Come annullare un decreto ingiuntivo
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11 Ott 2016
 
L'autore
Maura Corrado
 


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Come annullare un decreto ingiuntivo

Annullare un decreto ingiuntivo è possibile solo opponendosi alla pretesa del creditore. Se il giudizio si conclude positivamente, il provvedimento in questione viene revocato.

 

 

Decreto ingiuntivo: a cosa serve?

Il decreto ingiuntivo è il provvedimento attraverso il quale il giudice competente, su richiesta del creditore di una certa somma di denaro, ingiunge (cioè ordina) al debitore di adempiere l’obbligazione e, quindi, di pagare una determinata somma o consegnare una determinata quantità di cose, ecc…, entro il termine di quaranta giorni dalla notifica. Lo stesso giudice avverte il debitore che entro lo stesso termine potrà proporre opposizione – contestando la richiesta che gli è stata fatta – e che, in mancanza, si procederà ad esecuzione forzata, in virtù della quale il diritto di credito del richiedente il decreto ingiuntivo verrà soddisfatto in modo coatto.

 

Una precisazione è d’obbligo: il credito per cui si richiede il provvedimento in questione deve essere:

  • certo, nel senso che il suo contenuto e i suoi limiti devono essere indicati nel decreto ingiuntivo o, comunque, la sua esistenza non può essere messa in dubbio;
  • liquido: il suo ammontare deve essere espresso in modo determinato e non generico;
  • esigibile, nel senso che può essere preteso senza porre condizioni o limiti di tempo.

 

Dunque, ad esempio, se l’avvocato Tizio non si vede corrisposta la parcella da parte del cliente Caio dopo avergli curato una causa, può rivolgersi al giudice per ottenere da Caio stesso quanto gli spetta tramite l’emissione di un decreto ingiuntivo.

 

Come si può comprendere, dunque, la sua funzione è quella di offrire al creditore uno strumento di tutela immediata che gli consenta di acquisire rapidamente un titolo per agire esecutivamente nei confronti del debitore, evitandogli così di dover attenersi ai tempi più lunghi del giudizio ordinario per vedere accertato il proprio credito.

 

 

Decreto ingiuntivo: come fare per annullarlo?

Una volta che gli viene notificato, il debitore che ritenga ingiusta la condanna, ha un solo modo per contestarla e per, ottenere – eventualmente la sua revoca: deve impugnare il decreto emesso nei suoi confronti e lo strumento che la legge mette a sua disposizione a tal fine è l’opposizione a decreto ingiuntivo [1].

Vediamo come procedere.

 

L’opposizione va proposta con atto di citazione (si tratta di quello in cui si espongono le proprie ragioni e si chiama in giudizio, invitandolo a presentarsi in udienza, il nostro “avversario”) davanti all’ufficio giudiziario che ha emesso il decreto nel termine di 40 giorni dalla notifica dell’atto in questione o in quello minore o maggiore fissato dal giudice.

La citazione in opposizione deve essere notificata al ricorrente presso il suo avvocato o, quando è stata effettuata la costituzione di persona, nella residenza o nel luogo in cui il ricorrente ha eletto domicilio [2].

 

In tale atto, il debitore deve indicare le ragioni per cui ritiene che il credito non sussista in tutto o in parte e  provare quanto egli sostiene. Facciamo alcuni esempi: se il decreto ingiuntivo è fondato su una fattura emessa da una impresa appaltatrice per la ristrutturazione di un immobile, si può proporre opposizione perché il corrispettivo richiesto per i lavori è eccessivo o perché le opere di ristrutturazione non sono state correttamente eseguite; se il decreto ingiuntivo è stato ottenuto da una Banca contro un proprio cliente per mancato pagamento di rate di un mutuo o da una finanziaria in relazione ad un contratto di leasing, si può proporre opposizione se gli interessi applicati sono usurari o le commissioni richieste illegittime.

 

All’esito del processo, se il giudice pronuncia una sentenza con la quale accoglie l’opposizione, il decreto ingiuntivo viene revocato: significa che le ragioni del debitore sono ritenute valide e che egli non dovrà provvedere al pagamento.

 

Può accadere che il decreto ingiuntivo sia provvisoriamente esecutivo: in pratica, il debitore viene obbligato a pagare immediatamente già alla notifica del decreto stesso (salta, quindi, il termine dei 40 giorni di cui abbiamo detto all’inizio). Se, proprio per questo motivo, il debitore che ha proposto l’opposizione ha già provveduto al pagamento, può ottenere la restituzione delle relative somme, facendone richiesta [3].

 

 

Decreto ingiuntivo: quando viene revocato?

Dunque, nel caso in cui l’opposizione del debitore venga accolta, il decreto ingiuntivo viene revocato. Ma quando si ha tale accoglimento?

I casi sono i seguenti:

  1. quando viene accertata l’insussistenza del diritto di credito avanzato dal creditore;
  2. quando il decreto ingiuntivo è nullo:
  3. per mancanza dei presupposti per la sua emissione (ad esempio, manca la forma scritta);
  4. per vizi di forma;
  5. in quanto inefficace, cioè quando non sia stato notificato entro i termini stabiliti previsti, 60 giorni dalla pronuncia se la notificazione è effettuata nel territorio nazionale, 90 giorni in tutti gli altri casi;
  6. perché il giudice che lo ha emesso è incompetente.

 

 

Decreto ingiuntivo: che succede se le parti trovano un accordo?

Nel caso in cui le parti riescano a trovare un accordo e a stabilire un piano di rientro della somma, si può procedere alla cancellazione del decreto ingiuntivo. Tale volontà dovrà essere formalizzata nero su bianco: in questo modo nessun’altra pretesa potrà essere avanzata nei confronti del debitore.


[1] Art. 645 cod. proc. civ.

[2] Art. 648 cod. proc. civ.

[3] Trib. Modena, sent. n. 1196 del 24.07.2012.

 


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