Diritti e tutele durante le indagini su un reato
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7 Ott 2016
 
L'autore
Maura Corrado
 


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Diritti e tutele durante le indagini su un reato

Chi denuncia un reato o chi ne è vittima viene tutelato dalla legge fin dalle prime fasi del processo, già durante le indagini. Vediamo quali sono i diritti previsti.

 

Colui che denuncia un reato e chi ne è vittima viene tutelato dalla legge fin dalla fase iniziale, già nel corso delle indagini. Vediamo come.

 

 

Diritti durante le indagini: come e dove si può denunciare un reato?

Per prima cosa è bene sapere in che modo e dove un soggetto può sporgere denuncia: a tal fine ci si può recare presso l’ufficio del pubblico ministero (si tratta di quell’organo della giustizia che si occupa di vegliare sull’applicazione della legge e si trova presso la Procura della Repubblica) o presso ogni stazione della Polizia di Stato o dei Carabinieri, presso la Guardia di Finanza o la Polizia municipale.

 

 

Diritti durante le indagini: posso seguire la procedura dopo la denuncia?

Una volta denunciato il reato, le forze dell’ordine daranno una copia della denuncia che deve includere il numero di protocollo (P.N.). Grazie a questo numero, colui che ha fatto la denuncia, può semplicemente telefonare agli uffici delle forze dell’ordine stesse per avere  maggiori informazioni relative allo stato del procedimento.

 

La tutela è ancor più rafforzata considerando che la denuncia fatta alle forze dell’ordine viene trasmessa all’ufficio del pubblico ministero ed iscritta nel cosiddetto registro delle notizie di reato. I registri in questione sono custoditi separatamente presso ogni Procura della Repubblica, in ogni città. Le persone offese sono, pertanto, titolari del diritto di richiedere informazioni su quanto in esso indicato, con riferimento ad eventuali aggiornamenti dell’iscrizione ma anche in merito all’identificazione del sospettato.

 

 

Diritti durante le indagini: come posso parteciparvi attivamente?

Le indagini preliminari sono quella fase del processo che precede l’udienza preliminare ed il giudizio vero e proprio: in pratica, si tratta del momento iniziale del procedimento penale, nel corso del quale vengono raccolte tutte le informazioni necessarie per capire se il reato si è verificato, chi lo ha commesso e in che modo.

 

Colui che ha sporto denuncia può essere coinvolto nell’indagine preliminare in vari modi:

  • può rendere dichiarazioni alla polizia giudiziaria o al pubblico ministero sia nel caso in cui sia convocata per rispondere a delle domande sia su sua spontanea iniziativa;
  • può rendere dichiarazioni alla polizia giudiziaria, al pubblico ministero, al giudice delle indagini preliminari nel corso dell’incidente probatorio. Di cosa si tratta? Quando ci sono fondati motivi di ritenere che il denunciante, nel corso del futuro procedimento, possa essere sottoposto a minacce, intimidazione, rischio di morte o di perdita della memoria e in tutti i casi in cui sia necessario assicurare una raccolta anticipata delle prove, può essere chiamato dinanzi al giudice per la raccolta delle prove in una udienza che precede il processo: l’incidente probatorio, appunto. Le dichiarazioni rese in questa fase saranno considerate prove a tutti gli effetti nel successivo processo.

 

Si può anche richiedere al pubblico ministero di raccogliere alcune prove mediante l’incidente probatorio, ma egli non è tenuto ad accogliere tale richiesta: se decide negativamente in merito dovrà emettere un decreto motivato di rigetto che andrà notificato proprio al richiedente. Al contrario, quest’ultimo ha il diritto di essere informato della data dell’eventuale incidente probatorio due giorni prima della data prevista, tramite notificazione. Dopo aver ricevuto tale notifica, si può accedere a parte del fascicolo delle indagini e alle precedenti dichiarazioni rese dal soggetto la cui testimonianza sarà assunta nell’incidente probatorio;

  • nel caso in cui, all’atto di querela o successivamente, si sia fatta una richiesta in tal senso, ha diritto di ricevere notifica della proroga delle indagini;
  • ha il diritto di presentare memorie al giudice delle indagini preliminari e di fornire indicazioni sulle prove rilevanti;
  • ha il diritto di svolgere una sua indagine di parte, denominata investigazione difensiva, tramite un consulente o un investigatore privato incaricato di raccogliere prove rilevanti (dichiarazioni o informazioni, documenti della pubblica amministrazione, ecc…). I risultati di tale investigazione possono essere utilizzati come prove anche nei procedimenti speciali (come il rito abbreviato o l’applicazione della pena su richiesta delle parti/patteggiamento) esattamente come le prove raccolte dalla pubblica accusa, cioè dal pubblico ministero.

 

Al contrario, chi ha sporto denuncia, non è tenuto a provare alcun elemento del reato, potendo solo, se lo vuole, indicare temi di prova importanti per il giudice ai fini della decisione.

Resta fermo, inoltre, il diritto di accedere al registro delle notizie di reato e agli altri specifici atti di indagine che lo riguardano o che sono stati esercitati su cose o luoghi di sua proprietà (perquisizioni, sequestri, ecc…).

 

 

Diritti durante le indagini: e se sono vittima?

Al momento della denuncia/querela o in un momento successivo, si può chiedere di essere puntualmente informato:

  • sulla decisione del pubblico ministero di chiedere l’archiviazione del caso;
  • sulla decisione del pubblico ministero di richiedere la proroga del termine delle indagini;
  • sull’identità (nome e cognome) dell’indagato e il relativo titolo di reato, sempre che non siano informazioni riservate o coperte da segreto, nei procedimenti per i reati più gravi (mafia, terrorismo, traffico di esseri umani, traffico di armi, ecc…). In questi casi, le informazioni sono fornite attraverso un servizio di notificazione.

 

La vittima del reato riceve una notificazione postale quando certi atti importanti di indagine sono svolti (come le perquisizioni, i sequestri, gli interrogatori dell’indagato, ecc…) e, in generale, deve essere informata del diritto di nominare un difensore quando deve essere compiuto un atto di indagine a cui il difensore ha diritto di assistere.

 

Può, inoltre, presentare una richiesta al registro delle notizie di reato per essere informato sullo stato dell’iscrizione e l’identità dell’indagato. L’ufficio del pubblico ministero può, tuttavia, disporre il segreto su tali informazioni:

  • per un periodo non superiore a 3 mesi, per esigenze relative alla segretezza delle indagini, o
  • indefinitamente, fino alla conclusione delle indagini preliminari, per reati gravi come in caso di sequestro a scopo di estorsione, crimini di mafia, terrorismo, ecc…

 

 

Diritti durante le indagini: e se sono testimone?

È possibile, poi, che nel corso delle indagini il soggetto che ha sporto denuncia sia chiamato a rendere una dichiarazione in qualità di persona informata sui fatti: praticamente, viene ascoltato come testimone potenziale, in grado di riferire circostanze utili ai fini della ricostruzione del fatto e dell’individuazione del colpevole.

 

Si dovrà, quindi, presentare alla polizia giudiziaria e/o al pubblico ministero per riferire ciò che sa. Il rifiuto è ammesso nel caso in cui si sia un prossimo congiunto del sospettato o se da ciò che si afferma possa derivare un procedimento penale nei suoi confronti. Non solo: ci si può rifiutare di rispondere alle domande che indurrebbero a rivelare un segreto professionale a cui si è tenuti in ragione della propria arte o professione.

 

 

Diritti durante le indagini: e se il testimone vuole restare anonimo?

Il testimone, nel corso dell’ascolto, può beneficiare di diverse misure protettive. Per esempio, il volto può essere schermato. Si tratta di un accorgimento adottato soprattutto soggetti minorenni vittime di abusi sessuali. Si può ricorrere alla videoregistrazione o essere affiancati da uno psicologo.

 

Diritti durante le indagini: e se sono un minorenne?

Nel caso di soggetti minorenni, si ha una tutela diversificata a seconda dell’età:

  • se il minore ha meno di 14 anni o è affetto da disturbi psichici, la denuncia/querela deve essere sottoscritta anche dai genitori o da un tutore (un rappresentante del minore), incaricato dai genitori o da un giudice;
  • se il minore ha meno di 18 anni (ma più di 14), può compilare autonomamente la denuncia/querela e i membri della famiglia possono presentarla anche contro la sua volontà. Quando i genitori o il tutore non sono disponibili, la denuncia/querela può essere presentata anche da un curatore: nella maggior parte dei casi si tratta di un avvocato nominato nel caso ci si conflitto di interesse tra il minore e i suoi genitori;
  • se il minore ha meno di 16 anni, può essere sentito nel corso dell’incidente probatorio alla presenza del giudice per le indagini preliminari, di fronte al pubblico ministero e all’avvocato difensore.

 

Diritti durante le indagini: posso ricevere assistenza legale gratuita?

L’assistenza legale è garantita tramite difensori d’ufficio ma di regola non è gratuita: la difesa d’ufficio, infatti, spetta a chi, indipendentemente dal reddito, sia stato citato in giudizio in un processo penale ma non abbia ancora provveduto a nominare un proprio legale di fiducia per farsi difendere.

 

Le persone non abbienti (il cui reddito non superi 11.369,24 euro) o vittima di stalking, di maltrattamenti in famiglia oppure di mutilazioni genitali hanno diritto al gratuito patrocinio, ottenendo la nomina di un avvocato e la sua assistenza a spese dello Stato, purché le sue pretese non risultino manifestamente infondate.

 

 

Diritti durante le indagini: e se sono in pericolo?

Se il soggetto che sporge denuncia ritiene di essere in pericolo, può essere posto sotto scorta dalle forze dell’ordine.

Inoltre, come precedentemente detto, il viso e la voce possono essere occultati al momento della testimonianza o si può essere sentiti tramite un incidente probatorio.

 

Diritti durante le indagini: quali sono quelli dell’indagato?

L’indagato ha diritto di essere informato a sua richiesta se è instaurato un procedimento penale a suo carico, fermo restando che il pubblico ministero può disporre la secretazione delle indagini per un periodo non superiore ai 3 mesi se si tratta di reati comuni; per i reati di maggiore allarme sociale (come nel caso di terrorismo), invece, non possono essere mai fornite informazioni all’indagato al fine di evitare un pregiudizio alle indagini.


 


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