Pensione Gestione separata e Commercianti, i contributi si sommano?
Lo sai che?
8 Ott 2016
 
L'autore
Noemi Secci
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore
 

Pensione Gestione separata e Commercianti, i contributi si sommano?

Pensione di vecchiaia e anticipata presso la Gestione separata: chi possiede contributi presso le altre casse dei lavoratori autonomi li può riunire?

 

I contributi previdenziali versati presso la Gestione separata dell’Inps non si possono ricongiungere con quelli accreditati presso altri fondi Inps, come le gestioni dei lavoratori autonomi (Artigiani, Commercianti, Coltivatori diretti…), ma possono essere totalizzati o cumulati.

In particolare, per riunire i contributi della Gestione separata (il fondo in cui confluiscono i versamenti dei lavoratori autonomi senza cassa, dei co.co.co. e dei voucher) e di altre gestioni, le opzioni utilizzabili sono due: totalizzazione e computo; ad essere preclusa è quindi la sola ricongiunzione, che consente di far confluire, a titolo oneroso, i contributi presso un unico fondo.

 

 

Pensione in totalizzazione nella Gestione separata

La pensione in totalizzazione consente, nel dettaglio, di ottenere un trattamento che costituisce la “somma” (anche se parlare di somma è improprio, in quanto ogni gestione liquida la quota di prestazione maturata esclusivamente presso la cassa stessa) di più pensioni maturate presso gestioni differenti.

I requisiti di età e contributivi per raggiungere la pensione in totalizzazione sono uguali per tutti gli enti previdenziali; per raggiungere il requisito contributivo si devono sommare i contributi presenti presso le diverse casse e considerare il loro totale, ma computando i contributi coincidenti una sola volta ai fini del diritto alla pensione. Ad esempio, se l’intero mese di settembre 2016 risulta pienamente coperto sia presso la Gestione separata che presso il Fondo pensione lavoratori dipendenti, ai fini del diritto conta un solo mese di contribuzione, mentre contano entrambe le contribuzioni ai fini della misura della pensione.

Nel dettaglio, i requisiti necessari per ottenere la pensione in totalizzazione sono i seguenti:

  • per la pensione di vecchiaia in totalizzazione, almeno 65 anni e 7 mesi di età, 20 anni di contributi e l’attesa di una finestra, a partire dalla data di maturazione dei requisiti, pari a 18 mesi;
  • per la pensione di anzianità in totalizzazione, 40 anni e 7 mesi di contributi, a prescindere dall’età e l’attesa di una finestra, a partire dalla data di maturazione dei requisiti, pari a 21 mesi.

Bisogna però considerare che la pensione in totalizzazione, di anzianità o di vecchiaia, non costituisce un trattamento unico, come accennato, in quanto ogni gestione liquida la quota maturata di propria competenza.

Inoltre, ogni quota è calcolata con il metodo interamente contributivo: si tratta di un sistema di calcolo fortemente penalizzante, che si basa sui contributi effettivamente accreditati nell’arco della vita lavorativa e non sulla media degli ultimi stipendi, come avviene per il metodo retributivo.

Il calcolo contributivo, che nella generalità dei casi si applica soltanto ai contributi maturati dal 1996 in poi (eccezion fatta per coloro che possiedono almeno 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995, che fruiscono del retributivo sino a tutto il 2011), con la totalizzazione si applica, invece, all’intera retribuzione.

Se, però, in una delle gestioni totalizzate si matura il diritto ad un autonomo trattamento di vecchiaia, il calcolo di quella quota non è contributivo, ma segue il sistema di computo proprio della gestione. Così, il trattamento sarà calcolato:

  • col sistema retributivo sino al 2011, poi contributivo, se l’assicurato possiede oltre 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995;
  • col sistema retributivo sino al 1995, poi contributivo (cosiddetto sistema misto), se l’assicurato possiede meno di 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995;
  • col sistema interamente contributivo solo se l’interessato non possiede contribuzione versata prima del 1996.

Bisogna precisare che le parti calcolate col sistema retributivo in totalizzazione non prevedono la rivalutazione delle retribuzioni.

La totalizzazione è preclusa se già si è titolari di un’autonoma pensione presso una qualsiasi gestione, anche se si vogliono sommare dei periodi contributivi maturati in casse diverse da quella in cui sia stata già liquidata una prestazione a favore del pensionato.

Si può invece chiedere la totalizzazione, come appena esposto, se in una gestione si ha diritto ad un autonomo trattamento che non è stato ancora liquidato, oppure se il trattamento già in liquidazione è una pensione ai superstiti o una prestazione estera.

La totalizzazione non è accessibile, infine, per chi fruisce dell’assegno d’invalidità o della pensione di vecchiaia risultante dalla conversione dell’assegno d’invalidità, mentre non è preclusa a chi percepisce la pensione d’inabilità, in quanto è possibile domandare la pensione d’inabilità in totalizzazione, secondo quanto previsto dalla normativa in materia [1].

 

 

Cumulo nella Gestione separata

La seconda possibilità di riunire i contributi versati presso altri fondi Inps, compresi quelli dei lavoratori autonomi (Artigiani e Commercianti, Lavoratori agricoli), alla Gestione separata, consiste nel computo.

Tramite il computo, o cumulo, è possibile far confluire gratuitamente la contribuzione accreditata presso le altre gestioni Inps nella Gestione separata, per ottenere un’unica pensione: nel caso in cui la contribuzione confluita dagli altri fondi si riferisca anche ad annualità che precedono il 1996, questa viene calcolata col sistema contributivo, anche se, restando nella gestione di appartenenza, sarebbe stato applicato il sistema retributivo.

Possono esercitare la facoltà di computo nella Gestione separata coloro che possiedono i seguenti requisiti:

  • anzianità contributiva inferiore a 18 anni, sino al 31 dicembre1995: valgono a tal fine tutti i contributi, compresi quelli volontari e figurativi;
  • anzianità contributiva complessiva pari ad almeno 15 anni, di cui almeno 5 posteriori al 31 dicembre 1995.

Non può essere effettuato il computo, invece, da coloro che non hanno contributi precedenti al 1996, in quanto il loro trattamento è già calcolato col solo metodo contributivo (cosiddetti “contributivi puri”), né dai cosiddetti “retributivi puri”, cioè coloro che possiedono più di 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995.

La facoltà di computo è utile per conseguire, presso la Gestione separata, i seguenti trattamenti:

  • pensione di vecchiaia;
  • pensione anticipata;
  • pensione di inabilità;
  • assegno ordinario di invalidità;
  • pensione indiretta ai superstiti;
  • pensione supplementare.

Ogni tipologia di trattamento ottenuta soggiace alla normativa prevista per i trattamenti della Gestione separata, a prescindere dalle annualità di contributi accreditate nelle altre casse. Vediamo ora, nel dettaglio, i requisiti per ottenere ciascuna delle prestazioni elencate:

  • pensione di vecchiaia: la pensione di vecchiaia, per gli iscritti alla Gestione separata che esercitano la facoltà di computo, può essere raggiunta in presenza dei seguenti requisiti:
    • 70 anni e 7 mesi d’età (sino al 31 dicembre 2018), ed almeno 5 anni di contributi (fermi restando i requisiti generali per accedere al computo, cioè almeno 15 anni di contributi, di cui 5 posteriori al 1996, ed almeno un contributo precedente al 1996, nonché un’anzianità contributiva al 31 dicembre 1995 inferiore a 18 anni);
    • oppure, in presenza degli stessi requisiti previsti per il raggiungimento della pensione di vecchiaia dei lavoratori autonomi: 66 anni e 7 mesi d’età per gli uomini e 66 anni e 1 mese per le donne; sono inoltre richiesti 20 anni di contributi (15 per i beneficiari della Deroga Amato), ed una pensione che superi di 1,5 volte l’importo dell’assegno sociale (fermi restando i requisiti appena esposti per l’accesso al computo).
  • pensione anticipata: la pensione anticipata con l’esercizio della facoltà di computo, per gli iscritti alla Gestione separata, può essere raggiunta in presenza dei seguenti requisiti (fermi restando i parametri per accedere al computo):
    • 63 anni e 7 mesi di età, stante il possesso di almeno 20 anni di contributi (esclusi i contributi figurativi), a condizione che l’ammontare mensile della pensione sia almeno pari a 2,8 volte l’assegno sociale;
    • 41 anni e 10 mesi di contributi per le donne, e 42 anni e 10 mesi per gli uomini;
  • pensione in salvaguardia: chi, esercitando la facoltà di computo, risulti possedere i requisiti ante Fornero validi per l’Opzione contributiva, alla data del 31 dicembre 2011, ha diritto alla Salvaguardia, in virtù del principio della Cristallizzazione dei requisiti; in pratica, può pensionarsi con le vecchie regole di età utili all’Opzione contributiva Dini [2] (57 anni sino al 31 dicembre 2007, 60 anni sino al 31 dicembre 2011), e con le regole di contribuzione previste per l’accesso al computo;
  • pensione supplementare: chi non raggiunge il diritto ad un’autonoma pensione nella Gestione separata, ma risulta titolare di un altro trattamento pensionistico, anche presso Gestioni non Inps, ha diritto ad una pensione supplementare al compimento dell’età di vecchiaia prevista per i lavoratori autonomi.

Anche a tale trattamento può essere applicata la facoltà di computo, fermi restando i requisiti per l’accesso all’Opzione contributiva Dini già illustrati, e considerando che non si possono contare i contributi che hanno già dato luogo alla pensione di cui il richiedente è titolare; oltre a tali requisiti, è necessario possedere i parametri previsti dalla legge per il tipo di pensione supplementare richiesta nella Gestione separata.

La prestazione, anche in quest’ultimo caso, decorre dal primo giorno del mese successivo alla presentazione della domanda e viene calcolato per intero col metodo contributivo.

 


[1] Art. 2, D.Lgs. n° 42/2006.

[2] L. 335/1995.

 


richiedi consulenza ai nostri professionisti

 


Download PDF SCARICA PDF
 
 
Commenti