Quel che è scrive il notaio nell’atto è sempre vero?
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6 Set 2016
 
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Quel che è scrive il notaio nell’atto è sempre vero?

Il notaio dichiara i fatti avvenuti in sua presenza e solo questi sono coperti dalla fede privilegiata, mentre per i fatti dichiarati dalle parti non c’è alcuna prova “assoluta”.

 

È tutto vero quello che è scritto in un atto del notaio? Anche se, a primo acchito, si potrebbe essere portati a rispondere di sì, non è questa la soluzione corretta. Il notaio può dare pubblica fede (ossia il valore di prova privilegiata) solo ai fatti avvenuti in sua presenza e non ad altro. Egli, in quanto pubblico ufficiale, ha il potere di attestare per vero solo ciò che succede davanti a lui. Per cui se le parti dichiarano che è avvenuto un determinato evento in precedenza (come, ad esempio, il pagamento del prezzo per l’acquisto di un bene) e poi ciò non corrisponde al vero, il fatto che tale dichiarazione sia riportata nell’atto pubblico non la rende vera. È quanto ricorda la Cassazione con una sentenza pubblicata ieri [1].

 

Per comprendere meglio quanto abbiamo appena detto ricorriamo a un classico esempio. In un atto di vendita, stipulato davanti al notaio, c’è scritto che Mario vende a Tullio un piccolo terreno vicino casa e che Mario dichiara di aver già ricevuto l’acconto di 5mila euro. Ma che succede se, invece, Tullio non ha ancora pagato nulla o l’assegno che egli ha emesso è andato, in realtà, protestato? Mario può richiedere ugualmente il pagamento del prezzo, nonostante quel che risulta dall’atto notarile? Si, lo può fare. Il notaio infatti ha attestato per vero non il pagamento del prezzo, ma il fatto che Mario abbia solo dichiarato di aver ricevuto il prezzo. Sicché ben potrebbe essere che tale dichiarazione è stata viziata. Risultato: Mario può sempre far rilevare la diversità dei fatti rispetto a quanto dichiarato.

 

Ecco quindi, che l’atto notarile si compone di due parti:

  • i fatti dichiarati dal notaio perché avvenuti in sua presenza (ad esempio “Dinanzi alla mia presenza, Tullio consegna a Mario un assegno di euro 5 mila”) che fanno piena prova;
  • i fatti dichiarati dalle parti al notaio e da questi trascritte sull’atto per come narrate. Essi non fanno piena prova ed è sempre possibile dimostrare il contrario.

La sentenza

Corte di Cassazione, sez. II Civile, sentenza 8 marzo – 5 settembre 2016, n. 17573
Presidente Matera – Relatore Cosentino

Svolgimento del processo

Con citazione del 21/11/86 i signori P.R. e P.G. , quest’ultimo anche quale procuratore speciale di R.N. , R.F. , P.P. e P.O. convenivano davanti al tribunale di Lamezia Terme Euromanagement Italia International Selettive Brokers spa (da ora, Euromanagement spa), Reno spa e Previdenza spa in l.c.a. – società tutte collegate tra loro e riferibili al signor S.L. – per sentir annullare il contratto 28/12/81 con il quale essi attori avevano venduto alla Euromanagement spa un edificio di loro proprietà per il prezzo di 200 milioni di Lire.
A fondamento della domanda gli attori deducevano il dolo della parte acquirente, assumendo che il loro consenso sarebbe stata viziato da errore essenziale sull’oggetto del contratto, indotto da un complesso di manovre e raggiri attuati subdolamente dagli agenti del suddetto S. .
In particolare, per quanto qui ancora interessa, gli attori esponevano che:
– nonostante la fittizia dichiarazione contrattuale secondo cui il prezzo dell’immobile sarebbe stato interamente corrisposto prima della stipula del rogito di trasferimento, essi in realtà avevano accettato, quale corrispettivo della

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[1] Cass. sent. n. 17573/16 del 5.09.2016.

 


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