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Lo sai che? Pubblicato il 5 settembre 2016

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Lo sai che? Chi si sposa deve essere mantenuto ancora dal papà?

> Lo sai che? Pubblicato il 5 settembre 2016

Separazione e divorzio: addio assegno di mantenimento alla figlia che si sposa e che riceveva prima il contributo dal padre separato con la madre; a dover provvedere ora alle spese della ragazza sarà il nuovo marito.

Il caso è tutt’altro che raro: marito e moglie divorziano e i figli vanno a vivere con la madre. Lui – che ha un reddito più alto – è tenuto a pagare un assegno mensile per il mantenimento dell’ex e dei ragazzi. Ma non per sempre: la legge dice che i figli – e questo vale anche per le coppie non separate – vanno mantenuti fino a quando acquistano un’indipendenza economica, che non significa necessariamente stabilità, né benessere, ma quantomeno capacità di mantenersi con le proprie forze (basterebbe anche, a tal fine, un contratto di part time). Se poi la figlia si sposa, a lei provvederà il nuovo marito e, quindi, per il solo fatto che è salita sull’altare consegue la revoca del mantenimento da parte del papà. È quanto chiarito dal Tribunale di Roma con una recente sentenza [1].

Il giudice capitolino ha detto sì alla revoca dell’assegno di mantenimento alla figlia sposata che, in quanto tale, si presume indipendente dal punto di vista economico. Del resto – si legge nel provvedimento in commento – se è vero che quando i figli sono molto giovani si presume sempre la loro incapacità di mantenersi, è anche vero che questa presunzione si affievolisce con l’accrescersi della loro età. In pratica, diventa sempre più verosimile il contrario, ossia che il giovane sappia provvedere a sé stesso o, quantomeno, debba provare a farlo. Del resto la giurisprudenza ha da tempo detto addio ai figli bamboccioni con età, conoscenze ed energie per trovarsi un lavoro. Troppo tempo senza un’occupazione, a trastullarsi all’università o in attesa dell’occasione lavorativa della vita, o ancora a svolgere continui master e corsi di specializzazione, può costare la perdita del mantenimento. Come dire che, comunque, il giovane deve tentare di tutto per non pesare, per troppo tempo, sulle spalle dei genitori.

Spetta dunque al figlio maggiorenne – nelle cui mani il genitore deve direttamente versare l’assegno di mantenimento – dimostrare le ragioni del mancato raggiungimento dell’autonomia economica e gli sforzi profusi in tal senso.

note

[1] Trib. Roma, sent. n. 6849/16.

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