Tirocinio e praticantato: le differenze con il lavoro dipendente
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8 Ott 2016
 
L'autore
Noemi Secci
 


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Tirocinio e praticantato: le differenze con il lavoro dipendente

Tirocinio formativo e d’orientamento, curricolare ed extracurricolare, per disabili e di reinserimento, pratica professionale: quali differenze col rapporto di lavoro subordinato?

 

Il tirocinio, conosciuto anche come stage, non può essere considerato un contratto di lavoro “elastico”, in quanto non è un rapporto di lavoro, nè subordinato, né parasubordinato o autonomo. Si tratta invece di un periodo di formazione, orientamento o riqualificazione che si svolge all’interno di un’azienda o di uno studio professionale: il professionista o l’impresa, in pratica, costituiscono solo il soggetto ospitante, in quanto ospitano il tirocinante all’interno della loro organizzazione perché possa apprendere un determinato mestiere e orientarsi nel mercato del lavoro.

Nel tirocinio non esiste dunque alcun datore di lavoro, ma le parti di questo particolare rapporto sono tre: il tirocinante, il soggetto ospitante (professionista, azienda, associazione o altro ente) e l’ente promotore, cioè il soggetto che promuove lo stage (può essere, ad esempio, l’università o il centro per l’impiego).

Ad ogni modo, il tirocinio non ha un’unica forma di rapporto, ma si concretizza in diverse tipologie con regole differenti, dal tirocinio curricolare a quello di reinserimento, dal tirocinio formativo alla pratica professionale: vediamole insieme.

 

 

Tirocinio formativo e di orientamento extracurricolare

Il tirocinio formativo e di orientamento extracurricolare è quello comunemente conosciuto come tirocinio per neolaureati o neodiplomati.

Si tratta di un contratto finalizzato alla formazione ed all’orientamento professionale, della durata massima di 6 mesi (in determinate ipotesi prorogabile per altri 6 mesi).

Per attivare questa tipologia di tirocinio è necessaria una convenzione tra l’ente che promuove lo stage ed il soggetto che ospita il tirocinante (impresa, ente, associazione o studio professionale): alla convenzione deve essere allegato un progetto formativo specifico, che deve essere rispettato da azienda e stagista. Al tirocinante viene poi assegnato un tutor interno all’ente ospitante, nonché un referente all’interno dell’ente promotore. Il tirocinante, per questa tipologia di stage, ha diritto al rimborso spese minimo.

Vi sono, inoltre, ulteriori precise regole da seguire:

  • non è possibile attivare un tirocinio per le mansioni che non necessitano di una formazione preliminare;
  • non è possibile utilizzare un tirocinante per sostituire dipendenti assenti per malattia, maternità o ferie, né per sostituire i lavoratori stagionali nei periodi di maggiore produttività;
  • il numero dei tirocinanti in azienda è limitato: le imprese sino a 5 dipendenti, difatti, possono avere un solo stagista, le imprese tra.6 e 20 dipendenti non più di 2, le imprese oltre i 20 dipendenti sino al 10% dell’organico.

 

 

Tirocinio curriculare

Il tirocinio curricolare è un contratto finalizzato all’apprendimento ed alla formazione degli studenti ed è attivabile durante un percorso di studi. Per questo motivo, il tirocinio curricolare può essere sottoscritto solo da studenti delle scuole superiori, dell’Università, o di scuole o corsi di specializzazione convenzionati con enti pubblici.

Questo tipo di stage non dà solitamente diritto a rimborsi spese (salvo previsioni di miglior favore anche all’interno della convenzione), ma attribuisce dei crediti formativi allo studente: il numero di crediti riconosciuti deve essere indicato nella convenzione tra il soggetto ospitante e l’Ente promotore; in particolare, l’Ente promotore, che riconosce i crediti formativi, deve essere un’Università o un diverso istituto.

 

 

Tirocinio di reinserimento o inserimento lavorativo

Il tirocinio di inserimento lavorativo, o di reinserimento, è rivolto a disoccupati o inoccupati, compresi i lavoratori in mobilità, in cassaintegrazione o trattamento d’integrazione salariale in genere: questo tipo di rapporto, che non può durare più di 12 mesi, è finalizzato a evitare l’espulsione dei lavoratori dal mercato del lavoro, grazie alla formazione e alla riqualificazione. La disciplina dei contratti varia da regione a regione. Spesso sono previsti fondi pubblici per erogare un’indennità ai tirocinanti: per conoscere quelli eventualmente pubblicati nel proprio territorio, bisogna sempre far riferimento al portale della propria regione, perché gli avvisi sono pubblicati a livello locale anche quando fanno parte di un unico progetto nazionale.

 

 

Tirocinio per soggetti svantaggiati

Una particolare tipologia di tirocinio è dedicata ai soggetti svantaggiati, come tossicodipendenti, alcolisti, soggetti con problemi psichiatrici e condannati a misure alternative di detenzione. In questo caso, lo stage è finalizzato al recupero psicologico di queste persone ed al loro reinserimento nella società e nel mercato lavorativo. Lo stage non può durare oltre 12 mesi. Anche in questi casi sono spesso previsti dei bandi per accedere all’erogazione dell’indennità da parte di enti pubblici.

Tra i tirocini dedicati ai soggetti svantaggiati ci sono anche quelli promossi a favore degli immigrati e finalizzati alla loro integrazione ed inserimento nella società: spesso questa tipologia di stage è legata ai decreti flussi, cioè ai decreti coi quali si consente il regolare ingresso di extracomunitari nel nostro paese.

 

 

Tirocinio per disabili

Dedicati ugualmente a soggetti svantaggiati, ma facenti parte di una categoria autonoma, sono i tirocini di formazione e orientamento in favore di disabili. In particolare, questi tirocini sono distinti in tre gruppi:

  • convenzione di inserimento lavorativo;
  • convenzione di integrazione lavorativa;
  • convenzione di programma.

La durata massima di questa tipologia di stage è di 24 mesi. Nella tipologia più utilizzata, la convenzione di inserimento lavorativo, il soggetto ospitante prepara i tirocinanti al lavoro in vista dell’assunzione presso un’azienda.

 

 

Pratica professionale

La pratica professionale , o tirocinio per l’accesso alle professioni regolamentate, è disciplinata dalla normativa di settore dei differenti ordini professionali. I rimborsi spese sono a discrezione dello studio ospitante e non obbligatori.

Fatta eccezione per le professioni sanitarie, come stabilito dal decreto Cresci Italia [1], la durata del tirocinio previsto per l’accesso alle professioni regolamentate non può superare 18 mesi;  per i primi 6 mesi può essere svolto, in presenza di un’apposita convenzione quadro stipulata tra i consigli nazionali degli ordini e il Ministro dell’istruzione, università  e ricerca, in concomitanza col corso di studio per il conseguimento della laurea di primo livello o della laurea magistrale o specialistica. Analoghe convenzioni possono essere stipulate tra i Consigli nazionali degli ordini e il Ministro per la pubblica amministrazione e l’innovazione tecnologica per lo svolgimento del tirocinio presso enti pubblici, all’esito del corso di laurea.

 

 

Tirocinio e retribuzione

Secondo la recente legge di riforma che ha stabilito le linee guida sui tirocini [2], ai tirocinanti è dovuta, nella generalità dei casi, un’indennità minima di 300 euro mensili. Dall’obbligo delle indennità sono però escluse alcune tipologie di stage, come i tirocini curricolari (ad esempio quelli che servono per ottenere crediti formativi universitari), i tirocini a favore dei  disoccupati e la pratica professionale. Il rimborso minimo può comunque variare a seconda della Regione di appartenenza, perché la normativa di dettaglio è stabilita dalle singole Regioni; inoltre, quando il tirocinio è organizzato nell’ambito di un bando pubblico, l’indennità può essere posta direttamente a carico dell’ente organizzatore del progetto, esonerando da spese l’azienda ospitante (come è avvenuto di recente per i tirocini Garanzia giovani e per quelli del bando Flexicurity, che prevedevano voucher ai partecipanti erogati grazie a fondi pubblici).

 


[1] D.L. 1/2012.

[2] L. 148/2011.

 


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