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Lo sai che? Pubblicato il 9 settembre 2016

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Lo sai che? Assegno divorzile: si perde se il coniuge convive

> Lo sai che? Pubblicato il 9 settembre 2016

L’assegno di mantenimento non deve essere più versato al coniuge che forma una nuova famiglia, anche se di fatto.

È noto che il giudice che decide sulla domanda di divorzio oltre a sciogliere il rapporto matrimoniale può ordinare ad uno dei due ex coniugi di contribuire al mantenimento dell’altro, disponendo che gli versi mensilmente una somma denominata “assegno divorzile”.

 

 

A cosa serve questo assegno?

Il fine di questo provvedimento è quello di garantire all’ex coniuge che percepisce l’assegno lo stesso tenore di vita di cui godeva durante il matrimonio, compensandolo della perdita economica dovuta al divorzio.

Il problema che spesso si pone è il seguente: questo assegno deve essere versato all’ex coniuge anche quando questi, pur non risposandosi, inizia a convivere con un’altra persona, ad abitare con essa sotto lo stesso tetto e ad intraprendere una vera e propria vita in comune?

 

 

A che condizioni l’assegno non va versato a chi convive?

La risposta la troviamo nella recente elaborazione della giurisprudenza, la quale ritiene che in questi casi, a certe condizioni, l’assegno non debba essere più versato.

Già qualche anno fa la Cassazione aveva ritenuto che l’inizio di una nuova convivenza poteva determinare anche la fine del diritto a percepire l’assegno divorzile, visto che la convivenza si regge non solo su uno scambio affettivo, ma anche su un reciproco apporto economico [1].

Più di recente la Cassazione ha affrontato con maggiore chiarezza l’argomento [2], partendo dal presupposto che la prassi di non contrarre un nuovo matrimonio per continuare a godere dell’assegno divorzile non è tollerabile e non corrisponde alle finalità dell’assegno stesso.

Perciò, quando l’ex coniuge inizia un nuovo rapporto con un nuovo partner, e questo rapporto ha le caratteristiche della solidità e della stabilità, allora si crea una nuova famiglia (anche se di fatto) che estingue ogni legame con il tenore di vita che si godeva durante la precedente relazione.

Una nuova famiglia, cioè, che genera nuovi rapporti personali e patrimoniali e, dunque, è caratterizzata da un nuovo tenore di vita: la conseguenza è che in questi casi si perde il diritto all’assegno divorzile.

Ciò accade perché  l’aver volontariamente creato una stabile e costante unione di fatto costituisce un nuovo progetto di vita in comune, basato anche su considerazioni di tipo pecuniario, che rende equo superare ogni residuo legame con la precedente famiglia, fatti  ovviamente – salvi i diritti dei figli che all’interno di essa erano nati.

note

[1] Cass. sent. n. 17195/2011 del 11.08.2011.

[2] Cass. sent. n. 6855/2015 del 3.04.2015.

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