Lavoratori in trasferta e trasfertisti: indennità e rimborsi
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8 Ott 2016
 
L'autore
Noemi Secci
 


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Lavoratori in trasferta e trasfertisti: indennità e rimborsi

Trattamento di dipendenti e collaboratori  trasfertisti e in caso di trasferta: indennità, rimborsi, benefit, esenzione fiscale.

 

Le spese di trasporto, vitto e alloggio  e le indennità dei dipendenti che si spostano per lavoro godono di un particolare regime di esenzione fiscale, sia quando sono erogate delle indennità per far fronte a questi costi, sia quando i costi sono rimborsati dall’azienda. Bisogna però fare distinzione tra trasferta, trasfertisti e trasferimento: nel primo caso, lo spostamento del dipendente è temporaneo, mentre nel secondo il lavoratore è obbligato a prestare la propria attività lavorativa in sedi di lavoro sempre diverse; nel caso del trasferimento, infine, il lavoratore viene cambiato di sede. Inoltre, bisogna distinguere i casi in cui, a fronte della trasferta, viene erogata un’indennità sostitutiva delle spese di viaggio, vitto e alloggio, dai casi in cui i costi inerenti sono rimborsati analiticamente e, ancora, dai casi in cui sono erogati sia indennità che rimborsi analitici, in quanto cambia il trattamento fiscale.

Ma andiamo per ordine e vediamo di quali vantaggi  può godere il dipendente in caso di trasferta ed il dipendente trasfertista.

 

 

Trasfertisti: quali vantaggi

Come appena esposto, il dipendente trasfertista è colui che è obbligato, contrattualmente, a prestare la propria attività in sedi di lavoro sempre diverse: in pratica, questo lavoratore non ha una sede fissa indicata nel contratto di lavoro e le modalità di svolgimento della sua attività richiedono continui spostamenti. Sono tali, ad esempio, gli operai edili, i collaboratori scientifici, gli installatori di ascensori, gli addetti di un’impresa di impianti elettrici, gli autisti di linea extraurbana.

Il dipendente è compensato, per questo disagio, con un’indennità o una maggiorazione della paga, che risulta dovuta a prescindere dall’effettività degli spostamenti: in parole semplici, questi emolumenti aggiuntivi sono dovuti in misura fissa e il loro ammontare dipende da quanto stabilito nel contratto collettivo applicato.

Secondo la normativa fiscale [1] le indennità e le maggiorazioni di retribuzione dovute ai trasfertisti non concorrano a formare il reddito imponibile in misura pari al 50% del loro ammontare: in pratica, la metà delle indennità e delle maggiorazioni è esente dalle imposte.

 

 

Trasferta

La normativa fiscale tratta in maniera differente, invece, l’indennità di trasferta, dovuta quando il dipendente ha, da contratto, una sede fissa ma viene fatto spostare temporaneamente.

In particolare, per gli spostamenti in Italia l’indennità di trasferta è esente sino al limite giornaliero di:

  • 46,48 euro, se vengono rimborsate a parte le sole spese di viaggio;
  • 30,99 euro, se vengono rimborsate a parte le spese di viaggio assieme alle spese o di vitto o di alloggio;
  • 15,49 euro, se vengono rimborsate a parte le spese di viaggio assieme alle spese di vitto e di alloggio.

Per gli spostamenti all’estero l’indennità di trasferta è esente sino al limite giornaliero di:

  • 77,47 euro, se vengono rimborsate a parte le sole spese di viaggio;
  • 51,65 euro, se vengono rimborsate a parte le spese di viaggio assieme alle spese o di vitto o di alloggio;
  • 25,82 euro, se vengono rimborsate a parte le spese di viaggio assieme alle spese di vitto e di alloggio.

Le indennità e i rimborsi per gli spostamenti in Italia non sono imponibili soltanto se lo trasferta avviene al di fuori del Comune di residenza.

 

 

Spese di trasporto: mezzi pubblici e auto aziendale

Se, invece, l’azienda rimborsa al dipendente le spese di trasporto con i mezzi pubblici, queste non sono imponibili nemmeno per gli spostamenti all’interno del Comune, secondo quanto disposto dal Testo Unico Imposte sui Redditi [2], purché adeguatamente documentate.

Se, per lo spostamento al di fuori della sede di lavoro, al dipendente è assegnata un’auto, questa non costituisce reddito,  se  assegnata esclusivamente per uso lavorativo.

Se l’utilizzo è sia lavorativo che personale, l’auto aziendale costituisce reddito per il 30% del costo chilometrico annuo stabilito dalle tabelle ACI per lo specifico  veicolo, secondo una percorrenza media di 15.000 chilometri.

Per quanto riguarda il carburante, se ci si sposta al di fuori del comune sede di lavoro la spesa è già compresa nella voce di rimborso del costo chilometrico risultante dalle tabelle ACI; un eventuale rimborso spese ulteriore rispetto a quello chilometrico è interamente imponibile, fiscalmente e previdenzialmente (in pratica i contributi previdenziali sono calcolati anche su quell’importo).

All’interno del proprio comune, le spese per il rifornimento di carburante rimborsate sono sempre assoggettate a contribuzione.

 

 

Rimborsi ai collaboratori

La stessa disciplina relativa alle indennità e ai rimborsi per la trasferta si applica anche se il lavoratore non è un dipendente dell’azienda, ma un collaboratore. Se la sede di lavoro è individuata nell’abitazione del collaboratore, questi ha diritto al rimborso chilometrico se si sposta in un Comune differente.

 


[1] Art. 51 Co.6 Tuir.

[2] Art. 51, Co. 5, TUIR.

 


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