Truffa sul conto corrente online: quale tribunale competente?
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9 Set 2016
 
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Truffa sul conto corrente online: quale tribunale competente?

Bonifico bancario: la competenza territoriale si determina sulla base del luogo ove ha sede la banca che ha ricevuto il denaro.

 

Sei stato oggetto di una truffa telematica e, dal tuo conto, è partito un ordine di bonifico verso un altro conto corrente senza che tu lo volessi davvero? Qualcuno ha prelevato indebitamente dal tuo deposito bancario delle somme e le ha accreditate su una carta di credito ricaricabile? In questi casi, a decidere la controversia tra te e il truffatore non sarà il giudice del luogo ove tu risiedi, ma quello dove ha sede la banca che ha ricevuto il denaro. A chiarire questa importante regola di competenza territoriale (in gergo tecnico viene detto “foro competente”) è la Cassazione [1].

 

Stabilire la competenza territoriale del giudice è un passo molto importante perché l’eventuale violazione delle regole disposte dal codice di procedura (civile o penale, a seconda dei casi) può portare alla nullità dell’intero processo. Nel caso, però, del processo penale, la scelta non viene fatta, fortunatamente, dalla vittima del reato poiché quest’ultima si può limitare a presentare una querela presso la più vicina stazione dei Carabinieri o (in questo caso) anche presso la polizia postale: saranno poi le autorità a radicare la competenza presso il tribunale corretto. In ogni caso, chi subisce la truffa deve sapere che l’intero processo si sposterà: egli non giocherà più “in casa” (il che renderebbe anche più facile la scelta dell’avvocato, riducendo i costi di trasferta di quest’ultimo e, in definitiva, la parcella finale), ma il tutto si svolgerà in una città diversa (sempre che, ovviamente, la banca del truffatore dei soldi si trovi altrove).

 

Per definire la competenza territoriale del giudice è necessario verificare il momento e il luogo in cui viene conclusa l’azione truffaldina, ossia quando il reato si perfeziona. Ebbene, secondo la Cassazione, in caso di truffa commessa attraverso pagamenti effettuati tramite bonifico bancario, il reato si consuma nel momento in cui, sul conto corrente del colpevole, transitano i soldi della vittima e non con la semplice, precedente, disposizione di pagamento da parte della vittima. Per cui, ai fini della competenza territoriale, bisogna guardare alla sede della banca presso cui il truffatore ha il conto.

 

Si legge infatti in sentenza che, “ai fini della consumazione del reato di truffa, è necessario che il profitto dell’azione truffaldina entri nella sfera giuridica di disponibilità dell’agente, non essendo sufficiente che esso sia fuoriuscito da quella del soggetto passivo (…). Il consolidamento dell’operazione in capo al soggetto attivo (…) avviene solo nel momento in cui la somma di denaro bonificata viene accreditata sul conto corrente del destinatario, con conseguente e successivo addebito sul conto corrente dell’ordinante che ne perde definitivamente la disponibilità”. Prima di questo momento, invece, “la semplice disposizione impartita all’istituto bancario, non consolidando l’operazione, non comporta alcuna consumazione del reato, posto che il soggetto attivo non ha ancora acquisito la valuta”.

 

È a tutti noto, del resto, che “nel bonifico bancario il momento dell’ordine di pagamento impartito alla banca da parte della persona offesa non è contestuale a quello della ricezione della somma da parte del destinatario, avendo il denaro, oggetto dell’operazione bancaria, come destinazione un conto corrente diverso da quello dell’ordinante, acceso presso la banca del destinatario in luogo che può essere differente e potendo, il bonifico bancario, essere revocato dall’ordinante nelle more della transazione impedendo al reato di giungere a consumazione”.


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. Feriale Penale, sentenza 30 agosto – 8 settembre 2016, n. 37400
Presidente Fumo – Relatore Pellegrino

Ritenuto in fatto e considerato in diritto

1. Con sentenza in data 19 febbraio 2016, la Corte d’appello di Bologna, confermava la pronuncia resa in primo grado dal Tribunale di Ferrara in data 22 maggio 2012 con la quale F.A.P. era stato condannato alla pena di anni due, mesi otto di reclusione ed Euro 800,00 di multa per il reato di truffa aggravata, oltre al risarcimento del danno.
2. Avverso detta sentenza, nell’interesse di F.A.P. , viene proposto ricorso per cassazione lamentandosi nullità della stessa per inosservanza ed erronea applicazione dell’art. 8 cod. proc. pen..
3. Il ricorso è fondato.
4. Come è noto, secondo il costante insegnamento della giurisprudenza di legittimità, il momento consumativo del delitto di truffa, anche agli effetti della competenza territoriale, è quello dell’effettivo conseguimento dell’ingiusto profitto, con correlativo danno alla persona offesa, e tale momento si verifica all’atto dell’effettiva prestazione del bene economico da parte del raggirato, con susseguente passaggio dello stesso nella sfera di disponibilità dell’agente (Sez. 1, n. 3869 del 30/05/1997, Petrone e altri, Rv. 207988; nello stesso

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[1] Cass. sent. n. 37400/16.

 

Autore immagine: Pixabay.com

 


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