Andrea Iurato
Andrea Iurato
8 Set 2016
 
Le Rubriche di LLpT


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Se l’etichetta di un alimento non indica le sostanze allergeniche

Allergie alimentari: quale tutela ha il consumatore che, acquistando un prodotto alimentare in un supermercato, sviluppa una reazione per un’intolleranza a una delle sostanze allergeniche contenute nel cibo?

 

 

Chi soffre di allergie o intolleranzealimentari è attento a quali cibi consuma. Può accadere però che l’etichetta dell’alimento acquistato o il menu del ristorante non indichino la presenza di sostanze allergeniche. Ecco alcuni consigli utili a prevenire i rischi e a tutelarsi in caso di danni alla salute.

 

Le allergie e le intolleranze alimentari sono purtroppo molto diffuse, così come malattie, come la celiachia, che costringono sempre più persone a porre molta attenzione ai cibi che consumano, per evitare malesseri e danni più o meno gravi alla salute, fino al rischio per la stessa vita.

 

Chi convive con allergie o intolleranze conosce quali alimenti debbano essere evitati, ma la complessità delle ricette di molti prodotti alimentari fa sì che alcune sostanze che provocano allergie o intolleranze siano presenti in piccole quantità o sotto forma di residui o tracce di altre fasi produttive. Questo non diminuisce il rischio di provocare danni alla salute, anzi lo aumenta, perché rende difficile per il consumatore allergico o intollerante riconoscere che un cibo è pericoloso, quindi da evitare.

 

 

Gli obblighi di informazione di supermercati e ristoranti

L’Unione Europea ha introdotte alcune norme, in vigore dal dicembre 2014, che impongono a coloro che vendono alimenti (supermercati, alimentari, botteghe, ecc.) e agli esercizi pubblici che li servono (bar, ristoranti, ecc.) di indicare chiaramente le sostanze allergeniche presenti in un alimento [1].

 

Le etichette degli alimenti venduti nei supermercati e i menu dei ristoranti devono indicare chiaramente la presenza di queste sostanze utilizzando un carattere diverso per dimensioni, stile o colore da quello degli altri ingredienti non allergenici [2]. L’obbligo si applica anche se la sostanza è stata utilizzata durante la produzione ed è presente nel prodotto in forma alterata così da non essere riconoscibile, oppure può essere presente non intenzionalmente, per esempio perché utilizzata nello stesso stabilimento per produrre altri alimenti [3].

 

Gli esercizi pubblici, come bar e ristoranti, possono inserire l’elenco delle sostanze, oltre che nel menu, in cartelli o registri ben visibili, o possono indicare chiaramente su menu o cartelli che le informazioni su allergie o intolleranze possono essere chieste al personale in servizio [4].

Le sostanze allergeniche di cui è obbligatoria [5] l’indicazione sono (compresi i rispettivi derivati):

  • alcuni cereali contenenti glutine (grano, segale, orzo, avena, farro, kamut);
  • crostacei;
  • uova;
  • pesce;
  • arachidi;
  • soia;
  • latte e prodotti contenenti lattosio;
  • frutta a guscio;
  • sedano;
  • senape;
  • sesamo;
  • anidride solforosa e solfiti quando superino determinate quantità;
  • lupini;
  • molluschi.

 

 

Come tutelarsi in caso di danno

Se hai consumato un alimento comprato al supermercato o ordinato in un ristorante e avverti sintomi allergici, più o meno gravi, puoi chiedere al responsabile il risarcimento dei danni subiti se il tuo malessere è causato dalla violazione degli obblighi di informazione sulle sostanze allergeniche negli alimenti.

 

Nel caso di prodotto acquistato in un supermercato o negozio di alimentari l’azienda responsabile è quella indicata nell’etichetta [6], che risponde di qualsiasi violazione delle regole sulle informazioni da fornire ai consumatori. Se invece il prodotto è stato consumato presso un ristorante o altro esercizio di ristorazione, il responsabile è lo stesso ristoratore.

La cosa più importante per potere chiedere il risarcimento del danno in questi casi è raccogliere le prove che servono a fare causa per il risarcimento del danno.

 

Se accusi sintomi di allergia o intolleranza:

    • recati al pronto soccorso o da un medico che possa curarti e confermare se i sintomi siano davvero causati da allergia o intolleranza alimentare;

 

    • se è ancora possibile recupera dai rifiuti le confezioni dei prodotti che hai consumato o recati presso il ristorante per visionare il menu o gli altri avvertimenti sulle sostanze allergeniche;

 

    • raccogli le prove che l’alimento che ha causato il problema di salute è stato acquistato presso quel supermercato o servito in quel ristorante: la prova migliore è lo scontrino o la fattura, ma se questi si sono persi – come capita spesso – o non indicano chiaramente i prodotti comprati o consumati, è sempre possibile chiamare una persona a testimoniare, se ha assistito alla spesa o al pasto presso il ristorante;

 

  • avverti le autorità competenti (NAS o ASL) che potranno svolgere controlli più approfonditi.

[1] Art. 9, par. 1, lett. c) reg. UE n. 1169/2011.

[2] Art. 21 reg. UE n. 1169/2011.

[3] Art. 36, par. 3, lett. a) reg. UE n. 1169/2011.

[4] Minstero della Salute, circolare del 06.02.2015.

[5] Allegato II reg. UE n. 1169/2011.

[6] Art. 8 reg. UE n. 1169/2011.

 


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