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Le Guide Pubblicato il 6 settembre 2016

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Le Guide Atti osceni non più reato ma multe fino a 30mila euro

> Le Guide Pubblicato il 6 settembre 2016

Masturbarsi in pubblico resta illegale, ma la fedina penale resta immacolata; scatta solo una multa da 5mila a 30mila euro.

Non commette alcun reato il maniaco che si masturba davanti a una studentessa, l’esibizionista con il classico impermeabile pronto a scoprire le proprie nudità alle donne nel parco, la coppietta che consuma un rapporto sessuale all’interno di un’automobile non debitamente nascosta al traffico e da fogli di giornale. Non commette reato la prostituta che soddisfa il proprio cliente dietro un cespuglio o chi fa la pipì ai margini della strada perché non riesce a trattenerla più e non si vuole fermare alla più vicina stazione di servizio. Non commette reato non perché queste condotte siano state liberalizzate e non vengano più considerate illecite dal nostro ordinamento – al contrario, lo continuano ad essere – ma solo perché è cambiato il tipo di sanzione: non più penale, ma solo amministrativa.

Chi però crede che si tratti di colpo di spugna da parte dello Stato, si sbaglia di grosso. Anzi. Il punto è che i vecchi processi penali non sortivano spesso i risultati sperati e, tra prescrizione, vizi di forma, notifiche e tempi biblici, non menzione sul casellario, tenuità del fatto e non punizione, nessuno pagava il prezzo delle proprie colpe.

Ora invece le cose sono cambiate e, seppur la fedina penale resta immacolata – ma del resto, chi si interessa, di questi tempi, di una pipì in mezzo alla strada? – il portafogli del colpevole piange pene amare. Già, perché oggi è prevista una multa da 5mila a 30mila euro: multa però che, seguendo le regole del procedimento amministrativo, è immediata, certa e anche più facile da comminare.

Certo, l’interessato potrà sempre far ricorso e opporsi, ma nel frattempo deve pagare. E questo, certo, può essere un grosso deterrente.

Se poi – critica abbastanza scontata – si vuol dire che chi non ha soldi o beni intestati non deve temere nulla, in realtà non temeva nulla neanche prima, posto che il carcere resta riservato solo a reati particolarmente gravi, e non è questo il caso.

A ricordare tutti questi principi è una recente sentenza della Cassazione [1] che fa il punto sull’intervenuta depenalizzazione del reato di atti osceni in luogo pubblico. L’occasione è stata quella di un uomo sorpreso a masturbarsi davanti a delle giovani ragazze. L’episodio risaliva a prima dell’intervenuta riforma che ha cancellato il reato, ma la Corte ha ricordato che, in tema di diritto penale, ogni volta che interviene una modifica della norma più favorevole al colpevole, si applica la sanzione più lieve anche ai fatti passati. Insomma, la riforma ha effetto retroattivo e opera anche per i crimini già commessi, che quindi vengono completamente cancellati (sempre che il procedimento penale non sia stato definito con sentenza o con decreto divenuti irrevocabili).

Da oggi, masturbarsi in pubblico non è più reato, ma commette un illecito sanzionato con una multa sonora. Multa che viene comminata dalla Prefettura.

note

[1] Cass. sent. n. 36867/2016 del 6.09.2016.

Corte di Cassazione, sez. III Penale, sentenza 28 giugno – 6 settembre 2016, n. 36867
Presidente Ramacci – Relatore De Masi

Ritenuto in fatto

Con sentenza del 14/5/2015 la Corte di Appello di Catania confermava la sentenza del Tribunale della medesima città che aveva dichiarato L.P. colpevole del reato p. e p. dall’art. 527 c.p. – perché dopo aver estratto il proprio membro si masturbava in corrispondenza del passaggio delle studentesse – e lo aveva condannato alla pena di mesi tre di reclusione convertita in Euro 3.420,00 di multa.
Per la cassazione della sentenza propone ricorso l’imputato, tramite difensore fiduciario.
Con un primo motivo deduce, ai sensi dell’art. 606, c. 1, lett. b) c.p.p., inosservanza ed erronea applicazione della legge penale in quanto la Corte di Appello ha negato l’applicazione della causa di non punibilità prevista dall’art. 131 bis c.p. nonostante la particolare tenuità del fatto, a fronte di un comportamento del tutto occasionale, la circostanza che l’atto di autoerotismo fosse stato compiuto in condizioni di ridotta visibilità, dopo il tramonto (alle ore 18,30 del 7 di dicembre) e che la prossimità alla cittadella universitaria non dimostrava la intenzione di collegare temporalmente la condotta al passaggio delle studentesse.
Con un secondo motivo deduce, ai sensi dell’art. 606, c. 1, lett. e) c.p.p., mancanza, contraddittorietà o manifesta illogicità della motivazione in ordine al diniego delle attenuanti generiche.

Considerato in diritto

In via preliminare ed assorbente, va rilevata l’intervenuta abolitio criminis, per effetto dell’art. 2 comma 1, lett. A) D.Lgs 15 gennaio 2015, n. 8, del reato di atti osceni di cui all’art. 527 c.p. (Capo B),in quanto il fatto è ora soggetto all’applicazione della sanzione amministrativa pecuniaria da Euro 5.000 ad Euro 30.000.
Ai sensi dell’art. 8 del decreto citato, le disposizioni del decreto, che sostituiscono sanzioni penali con sanzioni amministrative, si applicano anche alle violazioni commesse anteriormente alla data di entrata in vigore del decreto stesso, sempre che il procedimento penale non sia stato definito con sentenza o con decreto divenuti irrevocabili, caso nel quale provvederà il giudice dell’esecuzione alla revoca della sentenza o del decreto, e, ai sensi del successivo art. 9 citato, deve farsi luogo alla trasmissione, all’autorità amministrativa competente all’irrogazione della sanzione, gli atti dei procedimenti penali relativi ai reati trasformati in illeciti amministrativi, salvo che il reato risulti prescritto o estinto per altra causa alla medesima data.
Ne consegue, che la sentenza impugnata in parte qua va annullata senza rinvio, perché il fatto di cui sopra non è previsto dalla legge come reato, con eliminazione dell’aumento di pena di mesi due di reclusione applicato per la continuazione con il reato contestato al capo A) dell’imputazione.
Deve altresì essere disposta la trasmissione degli atti al Prefetto di Catania per quanto di sua competenza.

P.Q.M.

Annulla senza rinvio la sentenza impugnata perché il fatto non è previsto dalla legge come reato e dispone la trasmissione degli atti al Prefetto di Catania per quanto di competenza.

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