Marciapiede privato ad uso pubblico: multe e responsabilità
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7 Set 2016
 
L'autore
Sabina Coppola
 


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Marciapiede privato ad uso pubblico: multe e responsabilità

Se un marciapiede privato confina con la strada pubblica il Comune potrà essere dichiarato responsabile per i danni provocati dalla omessa manutenzione.

Che succede se qualcuno cade sul marciapiede antistante alla tua casa?

Molto spesso il marciapiede, pur trovandosi nella zona antistante ad uno stabile di proprietà privata o ad un condominio, a differenza dei cortili, è un bene comunale e capita che il Comune, per liberarsi dalle proprie responsabilità, deleghi i condomini (con apposita delibera) alla pulizia e alla manutenzione di quel marciapiede.

Ebbene: sappiate che se il marciapiede è pubblico, secondo un recente orientamento giurisprudenziale, non ci sarà delibera che tenga [1]!

Secondo il Codice della Strada [2] il responsabile della omessa o imprecisa manutenzione (del marciapiede)  sarà sempre il Comune, così come in caso di occupazione abusiva del suolo il Comune, essendo il solo proprietario, conserverà il potere di elevare contravvenzioni [3].

Quando un marciapiede di proprietà di un privato cittadino si dice di uso pubblico?

E’ destinata ad uso pubblico (anche servitù di uso pubblico) la strada privata che è messa al servizio di un numero indeterminato di soggetti che hanno il semplice e (generale) diritto al transito.

Perché vi sia l’uso pubblico è necessario che il marciapiede:

  • sia utilizzato da un numero indeterminato di persone;
  • possa, di fatto, essere utilizzato pubblicamente perché consente il collegamento con la strada pubblica [4];
  • sia utilizzato continuamente e da tempo immemorabile [5].

Nel caso di marciapiede ad uso pubblico chi è responsabile degli eventuali danni causati dalla errata manutenzione?

La risposta non è per nulla semplice perché non tutti i giudici la pensano allo stesso modo.

Molti giudici di merito hanno più volte precisato che, poiché i marciapiedi posti al lato di una strada pubblica sono aperti al pubblico transito di pedoni, la responsabilità [6] è del Comune che, oltre ad avere il potere (dovere) di fare la multa (o rimuovere) il veicolo parcheggiato sul vostro marciapiede (in quanto di uso pubblico), dovrà garantirne la corretta ‘custodia’, assicurandone la manutenzione [7].

In questo caso, l’Ente Comunale, attraverso i Vigili, potrà elevare contravvenzioni e potrà disporre la rimozione di qualunque ostacolo alla ‘pubblica fruizione’ della strada, anche se è privata.

È probabile, però, che il Comune:

  • (in un eventuale giudizio) risponda che seppure è vero che il marciapiede può essere utilizzato da chiunque voglia camminarci, resta di proprietà esclusiva del privato che è il solo a poterne godere;
  • di fronte ad una richiesta di rimozione di un ostacolo o di multa nei confronti di chi ha occupato il vostro marciapiede risponda che non intende farlo, a meno che non vi sia una specifica ordinanza comunale in tal senso.

Peraltro, badate bene che, se il marciapiede è utilizzato solo dai proprietari delle abitazioni vicine alla vostra o se la strada con cui confina il marciapiede è anch’essa di vostra proprietà (o destinata a servire solo uno o più edifici), senza dubbio non è ad uso pubblico, per cui la responsabilità è solo vostra.

Che succede se qualcuno cade sul marciapiede antistante alla tua casa?

Molto spesso il marciapiede, pur trovandosi nella zona antistante ad uno stabile di proprietà privata o ad un condominio, a differenza dei cortili, è un bene comunale e capita che il Comune, per liberarsi dalle proprie responsabilità, deleghi i condomini (con apposita delibera) alla pulizia e alla manutenzione di quel marciapiede.

Ebbene: sappiate che se il marciapiede è pubblico, secondo un recente orientamento giurisprudenziale [1], non ci sarà delibera che tenga!

Secondo il Codice della strada [2] il responsabile della omessa o imprecisa manutenzione (del marciapiede)  sarà sempre il Comune, così come in caso di occupazione abusiva del suolo il Comune conserverà il potere di elevare contravvenzioni [3].

Cosa accade se il marciapiede è privato ma ad uso pubblico?

E’ destinata ad uso pubblico (anche servitù di uso pubblico) la strada privata messa al servizio di un numero indeterminato di soggetti che hanno il semplice e (generale) diritto al transito.

Perché vi sia l’uso pubblico è necessario che il marciapiede:

  • sia utilizzato da un numero indeterminato di persone;
  • possa, di fatto, essere utilizzato pubblicamente perché consente il collegamento con la strada pubblica [4];
  • sia utilizzato continuamente e da tempo immemorabile [5].

In questo caso il Comune, attraverso i vigili, potrà elevare contravvenzioni e potrà disporre la rimozione di qualunque ostacolo alla ‘pubblica fruizione’ della strada, anche se è privata.

Di chi sarà la responsabilità delle aree di uso pubblico?

I giudici di merito hanno più volte precisato che, poiché i marciapiedi posti al lato di una strada pubblica sono aperti al pubblico transito di pedoni, la responsabilità [6] è ancora una volta del Comune che, oltre ad avere il potere (dovere) di fare la multa (o rimuovere) il veicolo parcheggiato sul vostro marciapiede (in quanto di uso pubblico), dovrà garantirne la corretta ‘custodia’, assicurandone la manutenzione [7].

Badate bene, però, che la risposta non è univoca e che, se il marciapiede è utilizzato solo dai proprietari delle abitazioni limitrofe alla vostra o se la strada attigua al marciapiede è anch’essa di vostra proprietà o destinata a servire solo uno o più edifici, non è ad uso pubblico.


In pratica

Se siete proprietari di un marciapiede antistante ad una strada pubblica e questo viene attraversato da un numero illimitato di pedoni, se al di sotto del vostro marciapiede passano i cavi elettrici comunali, o anche la conduttura fognaria, è senza dubbio marciapiede ad uso pubblico: ciò significa che se si verifica un incidente o qualcuno si fa male potete provare a chiedere il risarcimento al Comune. Poiché, però, la proprietà è sempre la vostra cercate di fare attenzione a curarne la manutenzione.

[1] Cons. Stato, sent. n. 728 del 2012; Trib. Civ. Torino, sent. del 5.12.2012.

[2] Art. 14 Cod. Str.

[3] Artt. 15 e 20 Cod. Str.

[4] Cons. Stato, sent. n. 1240 del 2011; Cass., Sez. Un., sent. n. 1624 del 2010; TAR Lombardia, sent. n. 507  del 2016.

[5] Cass. Civ., Sez. Un., sent. n. 1072 del 1998; Cass. Civ., sent. n. 6401 del 2005; Cons. Stato, sent. n. 728 del 14.02.2012.

[6] Art. 2051 cod. civ.

[7] Cass., sent. n. 16226 del 3.08.2006; Cass. sent. n. 16770 del 21.07.2006; Trib. Bari, sent. n. 390 del 7.02.2011.

 


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