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Lo sai che? Pubblicato il 7 settembre 2016

Lo sai che? Unioni civili: la maternità surrogata resta impossibile

> Lo sai che? Pubblicato il 7 settembre 2016

La legge italiana vieta l’utero in affitto. E la Cirinnà non consente alle coppie omosessuali la stepchild adoption. Solo uno dei due sarà genitore.

Vivere insieme con gli stessi diritti di un matrimonio tra persone etero non è più così complicato. Il problema resta quello di avere un figlio. Con la maternità surrogata o con l’adozione. Uomini o donne legati da unioni civili si vedono costretti a fare degli slalom per colmare il loro desiderio di diventare genitori. Senza entrare in valutazioni morali, vediamo cosa prevede la legge in merito.

Maternità surrogata: che cos’è

La maternità surrogata consente di avere un figlio a chi non riesce a portare a termine una gravidanza. Ciò vuol dire che può interessare sia una coppia eterosessuale con problemi di infertilità sia una coppia omosessuale legata da un’unione civile.

Nel caso delle unioni civili tra due persone di sesso maschile, il patrimonio genetico di uno di loro verrà trasferito in laboratorio sull’ovulo di una donna, conosciuta o sconosciuta che sia, ma che, comunque, non diventerà mai la madre legale del bambino.

Una pratica che viene siglata su un contratto per garantire, con tanto di dettagli, la massima trasparenza. Contratto che finirà sul registro dello Stato Civile.

Così semplice? All’estero sì. A volte, legalmente, a pagamento. In Italia no. In nessun caso. Perché nel nostro Paese, la legge vieta la maternità surrogata.

Maternità surrogata: è legale?

In Italia, dunque, la maternità surrogata è vietata dalla legge [1]. Non lo è, invece, in altri Stati, spesso meta non solo di coppie eterosessuali con problemi di fertilità, ma anche da coppie omosessuali che vogliono crescere un figlio. La legge Cirinnà [2], dunque, che ha regolamentato in Italia le unioni civili rendendole, per molti versi, simili al matrimonio, non si è allineata da questo punto di vista con le normative in vigore in altri Paesi, anzi: per chi ricorre alla maternità surrogata resta la minaccia della reclusione fino a due anni e la multa fino ad un milione di euro.

Ma se il figlio surrogato lo si concepisce all’estero? Le probabilità di vedersi riconoscere in Italia la genitorialità di un figlio concepito all’estero grazie alla maternità surrogata, almeno da entrambi i componenti di un’unione civile, sono pressoché inesistenti. Già la coppia eterosessuale che rientra in Italia con un pargoletto e non dichiara che  non è stato concepito da entrambi ma grazie ad un utero in affitto, commette il reato di falsità in atto civile [3]. Il fatto si aggrava se il “pupo” non è figlio di nessuno dei due, ma che è nato in laboratorio dall’incontro tra un banco di seme ed un ovulo a pagamento. Nel primo caso, il piccolo sarà riconosciuto figlio del vero genitore biologico. Nel secondo caso, il bambino potrebbe essere dichiarato adottabile.

Nelle unioni civili tra due maschi, invece, il discorso è più lampante. Se entrambi rientrano dall’estero dicendo di essere tutti e due i genitori del bambino, è evidente che la coppia ha fatto ricorso alla maternità surrogata. In questo caso, la paternità del figlio verrà riconosciuta soltanto al padre biologico.

Qual è la differenza, allora, tra le coppie eterosessuali e quelle legate dall’unione civile? Per le prime, esiste la possibilità che chi dei due non è il genitore biologico può adottare il bambino dell’altro, grazie alla cosiddetta stepchild adoption, riconosciuta dalla legge italiana all’interno dei matrimoni. All’interno delle unioni civili, invece, questo non è possibile. Anche se il bambino è nato da una precedente relazione eterosessuale del padre naturale oppure è stato adottato prima che l’unione civile sia stata formalizzata. A meno che la coppia non trovi un giudice indulgente che applichi la norma dell’adozione del coniuge anche alle unioni civili.

note

[1] Art. 12, legge n. 40/2004.

[2] Legge 76/2016.

[3] Art. 495 cod. pen.

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