Non fermarsi al posto di blocco della polizia: cosa rischio?
Editoriali
8 Set 2016
 
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Redazione
 


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Non fermarsi al posto di blocco della polizia: cosa rischio?

Nessun reato per l’automobilista che non si ferma al segnale di alt della polizia o che fa marcia indietro, purché la sua marcia continui regolare, senza creare problemi alla circolazione e al traffico.

 

Assolto l’automobilista che, al segnale di stop della polizia, non ferma il mezzo e procede avanti, facendo finta di non vedere o, addirittura, fa marcia indietro e se ne va per un’altra strada. Difatti, il comportamento vietato dalla norma penale è quello del conducente che, per evitare il blocco delle autorità, si cimenta in una guida spericolata della propria auto, accelerando o commettendo altre infrazioni del codice della strada (per esempio, percorrendo strade nel senso opposto di marcia o salendo sui marciapiedi), con ciò costituendo un pericolo per traffico e pedoni. A ricordarlo è una recente sentenza della Corte di appello di Roma [1].

 

Se si avvista una pattuglia dei carabinieri o della polizia e solo in quell’istante ci si ricorda di aver dimenticato la patente a casa, di non aver rinnovato l’assicurazione o di avere gli pneumatici lisci, di trasportare in auto più persone di quante l’immatricolazione consente, è lecito deviare, all’ultimo secondo, su un’altra strada o fare inversione di marcia e tornare indietro? Sì, nessuna norma può imporre restrizioni alla libertà di circolazione dei cittadini, sicché questi possono liberamente decidere il proprio itinerario in qualsiasi momento. Anche se dettato dall’esigenza di eludere controlli. Diversa la situazione se tale comportamento viene posto in essere quando già si è alzata la paletta della polizia, intimando lo stop al veicolo. In questo caso, il reato di resistenza a pubblico ufficiale scatta solo se sussistono due condizioni:

  • il dolo, ossia la consapevolezza dello stop da parte dell’automobilista. Non commette reato, quindi, il conducente che riesce a dimostrare di non aver sentito il fischietto della polizia, di aver visto solo all’ultimo secondo la paletta alzarsi in aria, di aver ritenuto che l’intimazione di arresto fosse indirizzata ad altra autovettura, ecc. Insomma, ci deve essere una piena consapevolezza dell’alt e la volontà di non rispettarlo;
  • una guida pericolosa volta a sottrarsi al controllo: il conducente deve effettuare manovre tali da costituire un pericolo per il traffico. Pertanto, l’automobilista che non si ferma all’alt delle forze dell’ordine e accelera dandosi alla fuga non commette alcun reato se la sua marcia prosegue entro i limiti di velocità e senza manovre tali da creare generale pericolo.

 

In definitiva non commette reato l’automobilista che non si ferma al posto di blocco senza però commettere alcuna azione volta ad ostacolare gli agenti mentre è inseguito: azioni che devono concretizzarsi in violazioni del codice della strada o delle comuni regole di prudenza.


La sentenza

Corte d’appello di Roma – Sezione III penale – Sentenza 20 maggio 2016 n. 3252

REPUBBLICA ITALIANA
In nome del Popolo Italiano
n giorno 07/04/2016
LA CORTE DI APPELLO DI ROMA
SEZIONE TERZA PENALE
così composta
Dott. ERNESTO MINEO Presidente
Dott. ANNAMARIA ACERRA Consigliere
Dott. ROBERTA PALMISANO Consigliere
Ha pronunciato in Dibattimentale la seguente
SENTENZA
nel procedimento penale di secondo grado nei confronti di: 1) BE.AN. – LIBERO
nato (…)
domiciliato a (…)

Con sentenza in data 7 ottobre 2013 il Tribunale di Roma condannava Be.An. alla pena di mesi sei di reclusione per il reato di cui all’art. 337 c.p., alla guida dell’autovettura (…), si opponeva energicamente agii agenti di polizia non fermandosi all’ALT ma accelerando dandosi alla fuga.

Il Tribunale perveniva alla predetta decisione sulla base delle dichiarazioni dell’agente operante che riferiva di aver intimato l’ALT alla vettura condotta dal BE. in zona Romanina e di aver inseguito l’imputato con luci e sirena di ordinanza e con l’ausilio di altre volanti, fino alla via (…).

Avverso la sentenza proponeva appello la difesa dell’imputato chiedendo l’assoluzione per non

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[1] C. App. Roma sent. n. 3252/16 del 20.05.2016.

 


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