Regime forfettario: il fisco per le attività minori
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16 Set 2016
 
L'autore
Federica Gabrieli
 


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Regime forfettario: il fisco per le attività minori

Il Fisco viene incontro alle esigenze delle imprese e dei professionisti minori “adattandosi” alle loro dimensioni ridotte con un regime agevolato.

 

Molto spesso, quando si svolge un’attività produttiva, la domanda più frequente riguarda il regime fiscale più conveniente da adottare. Il contribuente, infatti, ha a disposizione diversi regimi fiscali e può scegliere quello che meglio si presta alle caratteristiche della sua attività. Accanto al regime ordinario è previsto un regime alternativo che consente di determinare il reddito forfettariamente. Ai ricavi e ai compensi percepiti nel periodo d’imposta, infatti, si applica un coefficiente di redditività, diverso a seconda della tipologia di attività svolta. Il coefficiente di redditività non è altro che una percentuale applicata al reddito prodotto e che permette di ricavare l’importo su cui calcolare l’aliquota d’imposta, attualmente fissata al 15%, ridotta al 5% per i primi cinque periodi d’imposta [1].

 

 

 

Chi può accedere al regime forfettario?

Possono chiedere di adottare il regime forfetario i soggetti che fanno attività d’impresa o libero – professionale in possesso dei requisiti di seguito elencati:

  • non aver realizzato ricavi o compensi superiori a determinati limiti, differenziati in base alla tipologia di attività svolta. Ogni attività è individuata in base ad uno specifico codice ATECO. Per le varie attività sono previsti i limiti di reddito che il contribuente non deve superare per rimanere nel regime. Attualmente, per effetto delle modifiche introdotte dal 1° gennaio 2016, le soglie di reddito sono comprese tra 000 e 50.000 euro [2].
  • non aver sostenuto spese per lavoro dipendente o assimilato di importo superiore a 5000 euro lordi;
  • non aver sostenuto costi per beni strumentali da impiegare nell’attività superiori a 000 euro, considerando anche i beni in leasing e in comodato ed esclusi, invece, i beni il cui costo unitario non supera i 516,46 euro;
  • non possedere, in aggiunta all’attività d’impresa o professionale, redditi di lavoro dipendente superiori a 000 euro;
  • non applicare regimi speciali IVA (regime dell’agricoltura, dell’editoria, delle agenzie di viaggio, del margine) e il regime di tassazione agevolata “patent box” per i redditi derivanti dallo sfruttamento di opere dell’ingegno;
  • essere residente in Italia oppure in altro stato UE, a patto che, in tale ipotesi, il 75% del reddito sia prodotto nel territorio dello Stato.

 

 

 

Come si determina il reddito nel regime forfettario?

Non sono previsti limiti temporali di permanenza nel regime e neanche limiti di tipo anagrafico. Come anticipato, il reddito viene determinato forfettariamente, applicando dei coefficienti di redditività ai ricavi o compensi conseguiti nel periodo d’imposta precedente. I coefficienti attualmente previsti sono compresi tra il 40% e l’86% in funzione della tipologia di attività. Va precisato che, essendo il reddito imponibile determinato forfettariamente con l’applicazione del coefficiente, non rilevano i costi sostenuti nel periodo d’imposta. In pratica, il reddito su cui calcolare l’aliquota sostitutiva del 15 % prevista per il regime forfettario, è determinato applicando ai ricavi/compensi il coefficiente previsto, senza procedere alla contrapposizione tra costi e ricavi.

 

 

 

Quali vantaggi offre il regime forfettario?

Sono previste una serie di semplificazioni per i contribuenti che scelgono il regime forfettario:

  • Aliquota sostitutiva dell’IRPEF e delle addizionali pari al 15%;
  • Esclusione dall’IRAP;
  • Esclusione da tutti gli adempimenti IVA, fermo restando l’obbligo di conservare tutta la documentazione rilevante ai fini dell’imposta sul valore aggiunto, come ad esempio fatture e bollette doganali;
  • Non si applica la normativa sugli studi di settore, spesometro e comunicazioni relative alle operazioni con soggetti residenti nei paradisi fiscali;
  • Non c’è obbligo di tenuta delle scritture contabili ai fini delle imposte dirette, salvo l’obbligo di conservazione della documentazione ricevuta ed emessa;
  • Riduzione del 35% degli oneri contributivi.

 

 

 

Qual è l’aliquota applicabile al regime forfettario?

E’ prevista un’aliquota pari al 5% per i primi cinque periodi d’imposta, in luogo di quella ordinaria del 15%, per i contribuenti “start up” che intraprendano una nuova attività produttiva, se in possesso di determinati requisiti:

  • non aver esercitato, nei tre anni precedenti, altre attività artistiche, professionali o d’impresa;
  • l’attività intrapresa non deve essere semplice prosecuzione di altra attività precedentemente svolta sotto forma di lavoro dipendente, ad esclusione dell’attività svolta durante il periodo di pratica obbligatoria per l’esercizio di una professione intellettuale;
  • se l’attività per cui si richiede il beneficio era in precedenza svolta da altro soggetto, l’ammontare dei ricavi o compensi realizzati nel periodo di imposta precedente non deve superare il limite di fatturato previsto per accedere al regime forfetario.

Ricordiamo che il regime forfettario introdotto nel 2015 ha sostituito il vecchio regime dei “minimi”. Tuttavia, il legislatore ha previsto la possibilità, per chi fosse già nel regime dei minimi, di mantenerlo fino al compimento del 35esimo anno di età o al compimento del quinquennio, essendo questo diverso regime sottoposto a limiti anagrafici e temporali [3].

 


[1]  Art. 1, commi da 54 a 89 della Legge 190/2014 del 23 dicembre 2014, legge di stabilità per il 2015.

[2] La L. 208/2015 del 28 dicembre 2015, legge di stabilità per il 2016, ha elevato i limiti, troppo restrittivi, previsti dalla L. 190 del 2014. In questo modo, il legislatore ha voluto favorire l’ingresso di un maggior numero di contribuenti nel regime forfettario.

[3] Il regime dei minimi venne introdotto dalla L. 244/2007 del 24 dicembre 2007, legge di stabilità per il 2008. Successivamente, è stato modificato per effetto dell’art. 27 del D. L. 98/2011 del 6 luglio 2011, convertito nella L. 148/2011 del 14 settembre 2011.

 

 

Autore immagine: Pixabay

 


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