Quanto costa vendere un immobile ricevuto in eredità?
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5 Set 2016
 
 

Quanto costa vendere un immobile ricevuto in eredità?

Prima di vendere un bene ricevuto in eredità va presentata la dichiarazione di successione e va eseguita la trascrizione dell’accettazione dell’eredità.

 

Chi riceve un immobile in eredità ne diventa il proprietario. Il passaggio dal defunto all’erede tuttavia non è automatico e, se si vuole vendere il bene ereditario, è necessario eseguire prima due adempimenti:

  • la dichiarazione di successione;
  • la trascrizione dell’accettazione dell’eredità.

 

Spesso chi riceve un bene immobile in successione ha interesse a venderlo in breve tempo. Il fine concreto può essere ottenere un po’ di liquidità, evitare le spese di manutenzione o scongiurare una gestione troppo complicata quando gli eredi sono in tanti.

 

È bene sapere che prima di vendere validamente un bene ereditario ci sono dei costi da affrontare e degli adempimenti che il notaio incaricato del trasferimento immobiliare vi chiederà di eseguire.

 

Il primo adempimento che l’erede deve affrontare è la dichiarazione di successione, con la quale vengono calcolate e pagate le imposte sull’eredità.

 

La dichiarazione di successione va presentata entro un anno dalla morte alla Agenzia delle Entrate del luogo in cui il defunto aveva la sua ultima residenza.

 

La dichiarazione di successione può essere preparata direttamente dagli interessati, utilizzando i moduli disponibili presso l’Agenzia delle Entrate. In alternativa si può chiedere la consulenza di un notaio, un commercialista, un avvocato o un caf.

 

Nella dichiarazione vanno indicati tutti i beni del defunto: conti correnti, titoli, autoveicoli, immobili.

 

Nessun bene che faccia parte dell’eredità può essere venduto prima della presentazione della dichiarazione di successione e prima del pagamento delle relative imposte.

 

L’altro adempimento da compiere prima di vendere un bene immobile ereditario è la trascrizione dell’accettazione dell’eredità.

 

Per far questo in realtà non è necessario accettare espressamente l’eredità.

 

Ciò in quanto, nel momento in cui l’erede vende un bene pervenuto per successione, si presume che abbia intenzione di accettare l’eredità: in tal caso si parla di accettazione tacita.

 

La trascrizione, come per ogni trasferimento immobiliare, ha la funzione di “tracciare” il passaggio del bene, in questa ipotesi dal defunto all’erede.

 

Il nostro ordinamento infatti prevede che ogni trasferimento immobiliare (vendita, donazione, accettazione dell’eredità) venga trascritto in un pubblico registro, oggi curato dall’Ufficio del Territorio dell’Agenzia delle Entrate.

 

In questo registro vengono elencati tutti i passaggi aventi ad oggetto beni immobili, con l’indicazione dei soggetti coinvolti dall’operazione e dei dati identificativi del bene.

 

Lo scopo essenziale della trascrizione è garantire la certezza dei traffici giuridici: permette a qualsiasi acquirente un controllo preventivo sulla intestazione dei beni che intende acquistare.

 

Nel caso dei immobili lasciati in eredità quindi consente a tutti i successivi acquirenti del bene di verificare che, dopo la morte del vecchio proprietario, è stato proprio il suo erede a effettuare il primo trasferimento.

 

In conclusione, chi intende vendere un bene ricevuto per successione deve mettere in conto le seguenti spese:

  • le imposte da pagare per presentare la dichiarazione di successione e l’eventuale compenso che spetta al professionista che prepara tale dichiarazione;
  • le imposte da pagare per la trascrizione dell’accettazione dell’eredità.

In pratica

Solitamente la trascrizione dell’accettazione tacita di eredità viene eseguita dal notaio a cui si rivolge l’acquirente del bene ereditario.

Le spese per questo adempimento sono a carico dell’erede-venditore, in quanto il passaggio che va registrato è quello a suo favore.

Le spese del passaggio dall’erede-venditore al nuovo acquirente sono invece a carico dell’acquirente.

 


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