Cosa succede con il passaggio atti al pm
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22 Set 2016
 
L'autore
Sabina Coppola
 


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Cosa succede con il passaggio atti al pm

Quando gli atti arrivano al pubblico ministero egli svolge le indagini e poi decide se chiedere la punizione del colpevole (rinvio a giudizio) o, al contrario, l’archiviazione.

 

 

Hai presentato una querela e non sai che fine ha fatto?

Se ti stai chiedendo dov’è finita la querela che hai presentato ai carabinieri, non preoccuparti, certamente sarà stata trasmessa alla Procura della Repubblica.

Se non hai ancora avuto nessuna notizia è perché il pubblico ministero starà svolgendo le indagini per capire se i fatti che hai denunciato costituiscono un reato e se ci sono prove che la persona che hai denunciato sia colpevole.

In caso contrario, chiederà l’archiviazione del procedimento e, se tu ne hai fatto richiesta, sarai avvisato e potrai opporti chiedendo nuove indagini o direttamente la punizione del colpevole.

Ma andiamo per ordine e cerchiamo di capire chi è il pm e cosa succede dopo aver sporto querela.

 

 

Chi è il pm e quali atti riceve?

Il pm è il magistrato che svolge le funzioni di pubblico ministero: ha competenza civile, penale ed amministrativa, anche se in questo articolo ci soffermeremo solo su quella penale.

Il pm riceve, direttamente o attraverso gli agenti di polizia giudiziaria (pg), comunicazioni di eventuali illeciti (in particolare attraverso denunce, querele, referti) e li iscrive nel registro delle notizie di reato [1].

Nel caso in cui, nell’atto di denuncia, il reato sia attribuito ad un soggetto in particolare, anche il suo nome sarà iscritto nel registro delle notizie di reato ed immediatamente il pm si informerà sulla sua situazione familiare ed accerterà se ha avuto precedenti condanne e se ha procedimenti penali in corso [2].

 

 

Quali attività svolge il pubblico ministero?

Nel processo penale il pm rappresenta la pubblica accusa, ma la legge lo obbliga a svolgere tutte le indagini e le attività necessarie ad accertare la verità, anche quelle a favore del soggetto accusato (indagato) [3].

Precisamente, dopo aver ricevuto la notizia di reato, il pubblico ministero:

  • se non può aspettare il processo, perché c’è pericolo che la scena di un delitto possa essere modificata, avvisa la persona sottoposta alle indagini, la persona offesa (che di solito è il denunciante) ed i loro avvocati che nominerà un tecnico (consulente) e precisa quando e dove svolgerà gli accertamenti [4];
  • interroga le persone informate sui fatti sui quali sta indagando, per ottenere informazioni utili alla ricerca della verità [5];
  • effettua individuazioni fotografiche (che consistono nel mostrare al denunciante più fotografie per vedere se riconosce il colpevole) o individuazioni di persona (che consistono nel chiedere se riconosce qualcuno tra i vari soggetti che gli vengono mostrati dietro un vetro) [6];
  • sequestra le cose che ritiene essere oggetto del reato o collegate al reato e, se pensa che vi sia pericolo, chiede ad un giudice (giudice per le indagini preliminari) di arrestarlo (e lasciarlo in carcere o agli arresti domiciliari).

 

 

Cosa accade quando il pm finisce le indagini?

Quando il pm conclude le indagini può fare due cose.

Può chiedere il rinvio a giudizio (cioè la punizione del colpevole), indicando precisamente qual è l’accusa a suo carico, o chiedere l’archiviazione del procedimento.

Il pubblico ministero chiederà l’archiviazione:

  • se si convince che il fatto denunciato non è un reato;
  • se il reato non è stato commesso dal soggetto denunciato;
  • se, nel frattempo, il reato si è prescritto (cioè è scaduto il termine previsto dalla legge per poter procedere contro il colpevole);
  • se era necessaria una querela (che non c’è);
  • se il fatto denunciato è particolarmente tenue (si parla di archiviazione per «particolare tenuità del fatto»).

 

Il pm che decide di chiedere l’archiviazione deve avvisare della sua richiesta chi ha subito il danno derivante dal reato (persona offesa):

  • se questa ha chiesto espressamente di averne notizia;
  • se, pur non avendone fatto richiesta, il reato è rapina o abuso sessuale o altri simili («contro la persona»);
  • se l’archiviazione viene chiesta per tenuità del fatto.

La persona offesa ha dieci giorni di tempo per chiedere al giudice (con un’opposizione) di punire il colpevole anche se il pubblico ministero non vuole farlo.

 

 

 

Entro quanto tempo il pm deve decidere cosa fare?

Il pm dovrebbe decidere se chiedere l’archiviazione o il rinvio a giudizio entro sei mesi (al massimo un anno per i reati più gravi, tra i quali, ad es. l’associazione per delinquere, l’omicidio, la rapina e l’estorsione aggravate, il traffico di stupefacenti aggravato dall’ingente quantitativo, l’abuso sessuale) [7] ma può chiedere al giudice una proroga se, entro quel termine, non è ancora riuscito a trovare le prove che cercava [8].

In ogni caso, il termine massimo non deve superare i diciotto mesi (o i due anni per i reati più gravi): oltre quel termine tutto ciò che il pm scoprirà non potrà essere utilizzato in un processo.


[1] Art. 335 cod. proc. pen., Art. 109 disp. att. cod. proc. pen.

[2] Art. 110 disp. att. cod. proc. pen.

[3] Art. 358 cod. proc. pen.

[4] Art. 360 cod. proc. pen.

[5] Art. 362 cod. proc. pen.

[6] Artt. 213 e 361 cod. proc. pen.

[7] Art. 407, co. 2, lett. a) cod. proc. pen.

[8] Art. 406 cod. proc. pen.

 


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