Isee, se non indico un conto o una carta che cosa succede?
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5 Ott 2016
 
L'autore
Noemi Secci
 


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Isee, se non indico un conto o una carta che cosa succede?

Omissione dell’indicazione nella dichiarazione Isee di conti correnti, carte prepagate, libretti e altri rapporti finanziari: quali conseguenze?

 

Una carta prepagata inutilizzata da tempo, un vecchio libretto postale, un buono fruttifero che i nonni hanno intestato a tuo figlio: si tratta di rapporti finanziari che si è obbligati a inserire nella dichiarazione Isee (Dsu, dichiarazione sostitutiva unica), ma dei quali, spesso e volentieri, ci si dimentica.

Tuttavia, non bisogna scordarsi che dichiarare il falso nella Dsu comporta delle pesanti sanzioni e, per giustificarsi, non basta affermare che si tratta di una dimenticanza. Come rimediare, allora, se ci si accorge di non aver inserito uno o più rapporti finanziari?

 

 

Isee: carte, conti correnti, libretti dimenticati

Innanzitutto, è possibile accorgersi in tempi relativamente brevi del mancato inserimento di una carta prepagata, un titolo, un conto o qualsiasi rapporto finanziario.

Dopo aver presentato la dichiarazione Isee al Caf, difatti, questa è trasmesso all’Inps, che la rimanda indietro assieme all’attestazione Isee, ossia alla parte della dichiarazione in cui sono  riportati gli indicatori della situazione economica del nucleo familiare (l’Isee è uno di quelli, assieme all’Isp, indicatore della situazione patrimoniale e all’Isr, indicatore della situazione reddituale).

Stampando l’attestazione Isee, se ci si dimentica di dichiarare un rapporto finanziario, si vedrà fra le annotazioni la seguente dicitura: «Omissioni/Difformità. Controllo effettuato con Agenzia delle Entrate in data ……… sui dati della DSU INPS-ISEE-2016-XXXXX a seguito del quale è stata rilevata l’esistenza dei seguenti rapporti finanziari».

Al di sotto della nota sono poi elencati i rapporti finanziari (da indicarsi nel quadro FC.2, sezione I e II) non inseriti in sede di compilazione della dichiarazione Isee, rilevati dall’ Inps  per mezzo dell’anagrafe tributaria dei conti correnti.

A questo punto, una volta che ci si è accorti dell’errore, è possibile, per evitare sanzioni e conseguenze, presentare una nuova dichiarazione Isee integrata con i dati omessi.

Se, invece, i dati risultanti all’Inps non sono corretti (ad esempio in quanto il conto corrente è stato chiuso, la carta è scaduta, etc., antecedentemente all’anno cui si riferisce la dichiarazione) è possibile lasciare l’Isee così com’è e presentarlo all’ente che richiede la dichiarazione.

In tale ipotesi, tuttavia, l’ente richiederà al dichiarante la certificazione necessaria a dimostrare la completezza e la veridicità dei dati riportati nella Dsu , che dovrà essere richiesta all’ intermediario (banca/posta) che ha comunicato i rapporti finanziari all’ Agenzia delle Entrate.

 

 

Isee: falsa dichiarazione

Anche se il conto corrente o la carta non incide nel calcolo degli indicatori patrimoniali della famiglia (si applica una franchigia fino a 6.000 euro, aumentata di 2000 euro per ogni componente del nucleo, sino a un massimo di 10.000 euro), non indicare un rapporto finanziario significa presentare una dichiarazione falsa. Si sarà dunque soggetti a una sanzione pari al triplo dell’agevolazione conseguita grazie al falso Isee (anche le tasse pagate “con sconto” sono considerate un beneficio, ovviamente), se non si presenta l’Isee integrativo. La multa andrà da un minimo di 5.164 euro a un massimo di 25.822 euro.


 


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