Da sottotetto a loft abusivo: legittimo viverci o affittarlo?
Lo sai che?
11 Set 2016
 
L'autore
Redazione
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore
 

Da sottotetto a loft abusivo: legittimo viverci o affittarlo?

La trasformazione abusiva del sottotetto in un appartamento piccolo, privo però di permesso e di autorizzazione al cambio d’uso, è illegittima.

 

Il sottotetto può essere un ambiente suggestivo e pittoresco in cui vivere, ma solo se si tratta di un locale comodo, non umido, dotato di tutti i servizi e, soprattutto, in regola con la legge: cosa, quest’ultima, che spesso non avviene, posta la cattiva abitudine di adibire spesso ad abitazione degli spazi irregolari, insalubri e per i quali non si è mai chiesto il cambio della destinazione d’uso. A cosa si va incontro in questi casi? Si può vivere in un sottotetto abusivo, ossia privo di permesso a costruire? A chiarirci la questione è una recente sentenza della Cassazione [1].

 

Anche se il proprietario ha fatto un lavoro all’interno del sottotetto, per trasformarlo in un appartamento completo, dotato di servizi igienici, di porta blindata, di spazio cottura e doccia, è sempre necessario pretendere il certificato che attesti la regolarità con gli strumenti urbanistici. Insomma, è necessario procedere al cambio di destinazione d’uso che attesti la trasformazione dell’area in questione da spazio di servizio a uso abitativo. Senza il permesso, vivere nell’appartamento può portare a rischi legali, anche con la possibilità di un eventuale blitz della Polizia municipale.

 

Occhio quindi a rivoluzionare il sottotetto condominiale trasformandolo da servizio a vero e proprio loft, con tanto di contratto di locazione. L’intera operazione è da considerarsi irregolare se manca il “permesso di costruire” che è necessario per poter modificare la “destinazione d’uso”. E ricordiamolo: la modifica della destinazione d’uso è necessaria anche quando i lavori si limitano ad essere eseguiti all’interno dell’appartamento. In caso contrario scatta la condanna per il proprietario per l’abuso posto in essere [2], mentre l’inquilino dovrà andare via.

 

Nel caso di specie il locale è risultato suddiviso in più ambienti (compreso il bagno), con una parete in cartongesso, arredato, munito di radiatori, di prese per corrente e televisive e punti luce, nonché di porta blindata e videocitofono. Ciò ha reso del tutto evidente “la modifica di destinazione d’uso”, che, ricordano i giudici, può concretizzarsi anche con “la realizzazione di sole opere interne”.


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. Feriale Penale, sentenza 30 agosto – 2 settembre 2016, n. 36563

Presidente Fumo – Relatore Mengoni

Ritenuto in fatto

Con sentenza del 5/2/2016, la Corte di appello di Bologna confermava la pronuncia emessa il 3/10/2014 dal Tribunale di Ravenna, con la quale A.B. era stato riconosciuto colpevole della contravvenzione di cui all’art. 44, comma 1, lett. b), d.P.R. 6 giugno 2001, n. 380, e condannato alla pena di 10 giorni di arresto e 5.600,00 euro di ammenda; allo stesso era contestato di aver effettuato – in assenza di permesso di costruire – la modifica della destinazione d’uso di un locale qualificato come spazio di servizio, trasformandolo in appartamento.

Propone ricorso per cassazione il B., a mezzo del proprio difensore, deducendo i seguenti motivi:

– violazione degli artt. 192, 530, 533, 535 cod. proc. pen.; vizio motivazionale (motivi nn. 1-2). La Corte di merito – al pari del primo Giudice – avrebbe ritenuto compiuta la modifica della destinazione d’uso, pur difettandone ogni prova o mero indizio; in particolare, non vi sarebbe alcuna certezza circa l’utilizzo «certo, effettivo e concreto» dell’immobile, così come modificato, né della consapevolezza – in capo al ricorrente – dell’avvenuta esecuzione delle

Mostra tutto

[1] Cass. sent. n. 36563/16 del 2.09.2016.

[2] Art. 44, comma 1, lett. b), d.P.R. 6 giugno 2001, n. 380.

 


richiedi consulenza ai nostri professionisti

 
 
Commenti