Un viaggio si può annullare per una malattia?
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7 Set 2016
 
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Un viaggio si può annullare per una malattia?

Non posso più partire perché all’ultimo mi sono ammalato: posso annullare la vacanza e ottenere i soldi indietro dall’agenzia oppure posso, al posto mio, far usufruire del pacchetto turistico una mia amica?

 

Tutte le volte in cui il cliente dell’agenzia, che ha acquistato un viaggio vacanza, intende disdire il pacchetto turistico per qualsiasi ragione (malattia, revoca delle ferie da parte dell’azienda, rischi di attentati o di sommosse popolari, sopravvenienza di impegni personali o familiari, ecc.), ha diverse possibilità per esercitare i propri diritti.

 

La prima cosa che deve fare il turista è verificare se, nel contratto con l’agenzia, è inserita una clausola che gli consenta la possibilità di disdire il contratto, i termini entro cui tale diritto può essere esercitato, nonché le modalità (ad esempio: invio di una raccomandata, fax, ecc.).

Il contratto potrebbe subordinare l’esercizio di tale diritto alla sottoscrizione di una polizza assicurativa che copra eventuali rischi di revoca o rinuncia alla vacanza, anche dell’ultimo minuto, dietro pagamento di una penale.

 

In ogni caso, e a prescindere da ciò, il codice del Turismo [1] e il codice civile [2] prevedono una tutela a 360 gradi del consumatore, consentendogli di disdire il viaggio e di ottenere indietro tutti i soldi versati, senza pagamento di penali e senza subordinare ciò alla sottoscrizione di una assicurazione. Tale possibilità, che viene riconosciuta anche da una nutrita giurisprudenza [3], è però subordinata solo alla ricorrenza di tre condizioni. In particolare, la causa che ha determinato l’impossibilità a partire deve essere:

 

  • sopravvenuta ossia non doveva già sussistere al momento della firma del contratto con l’agenzia;
  • imprevedibile, cioè né prevista né prevedibile dal cliente all’atto della firma del contratto. Così, ad esempio, se il consumatore già sapeva che, essendo in gravidanza, ci sarebbe stato il rischio di un anticipo del parto, non può invocare la causa sopravvenuta e ottenere la restituzione dei soldi; allo stesso modo il dipendente che programma le ferie senza prima aver avuto l’autorizzazione dall’azienda non può recedere più dal contratto. Lo potrebbe fare, invece, se il datore di lavoro, che prima gli ha concesso i giorni, poi cambia idea;
  • non deve dipendere da causa relativa al viaggiatore (si pensi a Tizio che, prima di partire, fa un incidente in auto perché ha violato le regole del codice della strada).

 

Ecco qualche esempio che consente la revoca del viaggio e la restituzione dei soldi senza doverci rimettere la penale:

  • malattia grave e improvvisa o infortunio (ad esempio frattura di un arto) da parte di uno dei partecipanti al viaggio (ad es. marito o moglie) o di uno degli stretti congiunti (ad esempio, madre che necessita di cure da parte di uno dei turisti);
  • revoca delle ferie improvvisa da parte dell’azienda;
  • sopravvenuto stato di gravidanza che renda sconsigliabile partecipare a viaggi.

 

Altre due ipotesi in cui è possibile revocare il viaggio senza dover pagare penali e senza un’assicurazione alle spalle è quando l’impossibilità a partire è stata determinata da eventi meteorologici (un maremoto, un terremoto, una tromba d’aria che abbia spazzato le strutture o, comunque, reso inagibile la zona) o socio-politici sopravvenuti (si pensi a una guerra civile o una zona di guerra). La valutazione della gravità di tali eventi deve essere attestata dal ministero degli Affari esteri che deve aver pubblicato appositi avvisi sul proprio sito.


[1] D.Lgs. 23.5.2011 n. 79, Codice del Turismo.

[2] Art. 1256 cod. civ.

[3] Trib. Torino, ord. ex art. 702-bis c.p.c. del 2.10.2014. Cass. sent. n. 16315 del 24.7.2013. GdP Bergamo sent. 9.06.2014; GdP Catania sent. n. 1708/2014.

 


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