Vaglio Lise, lo «strano caso» costato 13 miliardi
Editoriali
6 Set 2016
 
L'autore
Massimiliano Palumbo
 


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Vaglio Lise, lo «strano caso» costato 13 miliardi

Pochi treni e poca sorveglianza. Ecco la storia della stazione abbandonata dalle istituzioni.

 

Sembra una fortezza abbandonata, tenuta in vita solo da pochi pendolari e dai bus che fanno da spola col centro città. Qualcuno l’ha definita uno «strano caso». La stazione di Vaglio Lise è uno strano caso, proprio come lo strano caso di Benjamin Button o gli strani casi affrontanti dai dective protagonisti di film e libri gialli. Una sorta di mistero visibile, fatto di miliardi spesi e poi abbandonati lì, tra cemento, rifiuti e degrado.

 

Cerchiamo di risolvere questo caso che riguarda la città di Cosenza. Primo indizio: la stazione fu realizzata grazie all’intervento dell’allora ministro dei Lavori pubblici, Giacomo Mancini. Secondo indizio: Mancini era di Cosenza. Probabilmente la volontà fu quella di agevolare il traffico ferroviario verso il capoluogo di provincia. Siamo alla fine degli ’60 e insieme alla stazione si progetta la linea Paola-Cosenza. Il tempo, però, ha dato torto all’ex ministro, perché il traffico ferroviario non è mai arrivato in città è ed rimasto sulla costa tirrenica. In pratica, la vera  stazione dei cosentini è quella di Paola. E col passare del tempo sono state tagliate anche le comunicazioni verso la costa ionica, rendendo ancora più inutile l’imponente struttura realizzata anche grazie alla collaborazione con un ingegnere del prestigioso studio Nervi. Costo dell’opera: 13 miliardi di lire.

 

Appena inaugurata, nel 1987, Vaglio Lise era una struttura quasi avveneristica. Un «fiore all’occhiello» come dicono i politici. Ora, se non fosse per i binari, si fatica a capire che razza di luogo sia. «Uno dei più brutti di Cosenza», ha detto un cittadino intervistato dal giornalista di Rai Uno. E chi è di Cosenza sa che è così.

 

Appena arrivi alla stazione provi una sensazione di solitudine e insicurezza. A parte le auto parcheggiate fuori, segno della presenza umana, a passeggiare in quegli immensi spazi non trovi quasi nessuno. Ogni tanto si sente annunciare qualche treno in arrivo o in partenza oppure il rumore del tabellone dei treni che modifica le informazioni. Poi, finito. È raro vedere controllori e capistazione dal momento che di treni se ne vedono pochi. È più facile, invece, trovare qualche nomade in cerca di soldi. «E poi manca la video sorveglianza», denunciano alcuni passeggeri in attesa del treno.

 

Su questa struttura sono state spese molte parole da parte del mondo della politica, quasi tutte inutili. Il dato di fatto è che a Cosenza esiste una mega struttura che non si sa bene come usare al meglio. «Lo strano caso», quindi, nonostante gli indizi, è ancora lontano dall’essere risolto.


 


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