Pensione di vecchiaia: a che età si ha diritto?
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5 Ott 2016
 
L'autore
Noemi Secci
 


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Pensione di vecchiaia: a che età si ha diritto?

Requisiti di età per la pensione di vecchiaia ordinaria, contributiva, con Ape e con Rita: quali sono e come aumenteranno negli anni.

 

La pensione di vecchiaia è il trattamento previdenziale che spetta ai lavoratori al possesso di una determinata età e di un minimo di anni di contributi, pari attualmente a 20 (eccezion fatta per alcune deroghe che consentono il pensionamento con 15 anni di contributi); si differenzia dalla pensione di anzianità, diventata pensione anticipata con la Legge Fornero, in quanto quest’ultima tipologia di trattamento si basa solo sul possesso di un determinato numero di anni di contributi (attualmente 42 anni e 10 mesi per gli uomini e 41 anni e 10mesi per le donne) e non richiede un’età minima per uscire dal lavoro.

Il possesso di un’età minima, invece, è fondamentale per il raggiungimento della pensione di vecchiaia. Attualmente, sino a tutto il 2017, l’età prevista per potersi pensionare è pari a:

  • 65 anni e 7 mesi, per le lavoratrici dipendenti del settore privato;
  • 66 anni e 1 mese, per le lavoratrici autonome;
  • 66 anni e 7 mesi, per gli uomini e per le dipendenti pubbliche.

 

 

Pensione di vecchiaia: evoluzione del requisito di età

I requisiti di età, per la pensione di vecchiaia “ordinaria”, aumenteranno nel tempo nella seguente misura:

  • 2018: il requisito sarà unificato e pari a 66 anni e 7 mesi per tutti;
  • 2019: 66 e 11 mesi;
  • 2020: 66 e 11 mesi ;
  • 2021: 67 e 2 mesi;
  • 2022: 67 e 2 mesi;
  • 2023: 67 e 5 mesi;
  • 2024: 67 e 5 mesi;
  • 2025: 67 e 8 mesi;
  • 2026: 67 e 8 mesi;
  • 2027: 67 e 11 mesi;
  • 2028: 67 e 11 mesi;
  • 2029: 68 e 1 mese;
  • 2030: 68 e 1 mese;
  • 2031: 68 e 3 mesi;
  • 2032: 68 e 3 mesi;
  • 2033: 68 e 5 mesi;
  • 2034: 68 e 5 mesi;
  • 2035: 68 e 7 mesi;
  • 2036: 68 e 7 mesi;
  • 2037: 68 e 9 mesi;
  • 2038: 68 e 9 mesi;
  • 2039: 68 e 11 mesi ;
  • 2040: 68 e 11 mesi;
  • 2041: 69 e 1 mese;
  • 2042: 69 e 1 mese;
  • 2043: 69 e 3 mesi;
  • 2044: 69 e 3 mesi;
  • 2045: 69 e 5 mesi.

I requisiti, successivamente a tale data, aumenteranno sempre di 2 mesi ogni biennio.

Gli aumenti del requisiti di età qui elencati, comunque, sono quelli previsti “in automatico” dalla Legge Fornero: nel caso in cui vi siano decrementi nella speranza di vita, il requisito resta bloccato e non è applicato lo scatto biennale; se, invece, gli incrementi registrati risultano superiori a quelli attesi, lo scatto può essere maggiore di quello previsto dalla Legge.

 

 

Pensione di vecchiaia: Ape e Rita

La pensione di vecchiaia potrà essere, a breve, anticipata a 63 anni di età, grazie all’Ape, l’anticipo pensionistico, che dovrebbe entrare in vigore con la prossima Legge di Stabilità. L’Ape, in particolare, consentirà un anticipo massimo di 3 anni e 7 mesi, in cambio di una penalizzazione sulla quota retributiva dell’assegno di pensione (che dovrebbe andare dall’1,4% all’8% della quota): l’anticipo, infatti, sarà ottenuto grazie a un prestito bancario e la penalizzazione dell’assegno corrisponderà alle rate di restituzione del finanziamento.

Subiranno una penalizzazione minore i disoccupati di lungo corso, gli esuberi ed i lavoratori con gravi patologie. I lavoratori aderenti alla previdenza complementare, inoltre, potranno fruire della Rita, la rendita anticipata integrativa, che in alcuni casi potrà sostituirsi all’Ape e consentire anch’essa la pensione a 63 anni di età, mentre in altri casi integrerà l’Ape.

 

 

Pensione di vecchiaia con 5 anni di contributi: età

Oltre alla pensione di vecchiaia ordinaria, esiste un’altra tipologia di pensione di vecchiaia, detta vecchiaia contributiva, che si ottiene con soli 5 anni di contributi. Questa pensione può essere raggiunta da chi non possiede contributi versati prima del 1996, oppure dagli iscritti alla Gestione Separata che non possiedono contributi al di fuori di questa gestione o che hanno optato per il cumulo (computo)di tutti i contributi nella gestione stessa.

Tutti i soggetti elencati, difatti, hanno diritto al calcolo interamente contributivo del trattamento. I requisiti di età sono i seguenti:

  • nel triennio 2016-2018, 70 anni e 7 mesi;
  • nel 2019-2020, 70 anni e 11 mesi;
  • nel 2021-2022, 71 anni e 2 mesi.

I requisiti continuano, poi, ad aumentare di 3 mesi ogni biennio, e di 2 mesi ogni biennio dal 2029.

 

 

Pensione di vecchiaia: ammontare dell’assegno

Ricordiamo infine come deve essere calcolata la pensione di vecchiaia. L’assegno deve essere determinato:

  • col metodo retributivo (che si basa sugli ultimi stipendi percepiti) sino al 31 dicembre 2011, poi col sistema contributivo (che si basa sui contributi accreditati nell’arco della vita lavorativa), per chi possiede oltre 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995;
  • col metodo retributivo sino al 31 dicembre 1995, poi col contributivo (ossia col metodo misto), per chi possiede meno 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995;
  • col metodo interamente contributivo, per chi non possiede contributi al 31 dicembre 1995, per chi opta per il metodo contributivo o per chi effettua il computo nella gestione separata.

Per potersi pensionare, l’assegno calcolato deve essere pari almeno a 1,5 volte l’assegno sociale, cioè, per l’anno 2016, a 672,11 euro (448,07 x 1,5). Non può dunque ottenere il trattamento chi possiede un assegno inferiore a tale soglia. Questo requisito non è richiesto per la pensione di vecchiaia con 5 anni di contributi.

 


 


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2 Nov 2016 Silvano Pietta

Le quattro strade che portano all’APE
La novità principale del pacchetto previdenziale è l’APE, l’Anticipo Pensionistico che il Governo di fatto ha varato ed inserito nella Legge di Bilancio. L’APE volontaria si rivolge a chi sta lavorando ed ha raggiunto (o si accinge a raggiungere) sia i 63 anni di età che i 20 di contributi minimi necessari. A questi soggetti viene proposto un prestito pensionistico per tutti gli anni che li dividono dai 66 anni e 7 mesi in cui dovrebbero raggiungere la pensione di vecchiaia. Al termine del periodo indennizzato da questo prestito pensionistico, erogato dall’INPS ma con soldi delle banche, i lavoratori dovranno restituire quanto preso in anticipo con interessi e spese accessorie. Per i disabili, quelli con disabili a carico o per chi non ha lavoro ed ha terminato di percepire gli ammortizzatori sociali, l’APE diventa assistenziale. Tutto quello che percepisce nell’anticipo, lo restituirà alle banche lo Stato Italiano. Sono però necessari 30 anni di contributi versati. Anche per le maestre di asilo, edili, macchinisti di treni, conduttori di mezzi pesanti, facchini ed infermieri delle sale operatorie, cioè per chi svolge attività che verranno considerate pesanti, lo Stato si occuperà di pagare per loro conto le banche. In questo caso servono 36 anni di contributi. Una quarta via per l’APE è quella aziendale, un provvedimento parallelo al deludente part-time pensionistico prodotto dal Governo Renzi nella Stabilità 2016. In questo caso, se datore di lavoro e lavoratore, di comune accordo decidono di utilizzare l’APE, l’azienda si accollerà parte del debito che il lavoratore accetterà per andare in pensione.