativa per ogni classe. I docenti, per esempio, potrebbero compilare testi digitali da proporre agli alunni [3]. Gli studenti, dunque, possono optare per tale materiale alternativo ma sempre nel rispetto del programma pubblicato e delle indicazioni dell’insegnante.

 

Quindi, lo studente ha la possibilità di studiare:

  • su appunti e materiale didattico fornito dall’insegnante, anche in formato digitale;
  • sui libri di testo che, come chiarito dal Ministero della Pubblica Istruzione in una nota [4], si suddividono in obbligatori (nel caso in cui la scuola abbia scelto di adottarli) e consigliati (nel senso prima detto delle monografie e approfondimenti): solo per questi ultimi non ci sono vincoli di acquisto per le famiglie degli studenti, mentre per i primi l’obbligo resta inalterato e l’alunno non potrà studiare su testi diversi, nonostante il contenuto sia assimilabile a quelli adottati dalla scuola.

 

 

Caro libri: ci sono tetti di spesa?

Proprio a proposito di costi, la forte pressione dell’opinione pubblica sul problema del caro libri ha portato il ministero a fissare dei tetti di spesa, articolati per le singole classi e per i singoli corsi di studio: si tratta di importi predeterminati definiti dal ministero stesso come il prezzo massimo complessivo della dotazione libraria necessaria per le discipline di ciascun anno di corso. In pratica ogni istituto scolastico è tenuto a stare entro una cifra massima, diversa a seconda del tipo di scuola (media o superiore, per le elementari non si pone il problema perché i testi vengono distribuiti gratis) e dell’anno di corso.

 

Nel dettaglio:

  • tetti di spesa scuola media: 294 euro – primo anno; 117 euro – secondo anno; 132 euro – terzo anno;
  • tetti di spesa scuola superiore (di seguito gli importi saranno indicati dal primo al quinto anno, ciascuno separato da una virgola):

– liceo classico: 320 euro, 181 euro, 370 euro, 305 euro, 315 euro

– istituto magistrale: 310 euro, 170 euro, 300 euro, 230 euro, 240 euro

– liceo scientifico: 305 euro, 210 euro, 310 euro, 280 euro, 300 euro

– liceo artistico: 260 euro, 170 euro, 250 euro, 190 euro, 200 euro

– istituto d’arte: 270 euro, 145 euro, 198 euro, 170 euro, 155 euro

– istituto tecnico aeronautico: 270 euro, 175 euro, 305 euro, 220 euro, 145 euro

– istituto tecnico agrario: 290 euro, 170 euro, 295 euro, 280 euro, 185 euro (comprende un sesto anno di corso per il quale viene stabilita la spesa di 90 euro)

– istituto tecnico commerciale: 290 euro, 170 euro, 280 euro, 240 euro, 220 euro

– istituto tecnico attività sociali: 290 euro, 150 euro, 290 euro, 240 euro, 190 euro

– istituto tecnico industriale: 305 euro, 160 euro, 300 euro, 245 euro, 215 euro

– istituto tecnico nautico: 310 euro, 200 euro, 300 euro, 250 euro, 230 euro

– istituto tecnico geometri: 270 euro, 170 euro, 310 euro, 265 euro, 220 euro

– istituto tecnico turismo: 310 euro, 200 euro, 300 euro, 250 euro, 210 euro

– istituto professionale agricoltura: 270 euro, 155 euro, 200 euro, 180 euro, 140 euro

– istituto professionale commercio e turismo: 245 euro, 150 euro, 220 euro, 180 euro, 130 euro

– istituto professionale servizi sociali: 250 euro, 145 euro, 180 euro, 180 euro, 120 euro

– istituto professionale servizi alberghieri: 295 euro, 155 euro, 190 euro, 215 euro, 130 euro

– istituto professionale industria e artigianato: 240 euro, 140 euro, 160 euro, 170 euro, 125 euro.

 

Tali tetti di spesa subiscono una riduzione del 10% nelle classi prima e seconda media e nei primi quattro anni delle superiori solo se, nella classe considerata, tutti i testi sono stati adottati per la prima volta a partire dall’anno scolastico 2014/2015 (e utilizzati negli anni successivi) e realizzati nella versione cartacea e digitale accompagnata da contenuti digitali integrativi (cosiddetta adozione in modalità mista).

La riduzione è, invece, del 30% per le stesse classi solo se, nella classe considerata, tutti i testi sono stati adottati per la prima volta dall’anno scolastico 2014/2015 e realizzati nella versione solo digitale accompagnata da contenuti digitali integrativi [5]. Per le scuole elementari, invece, i testi vengono distribuiti gratuitamente, come già segnalato.

 

 

Caro libri: posso usare il libro di mio fratello?

Le case editrici temono, e non poco, il processo di digitalizzazione del libro [6], più che altro per ragioni economiche.

 

È innegabile che cambia il mondo in cui viviamo, cambia la scuola, cambiano i ragazzi, le discipline e la didattica evolvono. E, per tutti questi motivi, anche i libri di testo, inevitabilmente, non possono fare a meno di adeguarsi: nuovi autori scrivono nuovi libri, gli stessi autori modificano quelli che avevano scritto, per migliorarli e renderli adatti alla scuola che si trasforma. Un esempio che farà tornare in mente molti ricordi a molti di noi è quello dell’Amaldi, lo storico libro di fisica su cui hanno studiato più di due milioni di studenti dagli anni Cinquanta a oggi.

In genere, la vita media di un libro in Europa è di tre anni.

 

Per quanto detto, alla domanda: «posso usare il libro del mio fratello maggiore?» non si può quasi mai dare una risposta univoca. In linea di massima, un editore o un insegnante risponderà «no»:

  • se è adottata una nuova edizione, perché i cambiamenti sono tali da rendere molto difficile seguire le lezioni e fare i compiti con quella precedente (per esempio, capitoli sugli stessi argomenti si trovano a pagine diverse o cambiano i numeri degli esercizi);
  • se è un affiancamento non equivalente al testo adottato, pensato per un altro programma (per esempio, qualche capitolo manca o è diverso).

Risponderà «sì»:

  • se il testo in adozione è un affiancamento equivalente (per esempio, un testo che prima era in un unico volume, se ora è nella versione in più volumi, potrà continuare ad essere utilizzato);
  • se è adottata una versione aggiornata, ovviamente rinunciando agli aggiornamenti.

 

Per sapere se il libro in adozione è un affiancamento equivalente o meno occorre guardare sul retro o nell’interno della copertina dove è presente una mappa o un elenco che permette di orientarsi fra le varie configurazioni equivalenti.

 

In alcuni casi, sono le stesse case editrici a indicare la possibilità di usare versioni diverse dello stesso libro.

 

Attendendoci allo stresso dettato normativo, proprio per ridurre l’esborso economico delle famiglie, il Legislatore ha previsto – dopo il pressing delle famiglie e delle Associazioni a difesa dei consumatori – la possibilità di utilizzare le vecchie edizioni dei libri scolastici e i libri usati [7].

 

 

Caro libri: la nuova edizione lo è davvero?

Pochi sanno che le case editrici, per pubblicare la nuova edizione di un testo, devono rispettare dei tempi precisi.

 

Gli editori scolastici che aderiscono all’Associazione italiana editori si sono dati un codice di autoregolamentazione che stabilisce alcune regole sulle nuove edizioni e sugli affiancamenti [8].

 

In genere, per libri di maggior successo, una nuova edizione viene pubblicata in media ogni 5-6 anni, anche se, ultimamente, le modifiche dei programmi scolastici hanno reso necessario, talvolta, diminuire questa frequenza.

Oggi, l’editore si impegna a mantenere invariato il contenuto dei libri scolastici per un quinquennio, salvo che per la pubblicazione di eventuali appendici di aggiornamento da rendere separatamente disponibili [9]. La nuova edizione deve caratterizzarsi per sostanziali aggiornamenti scientifici o didattici e, comunque, deve differire dalla precedente per almeno il 20% del testo e delle illustrazioni.

In ogni caso, secondo le indicazioni del Ministero, l’acquisto di una nuova edizione è giustificato se è cambiato almeno il 25% dei contenuti del libro di testo.

 

 

Caro libri: che cos’è l’affiancamento?

Esiste, poi, la possibilità – già accennata – dell’affiancamento: in pratica, l’editore può affiancare a un libro che rimane in catalogo un altro libro, differente rispetto al primo, anche solo in parte, per contenuto (per esempio, qualche capitolo), destinazione (cioè tipi di scuola diversi), formula editoriale (per esempio, la divisione in più volumi). In tal caso, i due libri devono differenziarsi nel titolo o nel sottotitolo o nell’aspetto della copertina, per evitare acquisti errati.

Facciamo un esempio concreto. Immaginiamo di avere un libro di grammatica dell’autore Tizio. A questo testo si può affiancare:

  • un libro molto diverso, tanto da non poter parlare di nuova edizione del titolo esistente (perché sono sostanzialmente cambiati i programmi ministeriali o perché l’autore Tizio ha ideato un nuovo metodo per insegnare la grammatica);
  • un libro solo in parte differente nei contenuti (le novità possono essere anche meno del 20%), ma che rende il testo adatto, per esempio, a leggeri cambiamenti dei programmi o del numero di ore settimanali di una materia;
  • un altro titolo destinato a un diverso tipo di scuola (il libro di grammatica per i licei classici si affianca a quello per gli istituti tecnici: i testi hanno alcuni capitoli uguali e alcuni differenti, perché i programmi delle due scuole sono diversi);
  • una versione in più volumi (uno per anno) o in volumetti (ogni modulo diventa un volumetto); in questo caso le versioni affiancate sono del tutto equivalenti.

 

 

Caro libri: quando un testo è aggiornato?

Diversi ancora i testi aggiornati: pensiamo a un manuale di diritto, aggiornato in occasione di una importante riforma giuridica.

In questo caso viene riportata la data dell’aggiornamento e sono segnalate all’interno del libro le parti cambiate (di solito nel retro della copertina o nel colophon, la pagina in cui compare il copyright che si trova vicina al frontespizio).

 

 

Caro libri: e se decidessi di fotocopiarli?

Pratica diffusa, soprattutto nelle aule universitarie piuttosto che scolastiche, è quella delle fotocopie. È lecito?

Sì, ma solo per uso personale (significa che le copie non possono essere vendute ad altri) e, comunque, entro il limite massimo del 15% delle pagine di ciascun libro. Attenzione: la percentuale del 15% va intesa non in riferimento alla singola copia del libro portata in copisteria, ma al testo complessivamente considerato. Che vuol dire? Ipotizziamo che Caio si rechi in copisteria e, pensando di agire correttamente, fotocopi, di volta in volta, nel corso di un arco di tempo di 8 giorni, l’intero libro, dividendolo in 8 parti in modo da fotocopiare per ciascun giorno il 15% del testo fino al 100% al termine degli 8 giorni considerati. Tale condotta aggira, comunque, il dettato della legge ed  è, quindi, illecita.

 

Ricordiamo, inoltre, per quelle parti di libro legittimamente fotocopiate (il 15%) è dovuto alla Siae un compenso (che quest’ultima poi dovrà versare agli autori e agli editori). Si tratta del cosiddetto equo compenso che non viene pagato dal cliente ma dal gestore della copisteria.

 

 

Caro libri: se studio dal libro fotocopiato rischio la bocciatura?

Da un punto di vista pratico, presentarsi all’esame o in classe con il libro fotocopiato non rileva almeno dal punto di vista della preparazione o del superamento delle prove.

 

Eppure, non mancano quei professori che, pretestuosamente e illegittimamente, non ammettono all’esame lo studente che non si presenti in aula con il libro in originale. Quest’ultimo ha sicuramente compiuto un reato – la violazione del diritto d’autore [10] – ma conosce la materia, ha studiato e, per questo, ha diritto di sostenere la prova, considerando anche che il docente non è un giudice e non può, quindi, né valutare o meno la sussistenza di un illecito né minacciare un qualche provvedimento in tal senso. In altre parole, la condotta relativa alle fotocopie andrà valutata da altre persone in altra sede e non in sede d’esame, dato che non ha alcuna attinenza con esso.


[1] Nota MIUR 2014.

[2] D. M. n. 781, del 27.09.2013.

[3] D. l. n. 104, del 12.09.2012.

[4] Nota prot. 2581, del 09.04.2014.

[5] Nota prot. 3503, del 30.03.2016.

[6] Non a caso se l’Associazione Italiana Editori ha trascinato il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca davanti ai giudici amministrativi per aver spinto troppo sull’acceleratore della digitalizzazione del pianeta scuola.

[7] L. n. 128, del 08.11.2013.

[8] Il codice è, oggi, in parte superato dalla l. n. 133, del 06.08.2008 (libri scaricabili da internet o misti) e dalla l. n. 169, del 30.10.2008 (durata delle adozioni e impegno degli editori a mantenere invariati i contenuti per un quinquennio).

[9] Art. 5, l. n. 169, del 30.10.2008.

[10] Art. 68, l. n. 633, del 22.04.1941.

 


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